Venerdì 27 Febbraio 2026 17:02
NTA del Piano Regolatore, quali regole per la città che cambia? Barbara Auleta
L’intervento introduttivo di Barbara Auleta, capogruppo AVS al II Municipio, al convegno di Alleanza Verdi
#uncategorized
leggi la notizia su Carteinregola

Screenshot
L’intervento introduttivo di Barbara Auleta, capogruppo AVS al II Municipio, al convegno di Alleanza Verdi Sinistra del 18 febbraio 2026
Le proposte di modifica alle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale, dopo circa quindici anni dalla loro approvazione, rappresentano un passaggio potenzialmente decisivo per il futuro assetto urbanistico di Roma. Dopo un periodo così lungo è evidente che le esigenze della città siano cambiate profondamente. È quindi legittimo, e in parte necessario, aggiornare il piano per adeguarlo alle nuove dinamiche sociali, economiche e ambientali, per semplificare le procedure e per chiarire alcune ambiguità applicative emerse nel tempo. Tra gli obiettivi dichiarati della riforma vi è senz’altro la semplificazione amministrativa, un allineamento alla normativa regionale e nazionale, l’incentivo alla rigenerazione urbana – soprattutto nelle periferie – il contenimento del consumo di suolo, recupero degli edifici degradati e aggiornamento della Carta per la Qualità.
Tuttavia, la riflessione che proponiamo oggi mette in evidenza anche rischi significativi che noi crediamo non possano essere ignorati.
A dicembre 2024 l’Assemblea Capitolina ha approvato la prima stesura delle Norme Tecniche di Attuazione. È seguita poi la fase delle osservazioni che Municipi, cittadini e associazioni hanno proposto e infine il testo tornerà in Assemblea Capitolina per la valutazione di queste osservazioni e la definitiva approvazione. Anche la Soprintendenza di Roma ha sollevato alcune criticità, ritenendo che «la trasformazione del tessuto della città sembra essere affidata all’iniziativa dei singoli, anche privati, e attraverso procedimenti edilizi puntuali e diretti che potrebbero delineare un nuovo sviluppo del territorio». Dice la Soprintendenza, le modifiche proposte si configurano come una variante generale al Piano e incidono in maniera sostanziale sulla tutela del paesaggio e della città storica.
Ora, siamo nella fase finale. Ci sarà l’ultimo passaggio in Aula, che però non può essere la ripetizione di quello precedente, ma deve tener conto delle osservazioni e proposte di correzione e modifica da parte di associazioni, esperti o anche di istituzioni importanti come la Soprintendenza. Per questo riteniamo necessario ritornare su alcuni punti che devono essere rivisti.
Gli ambiti che richiedono un approfondimento sono numerosi e centrali per il futuro della città: noi poniamo al centro della discussione 4 questioni, che sono:
1) L’art. 16 e le modifiche sulla Carta della Qualità, qui c’è stato un peggioramento rispetto alla proposta della Giunta, che delinea uno “svuotamento” perché dare valore prevalente non più alla Carta ma alle Norme di Tessuto permette ai privati di intervenire su tessuti medioevali, rinascimentali, o come i villini dei primi del 1900 che sono stati abbattuti provocando una giusta e generalizzata critica. La Carta vale a fissare gli interessi pubblici di tutela e salvaguardia dell’identità e della bellezza della nostra città; che non possono essere subordinati agli interessi privati. Per questo riteniamo, come sottolineato dalla stessa Soprintendenza, da associazioni, comitati, che questo articolo vada modificato riaffermando il prevalere della Carta.
2) L’art. 25 Tessuti Città Storica. Destinazioni d’uso. Di fronte al dilagare di affitti brevi, case vacanze, b&b, l’attuale norma introduce elementi positivi e rimanda alla definizione di appositi regolamenti al fine di limitare tali attività. Per questo è incongruente consentire di ampliare le attività ricettive non solo ai piani terra, ma anche in tutti gli altri piani in quegli edifici che già vedono una presenza al 70% di queste attività. Se l’obiettivo è salvaguardare la residenzialità questa scelta va in direzione opposta e va corretta. In attesa del regolamento bisogna scongiurare, come purtroppo spesso avviene, una corsa per aprire queste attività prima dei nuovi limiti, e la proposta che avanziamo e riteniamo urgente è che il Comune adotti un provvedimento di moratoria che blocchi l’attuale situazione.
3) L’art. 26 Tessuti medievali e città storica. Anche in questo caso rispetto alla proposta originaria della Giunta c’è stato un netto peggioramento. Si permette infatti alle attività commerciali di accorpare unità immobiliari, non solo della stessa unità edilizia ma anche in quelle adiacenti, passando dagli attuali 250mq a 1000 mq. Significa un ulteriore stravolgimento del tessuto urbano, sociale ed economico di aree che vanno invece tutelate nei caratteri architettonici, favorendo il commercio di prossimità non il contrario.
4) Infine, l’art. 45 Tessuti città consolidata. Il disagio abitativo è una delle questioni sociali più acute a Roma. Per farvi fronte il Comune ha deciso una serie di azioni, tra cui l’acquisto di immobili e appartamenti da enti pubblici e la ristrutturazione di immobili ad uso abitativo. Proprio per questo è contradditoria la decisione di ridurre dal 30%, come è attualmente, al 10% la quota di edilizia residenziale sociale derivante dai cambi di destinazione d’uso. Operazioni che generano significative valorizzazioni immobiliari per chi ne beneficia vanno restituiti in misura congrua alla collettività.
Poi c’è ancora molto altro, e per questo con l’aiuto dei nostri ospiti, che sono degli esperti, proveremo a sviluppare le questioni nodali.
27 febbraio 2026
Per osservazioni e precisazioni riguardanti i testi di Carteinregola scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
