Giovedì 5 Marzo 2026 10:03
A Roma Sud c’è il ristorante Thai più buono di Roma e in pochi lo sanno
Anno 2016, un romano per vantarsi del recente viaggio nel Sud Est asiatico si avvicina a un amico e gli fa “Lo sai cos’è il pad thai?”, gli arriva la classica risposta pronta romana “Regolare, è un incrocio tra Padel e Muay Thai!”. Dopo anni di esterofilia, di tiktoker, di “chef contaminati”, di voli diretti […]
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Anno 2016, un romano per vantarsi del recente viaggio nel Sud Est asiatico si avvicina a un amico e gli fa “Lo sai cos’è il pad thai?”, gli arriva la classica risposta pronta romana “Regolare, è un incrocio tra Padel e Muay Thai!”.
Dopo anni di esterofilia, di tiktoker, di “chef contaminati”, di voli diretti Roma-Bangkok, adesso il romano lo sa eccome cos’è un pad thai, il problema è che lo ha sempre mangiato come un thailandese mangia una gricia in centro a Bangkok.
Perché il pad thai a Roma lo fanno solo i ristoranti cinesi, e la distanza tra Pechino e Bangkok è 3200 chilometri, la stessa che c’è tra Roma e Reykjavík.
E invece a Roma c’è un posto che il pad thai, anzi tutta la cucina thailandese, la fa come Buddha comanda, e si chiama Tuk Tuk.
Ma facciamo un passo indietro. Tutto comincia nel 2018 quando quattro imprenditori con la passione per la Thailandia, dopo l’ennesimo viaggio decidono di aprire Tuk Tuk Ride tra San Paolo e Garbatella, lontano dai riflettori e dalle rotte gastronomiche più battute. Dietro non c’è un’operazione esotica da menu illustrato e poster alle pareti con templi dorati innevati, ma la voglia di portare la Thailandia a Roma, i suoi mercati, le sue cucine di strada, i suoi equilibri millimetrici tra piccante, acido, dolce e salato.
Il risultato è un locale che con il suo cibo fa da ponte tra due culture, che è cresciuto in poco tempo a colpi di passaparola, diventando una delle chicche di Roma, di quelle conosciute dalla gente giusta.
Da qui la nascita naturale della seconda sede in uno dei quartieri più in hype della capitale: Porta Portese. Una delle zone più di tendenza del momento, tra Trastevere, Marconi e Testaccio, dove metà Roma va il sabato sera a fare serata e l’altra metà ci va la domenica mattina al mercato. Il locale si chiama “Tuk Tuk Porta Portese”, ed è un locale che non nasce come l’ennesimo “thai a Roma” in cui si va solo a mangiare: qui si condividono piatti, si beve, si fa serata. In poche parole, si vive l’esperienza del Thai street food, quello vero.
Le papille gustative fanno festa già dall’antipasto con l’iconica Papaya Salad (8 euro), per poi lanciarsi in uno dei cavalli di battaglia del menù: l’iconico Pad Thai. E qui c’è davvero l’imbarazzo della scelta tra Fish, Chicken, Veggie e Beef, dai 13 ai 15 euro. E poi si prosegue con il Maiale macinato saltato al wok (13 euro), le Thai Wings (8 euro), i Mango Duck Gyoza (8 euro) e il Thai Fried Chicken (15 euro). Tra l’altro come potete notare tutti con prezzi più che onesti in una città in cui ormai 80 grammi di carbonara costano 16 euro.
Da romani, abbiamo anche apprezzato la semplicità del menu, non dispersivo alla ristorante cinese ma concisa da ristorante stellato: non ci si perde in pagine e pagine di piatti illustrati per poi finire, in preda al panico sotto lo sguardo in attesa del cameriere, ad ordinare a casaccio. Il menù di Tuk Tuk Porta Portese è focalizzato e mirato, i piatti sono studiati per tenere alta la qualità in ogni boccone.
E non esistono antipasto, primo e secondo come i ristoranti domenicali dei nonni, qui mangiare significa mescolare, condividere, riprovare, e lasciare che sia il ritmo dei sapori a stabilire la progressione della cena. Anche il bere, con una scelta che varia tra birre artigianali, vini e cocktail costruiti su aromi e spezie, sembra pensato per essere parte integrante del pasto più che un intermezzo.
E poi, oltre al cibo, c’è tutto il resto. Il Tuk Tuk Porta Portese è stato capace di creare, tra vibe e arredo, un’atmosfera autentica ma cool, ed è per questo gioca un’altra partita: quella dei locali urbani che potresti trovare a Shoreditch o a Brooklyn, dove il cibo è centrale ma lo spazio è pensato per restarci tutta la sera. Luci basse, materiali essenziali, scritte al neon, un’estetica pulita e metropolitana che sa di città vere, vissute, non di esotismo da esportazione.
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