Martedì 3 Marzo 2026 18:03
Lorenzo, 20 anni, tra gli italiani bloccati a Dubai: «La paura c’è sempre»


Romano, partito per le ferie con due colleghi, sarebbe dovuto rientrare in Italia il 28 febbraio. «Le uniche indicazioni ricevute: restare in albergo e aspettare le direttive della compagnia aerea»
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«Vedere in tv quello che accade nei Paesi interessati da un conflitto è un conto, viverlo in prima persona è una cosa che non auguro a nessuno al mondo». L’ansia per l’incertezza di non sapere quando poter rientrare in Italia e la stanchezza tradiscono la voce di Lorenzo, ventenne romano di Spinaceto, partito il 20 febbraio in ferie con due colleghi per Dubai, uno coetaneo e l’altro di 42 anni. Sarebbero dovuti rientrare sabato 28 febbraio, avevano raggiunto l’aeroporto di Abu Dhabi, imbarcato i bagagli quando hanno saputo dell’escalation militare e della conseguente chiusura degli spazi aerei. Da lì per i ragazzi è iniziata una odissea. Anche stamattina presto, 3 marzo, sono tornati all’aeroporto di Abu Dhabi con la speranza di riuscire a prendere un aereo che li riportasse a casa.
Lorenzo ripercorre i momenti concitati vissuti nello scalo aeroportuale sabato scorso, quando ancora non era chiaro cosa stesse accadendo. «All’improvviso i telefoni di tutti hanno iniziato a squillare all’impazzata per un messaggio di allerta – racconta -. Pochi istanti dopo, il boato dei caccia che volavano a bassa quota ha scatenato il panico. Tra l’allarme che scattava ogni venti minuti e il frastuono assordante dei motori, la gente era molto spaventata».
Nonostante i tentativi delle autorità locali di rassicurare la popolazione, la tensione resta alta, specie per i turisti, per chi non ha mai vissuto un conflitto da vicino. «La paura c’è sempre – confessa Lorenzo -. Proprio ieri notte, alle tre, siamo stati svegliati dalle notifiche di emergenza e da esplosioni così forti da far tremare i vetri e le porte della nostra camera». Stamattina speravano di riuscire a partire sui primi voli di emergenza. «Pensavamo di avere la priorità, essendo stato il nostro il primo volo cancellato – confessa -. Così non è stato. Molte persone si sono recate autonomamente in aeroporto e sono riuscite a prendere un posto prima di noi. È assurdo, anche perché io non ho neanche più la mia valigia che avevo imbarcato sabato e non so minimamente dove sia».
Questo ha comportato spese impreviste per i beni di prima necessità. «Porto le lenti a contatto – afferma -, ho dovuto comprare la soluzione salina, lo spazzolino, tutte cose che erano in valigia. Abbiamo avuto disagi anche per l’alloggio la notte tra il 28 e il 29 febbraio. Abbiamo dormito nella hall dell’albergo su un divano perché non c’erano stanze. Il tutto mentre cerchiamo di tranquillizzare le famiglie a casa che continuano ogni momento a scriverci chiedendoci novità».
Lorenzo non nasconde l’amarezza di aver avuto «pochi contatti con l’ambasciata. Le uniche indicazioni ricevute sono state di rimanere in albergo e aspettare direttive dalla nostra compagnia aerea». Di fronte alle incertezze, Lorenzo e i suoi colleghi hanno deciso di organizzarsi «autonomamente e prendere i primi biglietti disponibili a un prezzo abbordabile. Giovedì notte faremo i bagagli e all’alba prenderemo un taxi per Dubai. Dista un’oretta di macchina. Dovremmo rientrare in Italia venerdì mattina. Credo sia ora che lo Stato italiano cominci a muovere i propri passi e organizzi voli per rimpatriare i cittadini che non hanno la possibilità di muoversi da soli».
3 marzo 2026
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