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Martedì 3 Marzo 2026 12:03

Guerra in Medio Oriente: in Libano oltre 30mila gli sfollati



Una serie di bombardamenti notturni hanno colpito il Paese nella notte del 2 marzo. Potenti raid nella periferia sud di Beirut e nella regione meridionale. Famiglie bloccate nel traffico per ore

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I dati diffusi dal governo libanese parlano di quasi 30mila persone costrette a lasciare le loro case dopo i bombardamenti notturni che lunedì 2 marzo hanno colpito il Libano. Lo staff locale della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) riferisce di oltre dieci potenti raid aerei contro la periferia sud di Beirut intorno alle 2.30, udite fino alla regione del Keserwan. Ulteriori attacchi hanno interessato il Libano meridionale e la Valle della Beqaa.

«Dopo mesi di attacchi israeliani quasi quotidiani, le tensioni sono aumentate quando Hezbollah ha rivendicato il lancio di missili verso Israele, provocando una risposta immediata e ponendo di fatto fine al fragile cessate il fuoco», ricordano da Acs. Da Israele sarebbero stati inviati avvisi di evacuazione a circa 50 villaggi, costringendo migliaia di famiglie a mettersi in viaggio. Il risultato: le autostrade in uscita dal Libano meridionale e dalla periferia sud di Beirut sono state rapidamente congestionate. E molte famiglie sono rimaste bloccate nel traffico per ore durante l’esodo,  fanno sapere dallo staff locale di Acs.

La fondazione pontificia mantiene aperti i canali di comunicazione con i partner ecclesiali locali, per valutare condizioni di sicurezza e bisogni umanitari urgenti. ««Missili sorvolano le nostre teste», dice da Saida il vescovo greco-melkita Elie Haddad. L’area non è stata ancora colpita direttamente ma le scuole pubbliche hanno accolto le famiglie sfollate e i centri parrocchiali stanno ricevendo coloro che fuggono dai bombardamenti. Più a sud, a Tiro, il vescovo greco-melkita Georges Iskandar riferisce ad Acs che le strutture ecclesiali stanno già accogliendo famiglie cristiane e stima che, qualora l’escalation continui, circa 800 famiglie della sua diocesi potrebbero aver bisogno di assistenza. «La gente è esausta – dichiara -; teme per i propri figli e per il proprio futuro; desidera una vita semplice e ordinaria: che un bambino possa andare a scuola senza paura, che un anziano possa dormire serenamente nella propria casa, che un padre e una madre possano lavorare con dignità per il pane quotidiano». Molti residenti della città restano per ora nelle loro abitazioni, aggiunge il vescovo maronita di Tiro Charbel Abdallah, ma i i cristiani dei villaggi di confine hanno iniziato a evacuare.

Nella Valle della Beqaa si sta replicando uno scenario simile a quello della guerra del 2024. Il vescovo maronita Hanna Rahme di Baalbek-Deir El Ahmar fa sapere che famiglie musulmane e cristiane provenienti da Baalbek stanno nuovamente cercando rifugio a Deir El Ahmar; molte sono le stesse che vi avevano trovato riparo durante il precedente conflitto. Le scuole pubbliche hanno riaperto per accogliere gli sfollati e anche la chiesa di San Nohra offre ospitalità. Nonostante i mezzi estremamente limitati, ribadisce, la Chiesa non abbandonerà chi è nel bisogno: «Sono il nostro popolo; ci prenderemo cura di loro con quello che abbiamo».

Poco distante, nel villaggio di Zboud, circa 100 persone hanno trovato rifugio in una scuola gestita dalle Suore del Buon Servizio, che ha ormai raggiunto la piena capacità. Suor Jocelyne Joumaa avverte: «Per ora siamo al sicuro, ma certamente presto toccherà anche a noi». In ogni caso, mentre il governo libanese ha aperto rifugi pubblici e attivato linee telefoniche di emergenza, la situazione resta altamente volatile. Diverse diocesi segnalano che, qualora l’escalation continuasse, potrebbero essere costrette a richiedere assistenza internazionale per fornire cibo, kit di emergenza e sostegno di base alle famiglie sfollate. «Acs continua a monitorare attentamente gli sviluppi ed è pronta a intervenire nei prossimi giorni, appena le necessità saranno più chiare», assicurano dalla fondazione.

3 marzo 2026

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