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Mercoledì 4 Marzo 2026 11:03

Cei: una sala per ricordare Mario Verdone



Intitolato al critico e docente di cinema lo spazio nella sede della Fondazione Ente dello spettacolo. Il figlio Carlo: «Penso che papà sarà molto contento. Se siamo quello che siamo lo dobbiamo a lui»

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Da ieri sera, 3 marzo, la sala di proiezione della Fondazione Ente dello spettacolo, in via Aurelia 796, è intitolata a Mario Verdone, storico docente di cinema e personalità di spicco nel panorama culturale italiano del Novecento, oltre che padre di Carlo, Luca e Silvia Verdone. Un segno concreto di gratitudine per il contributo eccezionale da lui offerto alla diffusione della cultura cinematografica in Italia.

A ricordarlo, insieme ai figli Carlo e Luca, il segretario generale della Cei Giuseppe Baturi, monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello spettacolo, l’amministratore delegato di Tv2000 Massimo Porfiri e Federico Pontiggia, giornalista e critico cinematografico. Per Baturi, «questo momento segna l’urgenza e la bellezza di riprendere un discorso sul cinema da parte della Chiesa», che «ha sempre avuto cura delle espressioni più autentiche dell’animo dell’uomo. Ha sempre avuto a cuore di poter riprendere la sua innata vocazione di educare alla bellezza e a usare la ragione nella valutazione di ciò che vede», ha aggiunto, riferito al ruolo svolto da Mario Verdone.

«Un uomo che sapeva leggere le immagini in movimento cercando un senso che andasse oltre la tecnica, la trama e persino l’estetica». Così lo ha ricordato Milani. «Un uomo che alzava gli occhi allo schermo e si domandava: “Che cosa ci sta dicendo questo film? Dove ci porta? Sarà buono? Cosa rivela di noi?», ha continuato. Proprio in virtù di questo, «la Rivista del cinematografo, la più antica d’Italia, fondata nel 1928, espressione della Conferenza episcopale italiana e della cultura cattolica nel dialogo col mondo, ha avuto in Mario Verdone uno dei collaboratori più illustri e fecondi – ha sottolineato il presidente della Fondazione -. Ha scritto per noi dal 1947 al ’67: 20 anni di collaborazione che hanno rappresentato un momento di fermento e innovazione per la critica cinematografica».

Anche Pontiggia ha definito Mario Verdone «un critico affilato, proprio perché profondo conoscitore del cinema». Ha usato l’espressione «travalicatore di confini», perché Verdone si è «occupato di cinematografie di cui all’epoca si faceva fatica persino a individuare il Paese». Ha ripreso la definizione di «critico viaggiatore», già usata da Luca Verdone nel documentario dedicato a suo padre, e ha ricordato come Mario Verdone sia «stato forse il principale conoscitore e propagatore culturale del Neorealismo».

D’accordo anche la sottosegretaria di Stato con delega al Cinema Lucia Borgonzoni, che ha inviato un messaggio definendo l’intitolazione della sala «un gesto significativo per ricordare un uomo che ha lasciato un’eredità importante alla cultura cinematografica italiana. Mario Verdone è stato scrittore, storico del cinema, documentarista, drammaturgo, critico d’arte, ma anche fonte di ispirazione per i tanti allievi che ne ricordano la capacità di analisi e la padronanza nell’arte di spiegare».


(foto: Karen Di Paola/Fondazione Ente dello spettacolo)
Spazio quindi alle testimonianze dei figli Luca e Carlo. Il primo si è detto «veramente commosso, perché questo riconoscimento mi tocca profondamente il cuore». Ha ricordato quando suo padre lo «portò, all’età di 10 anni, alla presentazione del meraviglioso film Au hasard Balthazar, di Robert Bresson, presso la cittadella cristiana di Assisi. «Da quell’esperienza cominciai a coltivare, intimamente, un amore per il cinema sempre più largo, e lo devo a lui: se non mi avesse incoraggiato, se non avesse messo in evidenza l’importanza del cinema, non ci sarei mai arrivato. Lui era anche questo: un educatore, stimolatore di esperienze». Luca ha ricordato anche le tante persone che suo padre gli ha dato modo di conoscere, tra cui «padre Fantuzzi, col quale condivideva l’amicizia con Fellini. Da queste esperienze di bambino – ha concluso – sono rimasto talmente toccato che nella vita non ho fatto altro che rimanere in quel mondo. Ho continuato a coltivare i miei sogni sulle immagini che papà mi ha proposto all’inizio, cercando di essere sempre fedele al suo imperativo: il cinema come interpretazione della società, nel contesto della società»

Commosso anche Carlo. «Penso che papà sarà molto contento – ha detto -. Ci vede e dirà: “Sono stati bravi, questi figli”. Effettivamente ci siamo molto occupati di papà da quando è scomparso. Devo dire che abbiamo fatto del nostro meglio per ricordarlo nel migliore dei modi. Perché, in fin dei conti noi, se siamo quello che siamo, lo dobbiamo a lui. Tutto quello che è successo a me, a Luca e a Silvia lo dobbiamo a lui, come grande educatore e grande padre – ha rimarcato -. Un padre che ci ha sempre portati con lui a condividere, in un viaggio, il cinema cecoslovacco a Praga, quello russo a Mosca, l’iraniano a Teheran. Ci ha portati dappertutto e avere un padre che condivide le sue conferenze con i figli è stato molto, molto importante. Io gli devo tutto», ha aggiunto.

L’evento si è concluso con la scoperta della targa dedicata a Mario Verdone e la proiezione del film Io, loro e Lara, di Carlo Verdon, dedicato proprio al padre Mario.

4 marzo 2026

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