Domenica 1 Marzo 2026 10:03
NTA del PRG: quali regole per la città che cambia – Sandro Petrolati – capogruppo DEMOS
Pubblichiamo l’intervento di Sandro Petrolati – capogruppo DEMOS in Campidoglio, al convegno di Alleanza Verdi
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Pubblichiamo l’intervento di Sandro Petrolati – capogruppo DEMOS in Campidoglio, al convegno di Alleanza Verdi Sinistra del 18 febbraio 2026 “Norme tecniche per l’attuazione del PRG: quali regole per la città che cambia”[su gentile concessione del consigliere e degli organizzatori ]
Non sono un urbanista.
Non sono un giurista esperto di pianificazione.
Sono un medico che da sempre ama questa città.
La amo non per mestiere, ma per radici.
Mia madre era nata nel Rione Regola e Roma l’ho respirata nei racconti di casa, nelle piazze, nei cortili, nei palazzi che non sono solo muri, ma memoria.
Non entro nei dettagli tecnici dell’articolo 16 come farebbe uno specialista.
Però una cosa la capisco: quando si interviene sulle regole che governano la città storica, non si sta facendo un atto amministrativo qualunque.
Si sta toccando l’identità di Roma.
Capisco l’esigenza di semplificare. Roma ha bisogno di rigenerazione, di recuperare immobili abbandonati, di dare risposte abitative, di non essere paralizzata da procedure infinite. Ma semplificare non può voler dire perdere governo dei processi e quindi comprendo le preoccupazioni di Soprintendenza e Sovrintendenza sul ruolo della Carta per la Qualità.
La Carta non è un orpello burocratico: è la mappa dei valori della città.
Se la indeboliamo, rischiamo di scoprire troppo tardi che abbiamo perso qualcosa che non si può ricostruire.
Riguardo all’articolo 45, questo aspetto mi coinvolge ancora di più perchè tocca la drammatica situazione abitativa della città per tutta la fascia sociale più fragile: la quota di housing sociale nelle grandi ristrutturazioni: quello non è un dettaglio tecnico, è un presidio di equità urbana.
Se rigeneriamo senza garantire una percentuale reale di abitare accessibile, stiamo cambiando la composizione sociale della città. Avevamo chiesto di mantenere una quota al 20% come inizialmente previsto, ci si è fermata al 10% per ristrutturazioni oltre 8000mq; in discussione l’opposizione paventava che una quota troppo elevata potesse disincentivare l’imprenditoria ad investire. Penso sia necessario uno sforzo maggiore e più coraggio nello stabilire regole sulla rigenerazione che contemplino anche un equilibrio sociale
– sì alla semplificazione, ma non a scapito della tutela;
– sì alla rigenerazione, ma con equilibrio sociale;
– sì a regole più chiare, condivise con gli organi di tutela, per evitare conflitti e incertezze.
Non dobbiamo scegliere tra sviluppo e conservazione.
Dobbiamo scegliere qualità.
Io non parlo da tecnico.
Parlo da figlio di questa città.
E credo che chi amministra Roma abbia un dovere in più: fare trasformazioni all’altezza della storia e delle persone che la abitano.
Non sono un giurista esperto di pianificazione.
Sono un medico che da sempre ama questa città.
La amo non per mestiere, ma per radici.
Mia madre era nata nel Rione Regola e Roma l’ho respirata nei racconti di casa, nelle piazze, nei cortili, nei palazzi che non sono solo muri, ma memoria.
Non entro nei dettagli tecnici dell’articolo 16 come farebbe uno specialista.
Però una cosa la capisco: quando si interviene sulle regole che governano la città storica, non si sta facendo un atto amministrativo qualunque.
Si sta toccando l’identità di Roma.
Capisco l’esigenza di semplificare. Roma ha bisogno di rigenerazione, di recuperare immobili abbandonati, di dare risposte abitative, di non essere paralizzata da procedure infinite. Ma semplificare non può voler dire perdere governo dei processi e quindi comprendo le preoccupazioni di Soprintendenza e Sovrintendenza sul ruolo della Carta per la Qualità.
La Carta non è un orpello burocratico: è la mappa dei valori della città.
Se la indeboliamo, rischiamo di scoprire troppo tardi che abbiamo perso qualcosa che non si può ricostruire.
Riguardo all’articolo 45, questo aspetto mi coinvolge ancora di più perchè tocca la drammatica situazione abitativa della città per tutta la fascia sociale più fragile: la quota di housing sociale nelle grandi ristrutturazioni: quello non è un dettaglio tecnico, è un presidio di equità urbana.
Se rigeneriamo senza garantire una percentuale reale di abitare accessibile, stiamo cambiando la composizione sociale della città. Avevamo chiesto di mantenere una quota al 20% come inizialmente previsto, ci si è fermata al 10% per ristrutturazioni oltre 8000mq; in discussione l’opposizione paventava che una quota troppo elevata potesse disincentivare l’imprenditoria ad investire. Penso sia necessario uno sforzo maggiore e più coraggio nello stabilire regole sulla rigenerazione che contemplino anche un equilibrio sociale
– sì alla semplificazione, ma non a scapito della tutela;
– sì alla rigenerazione, ma con equilibrio sociale;
– sì a regole più chiare, condivise con gli organi di tutela, per evitare conflitti e incertezze.
Non dobbiamo scegliere tra sviluppo e conservazione.
Dobbiamo scegliere qualità.
Io non parlo da tecnico.
Parlo da figlio di questa città.
E credo che chi amministra Roma abbia un dovere in più: fare trasformazioni all’altezza della storia e delle persone che la abitano.
Sandro Petrolati
1 marzo 2026
per osservazioni e precisazioni sulla pubblicazione scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com
