Domenica 1 Marzo 2026 11:03
Le pillole di Polly: recensione di “L’idiota di famiglia” di Dario Ferrari
I ben informati dicono che il mestiere di traduttore sarà il primo a sparire per...
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I ben informati dicono che il mestiere di traduttore sarà il primo a sparire per colpa dell’I.A. Dopo che gli hanno comunicato la notizia, il primo pensiero di Igor è stato: “sempre la solita fortuna”.
Il suo lavoro, infatti, è di tradurre dall’inglese, e lo fa pure parecchio bene da quasi due decenni.
Che poi, la scelta della carriera di traduttore gli ha portato non pochi problemi. Non ultimo, la disapprovazione da parte del padre, che Igor ha soprannominato “Herr Professor” dai tempi in cui l’inflessibile genitore era un insegnante di Storia e Filosofia e infestava gli incubi degli studenti di Viareggio, la loro città. Lì, tutti conoscevano Herr come un convintissimo vetero-comunista, chiamato così per la sua severità intransigente, nonché come un russofilo della prima ora.
Inutile dire, quindi, che la scelta di Igor di tradurre soprattutto letteratura americana abbia procurato a Herr svariate frustrazioni al limite dello scompenso cardiaco, rendendo di fatto il rapporto con il frutto dei suoi lombi conflittuale come non mai.
“Poco male” – si consolava Igor – “tanto io vivo a Roma e lui a Viareggio e non ci incontriamo mai”.
“Poco male” – si consolava Igor – “tanto io vivo a Roma e lui a Viareggio e non ci incontriamo mai”.
Le cose, però, non vanno mai come ci si aspetta. Così, quando riceve la telefonata della sorella Ester, che gli comunica che Herr Professor sta diventando ingestibile a causa della demenza senile, Igor pianta baracca e burattini e decide di trasferirsi per qualche tempo a Viareggio per badare al padre.Dopo essere tornato nella casa dove è cresciuto, tuttavia, gli accade qualcosa che non si aspettava.
Assistere al declino del padre, trasformato dalla malattia da uomo dalla mente brillante a bambola di pezza, lo turba profondamente e lo mette davanti a un bivio: decidere se affrontare i suoi fantasmi una volta per tutte o continuare a sguazzare nel suo eterno fatalismo.
Assistere al declino del padre, trasformato dalla malattia da uomo dalla mente brillante a bambola di pezza, lo turba profondamente e lo mette davanti a un bivio: decidere se affrontare i suoi fantasmi una volta per tutte o continuare a sguazzare nel suo eterno fatalismo.
“L’idiota di famiglia” è la terza fatica di Dario Ferrari, scrittore viareggino docente di Storia e Filosofia al liceo Plinio Seniore, già ricercatore presso l’Università di Pisa.
L’autore è diventato noto al grande pubblico grazie al suo eccellente secondo romanzo, “La ricreazione è finita”; con “L’idiota di famiglia”, Ferrari è riuscito a ripetersi, mantenendosi all’altezza di quell’ottimo livello letterario.
La specialità dello scrittore è di affrontare argomenti seri con uno stile divertente ed ironico.
È proprio questo che fa nel romanzo, in cui sviluppa il tema della dissoluzione da vari punti di vista: quello di Igor, che sa che il suo mestiere sta per scomparire, così come una parte importante del suo passato, e quello di Herr, la cui personalità di acciaio, che niente sembrava poter scalfire, sta andando in frantumi.
L’altro punto centrale dell’opera è proprio il rapporto tra Herr Professor e Igor, un padre e un figlio che non sanno nulla l’uno dell’altro.
Ferrari, tuttavia, non si limita ad affrontare queste tematiche in modo incisivo ed attuale. Nell’opera, infatti, dà efficacemente voce ad un secolo sparito ma decisivo, il Novecento; tramite il meccanismo della storia nella storia, infatti, lo scrittore diverte il lettore con il racconto romanzato dei tre giorni della Repubblica di Viareggio del 1920.
Ferrari, tuttavia, non si limita ad affrontare queste tematiche in modo incisivo ed attuale. Nell’opera, infatti, dà efficacemente voce ad un secolo sparito ma decisivo, il Novecento; tramite il meccanismo della storia nella storia, infatti, lo scrittore diverte il lettore con il racconto romanzato dei tre giorni della Repubblica di Viareggio del 1920.
“L’idiota di famiglia”, dunque, è un’opera destinata a stupire il pubblico, che si meraviglierà rendendosi conto di aver letto un romanzo che lo ha divertito e al tempo stesso gli ha fornito svariati spunti di riflessione.
Federica Focà
