Servizi > Feed-O-Matic > 706790 🔗

Martedì 3 Marzo 2026 11:03

Il Papa a Torrevecchia, tra “ferite aperte” e fragilità



Domenica 8 marzo la visita alla parrocchia di Santa Maria della Presentazione. Il parroco don Stacchiotti: «C'è una grande voglia di riscatto». L'impegno di due consacrate a Bastogi e il ruolo della Caritas parrocchiale, che segue circa 190 persone

L'articolo
Il Papa a Torrevecchia, tra “ferite aperte” e fragilità
proviene da
RomaSette
.

#apertura #in diocesi #papa #paolo stacchiotti #papa leone xiv #torrevecchia #visita del papa a santa maria della presentazione
leggi la notizia su RomaSette





Una rinnovata fiducia, capace di «proiettarci verso il futuro» e di «aprire un nuovo capitolo delle nostre vite», è il dono che la comunità di Santa Maria della Presentazione, a Torrevecchia, è certa di ricevere domenica prossima dalla visita pastorale di Papa Leone XIV. A dirlo, il parroco don Paolo Stacchiotti, che guida la parrocchia soltanto dallo scorso dicembre, coadiuvato da due sacerdoti studenti: don Jokens Antony e don Richard Kenneth Businge. «Questo è un territorio composto da 3 grandi realtà – illustra il sacerdote -: la zona di Torrevecchia residenziale e quelle di Bastogi e del cosiddetto “Bronx” di Torrevecchia, con le loro “ferite aperte” e le fragilità, non solo di tipo materiale ma anche umano, che la parrocchia intercetta».

In particolare, don Stacchiotti segnala come «le persone soffrono la mancanza della presenza delle istituzioni e hanno perso per questo fiducia», sebbene «l’Asl Roma 1, del distretto 13, operi attivamente, ad esempio, con dei presidi a cui le persone stanno imparando ad aprirsi». In generale, continua, «c’è una grande voglia di riscatto» rispetto anche a certi stigmi che vedono «le persone non solo fare fatica per arrivare a fine mese, ma pure a trovare un lavoro per mantenersi», laddove ormai sono associate a una certa idea di vissuto caratterizzato «da fenomeni di spaccio e di criminalità, che senza dubbio ci sono». Di fronte a queste «ferite profonde», sono ancora le parole del parroco, l’invito «è esserci, abitare questi luoghi come comunità parrocchiale», nello stile dell’accoglienza e della presenza che ha caratterizzato «tutti i sacerdoti che hanno operato qui e che sono passati in questi anni, ognuno con le proprie caratteristiche». Ancora, Stacchiotti sottolinea la grande «generosità dei parrocchiani, che si spendono tanto a livello di carità», ma anche «il dovere, sì, di capire e accompagnare certe situazioni di necessità, aiutando temporaneamente, però, per rendere autonome le persone dopo averle prese per mano e fatto insieme a loro un cammino».

Operano in questa direzione da 29 anni a Bastogi, nel complesso residenziale della periferia del municipio XIII che negli anni è diventato simbolo delle difficoltà delle periferie romane per isolamento sociale, Silvia e Donatella, laiche consacrate della Fraternità dell’Incarnazione. «Questa è di fatto una casa con la porta sempre aperta – dice Donatella -: siamo una piccola comunità di vita contemplativa e di vita comunitaria fraterna, vicina ai bisogni e alle necessità delle persone, con cui condividiamo il peso delle sofferenze ma anche le gioie». La consacrata sottolinea che «non abbiamo la bacchetta magica per risolvere i problemi», ma quello che conta è primariamente «esserci e collaborare».

Svolge un servizio di cura e attenzione alle fragilità anche la Caritas parrocchiale, che «ogni sabato mattina, dalle 9 alle 12, distribuisce pacchi alimentari – dice Tommaso, uno dei volontari -. Seguiamo circa 190 persone, grazie alla generosità dei parrocchiani, che rispondono alle raccolte alimentari che facciamo nel supermercato di zona, oltre che tramite il Banco Alimentare». Ancora, «aderiamo al “Progetto salute” portato avanti dalla Asl del 13° distretto – spiega il referente delle attività caritative parrocchiali -: a settimane alterne, il giovedì, c’è il camper in cui si possono effettuare screening gratuiti». Inoltre la Caritas sostiene, «aiutando ad esempio nel pagamento di bollette o ricette farmaceutiche, chi si trovi in difficoltà, spesso per la perdita del lavoro», sono ancora le parole di Tommaso.

Vivono «situazioni di disagio anche gravi, come la reclusione in carcere di uno dei genitori», molte delle famiglie dei bambini e dei ragazzi del catechismo che si preparano con un percorso di due anni alla prima comunione e alla cresima. A raccontarlo è Rossella, una delle catechiste, osservando come «è commovente l’attenzione che queste famiglie pongono alla preparazione ai sacramenti, nonostante le criticità che vivono: c’è davvero il desiderio di avvicinarsi a una vita di fede». Giulia è invece una delle animatrici degli adolescenti e dei giovani: i gruppi sono 3, divisi in fasce di età dai 13 ai 36 anni. «Ogni gruppo si incontra una volta alla settimana e vive un momento di scambio e riflessione a partire dalla lettura di un passo del Vangelo – riferisce -. Nei tempi forti organizziamo anche dei ritiri, ad esempio in Avvento siamo stati ad Assisi». Presente in parrocchia «fin dai primi anni del 2000» anche la realtà degli Scout d’Europa, le cui attività, che prevedono pure «un percorso di preparazione ai sacramenti», si svolgono – spiega il capogruppo Jacopo – «in piena collaborazione con quelle della parrocchia, pur conservando la specificità del nostro stile e del nostro metodo».

3 marzo 2026

L'articolo
Il Papa a Torrevecchia, tra “ferite aperte” e fragilità
proviene da
RomaSette
.

più letti
Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI