Martedì 3 Marzo 2026 12:03
Roma: aggressione omofoba del 14 settembre, misure cautelari per tre minorenni
Tre 17enni sottoposti a misure cautelari per aggressione omofoba a Roma: i dettagli dell'operazione e le conseguenze per la vittima.
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Sono scattate le misure cautelari della permanenza in casa per tre 17enni ritenuti responsabili dell’aggressione omofoba avvenuta nella notte del 14 settembre 2025 in Corso Vittorio Emanuele II, a Roma.
L’ordinanza è stata eseguita dai carabinieri del Comando stazione Roma Piazza Farnese. Il provvedimento, emesso il 20 febbraio 2026 dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni, arriva al termine di un’articolata attività investigativa. I tre giovani erano già stati identificati e denunciati a piede libero dai carabinieri. La loro individuazione è stata resa possibile grazie a un incrocio di elementi investigativi: analisi delle telecamere di videosorveglianza della zona, accertamenti bancari sui pagamenti effettuati dal gruppo, approfondimenti sui social network, escussione di testimoni e precise individuazioni fotografiche.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la violenza sarebbe esplosa in maniera del tutto gratuita. La vittima, un ragazzo di 25 anni che stava rincasando da solo, è stata accerchiata dal gruppo. Uno dei minori gli avrebbe dapprima strappato e spezzato un ventaglio che teneva tra le mani, per poi sputargli in viso. Subito dopo, i tre lo avrebbero colpito ripetutamente con pugni al volto, alle costole e alla nuca. Quando il giovane è caduto a terra, sanguinante, gli aggressori avrebbero continuato a infierire, deridendolo e rivolgendogli pesanti insulti e minacce di matrice omofoba, prima di allontanarsi.
A seguito dell’aggressione, il 25enne ha riportato lesioni gravi: trauma cranio-facciale complicato, frattura delle ossa nasali e contusioni costali, con una prognosi iniziale di 20 giorni. Nel dicembre 2025 è stato inoltre formalmente accertato un disturbo post traumatico da stress, che ha comportato un’ulteriore prognosi di 30 giorni.
Nell’ordinanza, il Gip ha sottolineato la particolare gravità delle condotte, poste in essere con finalità di “mera sopraffazione e umiliazione della vittima”, evidenziando profili di pericolosità e una personalità “caratterizzata da evidente omofobia e incline al delitto” da parte degli indagati, già gravati da carichi pendenti per altri reati. Sebbene la Procura avesse richiesto il collocamento in comunità dei tre minori, il Giudice ha ritenuto di applicare la misura della permanenza in casa, con divieto di allontanarsi dalle rispettive abitazioni. La decisione mira a bilanciare la necessità di contenere il pericolo di reiterazione del reato con la salvaguardia delle esigenze educative dei giovani, ritenendo il contesto familiare attualmente idoneo ad assicurare il rispetto delle prescrizioni. I tre indagati sono stati affidati ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia. Il Tribunale ha infine rivolto un severo avvertimento: in caso di gravi o ripetute violazioni dell’obbligo di permanenza domiciliare, o di allontanamento ingiustificato, potrà essere immediatamente disposta la misura più afflittiva del collocamento in comunità.
