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Giovedì 5 Marzo 2026 19:03

Michelangelo, “nuova opera”, identificato busto di Cristo nella Basilica di Sant’ Agnese Fuori le Mura

La scoperta è avvenuta nell’importante Basilica di Sant’Agnese, situata nei pressi delle omonime catacombe, e...

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La scoperta è avvenuta nell’importante Basilica di Sant’Agnese, situata nei pressi delle omonime catacombe, e adiacente al mausoleo di Santa Costanza, sepolta in questo luogo poiché devota di Sant’Agnese. Il complesso è situato lungo la via Nomentana. La Basilica di Sant’Agnese è attualmente adibita al culto, e l’opera recentemente riscoperta si trova a destra dell’altare.

La l’identificazione del busto di Cristo Salvatore come opera michelangiolesca è di Valentina Salerno, che ha dedicato oltre dieci anni allo studio di testamenti, inventari e atti notarili, alcuni dei quali finora inediti, ha realizzato un’opera intitolata “Michelangelo: gli ultimi giorni”.

Questo lavoro ricostruisce in dettaglio gli eventi avvenuti nella casa di via Macel de’ Corvi a Roma nel febbraio del 1564.
Secondo questo studio la sua classificazione come opera anonima della scuola romana del XVI secolo, non rifletterebbe la realtà storica e stilistica.

Secondo quanto emerso dagli studi, l’analisi delle fonti consente di attribuire il busto del Cristo Salvatore a Michelangelo Buonarroti, con conseguenti implicazioni significative per la storia dell’opera conservata nella basilica romana.

Per secoli si è ritenuto che l’artista avesse distrutto centinaia di bozzetti, disegni e sculture conservati nella sua abitazione. Tuttavia, le fonti recentemente scoperte suggeriscono un’altra verità: le opere non sarebbero state obliterate, ma piuttosto messe in salvo.

I documenti attestano l’esistenza di una stanza segreta situata nella chiesa di San Pietro in Vincoli, destinata alla custodia di beni dell’ artista. Attualmente, questa stanza risulta vuota da oltre quattrocento anni, sebbene siano rimaste tracce delle opere precedentemente conservate.

Secondo le ricostruzioni, disegni, studi e marmi vennero trasmessi all’interno di un ristretto circolo di allievi e amici fidati.
Salerno afferma: ‘Ho iniziato questa ricerca sostanzialmente ignorando Vasari, poiché Michelangelo trascorse gli ultimi anni della sua vita a Roma, città in cui Vasari non era presente. Lo scultore era stato descritto come un individuo burbero, responsabile della distruzione di molte opere nella fase finale della sua vita. Tuttavia, emergendo da questa ricerca, si è rivelato che la realtà è ben diversa’.
Per secoli infatti si è creduto che l’artista avesse distrutto centinaia di bozzetti, disegni e sculture custoditi nella sua casa, le fonti ritrovate invece suggeriscono il contrario: le opere non sarebbero state eliminate, ma messe in salvo.

Un importante contributo, casuale, è stato un disegno attribuito a Michelangelo, emerso durante un’asta di Christie’s a Londra nel febbraio 2026: la provenienza dell’opera combacerebbe infatti con quella attribuita al busto in Sant’Agnese. Un elemento che, secondo gli esperti, consoliderebbe l’intera catena documentale.

Da quanto si evince dalle fonti documentarie che ricostruiscono una trasmissione continua dell’opera dal XVI secolo.
Il busto risulta essere connesso all’eredità lasciata da Michelangelo alla sua morte nel 1564. Alcune delle sue opere furono assegnate a amici, allievi e ambienti religiosi legati all’artista. Pertanto, il busto è conservato nella basilica da secoli, presumibilmente sin dal XVII secolo, ma era registrato semplicemente come una scultura di autore anonimo del XVI secolo, senza considerare la possibilità che potesse essere attribuita a un artista di fama come Michelangelo.

Secondo Vasari, negli ultimi anni della sua vita Michelangelo conduceva un’esistenza quasi ascetica, dedicandosi prevalentemente alla pratica religiosa. Lavorava con un ritmo lento e adottava un atteggiamento di grande severità nei confronti di se stesso, mostrando insoddisfazione per le proprie opere. Si racconta che avrebbe distrutto numerosi disegni e studi prima della sua morte. Questa concezione, secondo la quale Michelangelo avrebbe distrutto una parte consistente della sua produzione finale, è stata accettata dagli storici per secoli.

L’importanza di questa scoperta risiede nel suo potere di rivoluzionare la narrazione storica riguardante Giorgio Vasari, aprendo così la possibilità che altre opere di Michelangelo possano essere presenti tra noi. La caccia è aperta…

Emiliano Salvatore

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