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Martedì 3 Marzo 2026 09:03

L’escalation in Medio Oriente «mette a rischio la presenza cristiana»



Il campanello d'allarme di Aiuto alla Chiesa che soffre. La presidente Lynch: «Il desiderio di libertà dei popoli della regione è legittimo ma il prezzo di una nuova guerra è estremamente alto»

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La fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) mette in guardia dalle conseguenze devastanti dell’ulteriore inasprimento degli scontri in Medio Oriente sulle comunità cristiane della regione. «La presenza cristiana non deve scomparire – afferma la presidente esecutiva Regina Lynch -. Una nuova spirale di violenza potrebbe spingere comunità già fragili oltre il limite della sopravvivenza». Anche in Paesi come l’Iran, dove i cristiani subiscono discriminazioni e restrizioni, si legge in una nota di Acs, «piccole comunità continuano a vivere la loro fede, spesso in circostanze molto difficili. I convertiti, in particolare, rimangono particolarmente vulnerabili».

Nelle parole di Lynch, «il desiderio di libertà e dignità dei popoli della regione è legittimo, ma il prezzo di una nuova guerra sarebbe estremamente alto. I civili sono sempre quelli che soffrono di più, e i cristiani sono spesso tra i più indifesi». In Iraq, in Siria, nel sud del Libano, a Gaza e in Cisgiordania cresce tra loro la paura, mentre la cui esistenza è resa sempre più precaria da violenze, distruzioni e discriminazioni. Molti di loro, spiega ancora la presidente esecutiva di Acs, «sono già emigrati e, con una nuova guerra, è improbabile che tornino. Quelli che rimangono sono spesso anziani, poveri e profondamente preoccupati per il futuro. Vogliono la pace e sono innocenti, eppure diventano ripetutamente vittime del conflitto».

I team di Acs sul campo segnalano una crescente ansia, specie tra le migliaia di persone che sono già state sfollate, come in Libano. A Gaza, poi, «la situazione umanitaria rimane catastrofica. Qualsiasi ulteriore interruzione delle consegne di aiuti metterebbe in pericolo la sopravvivenza della piccola parrocchia cattolica e delle migliaia di persone che dipendono dalla sua assistenza». In Cisgiordania «molte famiglie cristiane speravano in un aumento dei pellegrini e dei visitatori durante il periodo pasquale. La rinnovata instabilità minaccia il loro sostentamento, poiché il turismo resta una delle principali fonti di reddito».

In questa situazione, nonostante l’insicurezza e le difficoltà, «le parrocchie e le comunità religiose continuano il loro lavoro: distribuiscono cibo, gestiscono scuole, danno rifugio alle famiglie sfollate e promuovono la riconciliazione ovunque sia possibile». Da decenni, rivendica Lynch, «Acs sostiene le comunità cristiane in tutto il Medio Oriente e continuerà a farlo. Chiediamo preghiera e solidarietà. Qualunque siano gli sviluppi politici, la presenza cristiana e la missione della Chiesa in Medio Oriente devono continuare», ammonisce.

3 marzo 2026

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