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Giovedì 5 Marzo 2026 21:03

Porta San Pancrazio in un arazzo della manifattura Barberini

Porta San Pancrazio in un arazzo della manifattura Barberini


Nel percorrere la Galleria degli arazzi dei Musei Vaticani, sono stata colpita da questo arazzo, con ordito di lana e trama in lana e seta, che fa parte della serie della Vita di Urbano VIII Barberini, realizzata nella Manifattura Barberini tra il 1663 e il 1679 e composta da altri nove esemplari. Osservatelo con attenzione: […]

Porta San Pancrazio in un arazzo della manifattura Barberini


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Porta San Pancrazio in un arazzo della manifattura Barberini


Nel percorrere la Galleria degli arazzi dei Musei Vaticani, sono stata colpita da questo arazzo, con ordito di lana e trama in lana e seta, che fa parte della serie della Vita di Urbano VIII Barberini, realizzata nella Manifattura Barberini tra il 1663 e il 1679 e composta da altri nove esemplari.

Musei Vaticani, Galleria degli Arazzi, Fortificazione di Roma con le Mura Gianicolensi [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Musei Vaticani, Galleria degli Arazzi, Fortificazione di Roma con le Mura Gianicolensi [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Osservatelo con attenzione: il pontefice sta visionando il progetto di fortificazione di Roma con le Mura Gianicolensi. Sulla sinistra si scorge Porta San Pancrazio, sormontata dallo stemma papale riconoscibile per la presenza delle api barberiniane.

Il cardinale Francesco Barberini, nipote di Urbano VIII, volle fondare nel 1627 un fortunato laboratorio di tessitura di arazzi, la celebre arazzeria Barberini, manifattura rimasta attiva per circa cinquant’anni, fino alla morte del porporato. L’impulso nacque dal dono, da parte del sovrano francese Luigi XIII, di sette arazzi realizzati su disegni di Peter Paul Rubens.

La direzione della manifattura Barberini fu affidata all’arazziere fiammingo Jacob van den Vliete (nome italianizzato in Giacomo della Riviera), poi al genero Gasparo Rocci e infine a tre donne: Caterina della Riviera (figlia di Giacomo e moglie di Gasparo), la sorella Maria Maddalena e Anna Zampieri. Nel corso della sua attività la manifattura produsse sette serie di arazzi, dedicate a I Castelli, Le storie di Costantino, Giochi di putti, I dossali per la Cappella Sistina, La vita di Cristo, Le storie di Apollo e infine La vita di Urbano VIII.

La serie sulla Vita di Urbano VIII venne disegnata da Antonio Gherardi, Fabio Cristofani, Giacinto Camassei e Pietro Lucatelli. È la più importante tra le sette serie realizzate dalla manifattura Barberini e manifesta chiaramente l’intento di raccontare la vita del papa esaltandone la figura e la storia della sua casata. È interessante notare che questi arazzi furono realizzati molti anni dopo la morte del pontefice, avvenuta nel 1644: il ciclo rispondeva infatti anche a un preciso intento celebrativo e dinastico della famiglia Barberini.

La serie si pone come completamento ideale del monumentale affresco di Pietro da Cortona che decora il salone del palazzo di famiglia, il celebre Trionfo della Divina Provvidenza, ed è infatti probabile che fosse destinata proprio alle pareti di questo straordinario ambiente.

Tornando all’arazzo con la Fortificazione del Gianicolo, il suo cartone è esposto, assieme agli altri della serie, proprio nella Sala del Trionfo della Divina Provvidenza a Palazzo Barberini. Leggendo la didascalia apprendiamo che venne realizzato a tempera su carta da spolvero da Pietro Lucatelli (1637 circa – 1710), uno degli artisti della cerchia di Pietro da Cortona.

Palazzo Barberini, Sala del Trionfo della Divina Provvidenza, Cartone per l'arazzo Fortificazione di Roma con le Mura Gianicolensi [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]
Palazzo Barberini, Sala del Trionfo della Divina Provvidenza, Cartone per l’arazzo Fortificazione di Roma con le Mura Gianicolensi [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Confrontando il cartone preparatorio con l’arazzo si nota che la scena risulta ribaltata. Non è un errore: nella tessitura degli arazzi il tessitore lavora infatti dal retro del telaio, seguendo il cartone collocato dietro l’ordito; di conseguenza l’immagine che appare sul lato visibile del tessuto risulta specchiata rispetto al disegno preparatorio.

Questo si può verificare osservando alcuni dettagli asimmetrici della scena – ad esempio la posizione di Porta San Pancrazio, lo stemma barberiniano con le api o la direzione dei gesti delle figure – che nel passaggio dal cartone all’arazzo risultano invertiti.

E infine qualche parola su Porta San Pancrazio. La porta che vediamo oggi non è più quella rappresentata nell’arazzo. Nel Seicento, infatti, nell’ambito della nuova cinta muraria del Gianicolo voluta da Urbano VIII, venne costruita una nuova porta progettata da Mattia de’ Rossi, allievo di Gian Lorenzo Bernini.

Nel progetto barberiniano fu realizzata una porta monumentale, mentre alle sue spalle rimase visibile l’antica controporta delle Mura Aureliane, testimonianza della precedente cinta difensiva della città.

Nel 1849, durante i drammatici combattimenti della Repubblica Romana, Porta San Pancrazio venne quasi completamente distrutta dai bombardamenti francesi contro le truppe guidate da Giuseppe Garibaldi.

Porta San Pancrazio [Foto: Maria Teresa Natale, 5 marzo 2026, CC BY NC SA]
Porta San Pancrazio [Foto: Maria Teresa Natale, 5 marzo 2026, CC BY NC SA]
L’edificio fu quindi ricostruito nell’aspetto attuale nel 1854 dall’architetto Virginio Vespignani, su commissione di Pio IX Mastai Ferretti. Da qui, nel 1870, entrarono anche le truppe del generale Nino Bixio, segnando uno dei momenti finali della storia dello Stato Pontificio.

[Maria Teresa Natale]

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