Venerdì 6 Marzo 2026 12:03
Medio Oriente, Meloni: «Sosteniamo ogni iniziativa per il ritorno alla diplomazia»


L'intervento della premier sui social: «La priorità, proteggere i nostri connazionali». Attenzione anche agli «effetti economici della crisi». La telefonata al presidente turco Erdogan
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«Continuiamo a seguire con la massima attenzione gli sviluppi della crisi in Medio Oriente». Lo assicura sui social la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aggiungendo che «il governo italiano è al lavoro senza sosta, in contatto con i nostri alleati e con i partner della regione, per monitorare la situazione e tutelare la sicurezza dei cittadini italiani». In questo momento, prosegue, «la priorità è proteggere i nostri connazionali e lavorare, insieme ai nostri principali partner e alleati, per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un ritorno alla diplomazia e al dialogo tra le parti».
La premier anticipa anche che, «come concordato con il Parlamento, nei prossimi giorni sarò anche in Aula per riferire alle Camere». Intanto, garantisce, «stiamo vigilando su tutti i fronti, dalla sicurezza agli effetti economici della crisi, valutando ogni possibile azione di mitigazione in questi ambiti. L’Italia – conclude – continuerà a fare la sua parte con responsabilità e determinazione».
In mattinata, informa Palazzo Chigi, Meloni ha avuto anche una conversazione telefonica con il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, «nel quadro dei continui contatti con i principali partner sulla crisi in Medio Oriente». La premier «ha prima di tutto espresso la sua solidarietà e vicinanza alla Turchia, partner strategico dell’Italia e alleato Nato, a fronte dell’ingiustificabile attacco missilistico di cui è stata oggetto – si legge nella nota diffusa -. I due presidenti hanno quindi avuto uno scambio sull’evoluzione della situazione regionale, anche sulla base dei contatti tenuti negli scorsi giorni dal presidente Meloni con i diversi attori mediorientali, e sull’impatto a livello globale della crisi. I due leader hanno concordato di mantenersi in stretto contatto».
Intanto non si fermano i raid israeliani su Beirut: un portavoce delle Forze di difesa israeliane (Idf) ha confermato di aver lanciato un’altra ondata di attacchi sulla Capitale del Libano, contro le infrastrutture di Hezbollah. Quasi 500mila, secondo il Jerusalem Post, le persone evacuate dai loro luoghi di residenza abituali nel sud del Paese, a Beirut e non solo. E stamattina, dopo 11 ore di relativa calma, i missili dell’Iran hanno nuovamente attaccato Tel Aviv e il centro di Israele. Per il momento non risultano feriti, anche se le squadre dei soccorsi segnalano danni a diversi edifici a Tel Aviv e Givatayim.
Allarme aereo anche a Dubai, dove i residenti hanno ricevuto un avviso del ministero degli Interni degli Emirati Arabi Uniti su «potenziali minacce missilistiche. Cercate immediatamente rifugio nell’edificio sicuro più vicino e state lontani da finestre, porte e aree aperte», il testo ricevuto sui telefoni. Ancora, quasi completamente azzerato il traffico navale nello stretto di Hormuz, «ridotto a livelli di una cifra, con solo due transiti commerciali confermati osservati nelle ultime 24 ore», afferma il Joint Marine Information Center, secondo cui le traversate hanno riguardato solo navi cargo e non petroliere.
Per quanto riguarda il petrolio, il ministro dell’energia del Qatar Saad al-Kaabi avverte, parlando con il Financial Times, che la guerra in Medio Oriente potrebbe costringere i Paesi del Golfo Persico a interrompere le spedizioni di energia nel giro di poche settimane e a far salire drasticamente i prezzi del greggio. Questo «farà crollare le economie mondiali», afferma, prevedendo che se la guerra continuasse, la crescita globale ne soffrirebbe e i prezzi dell’energia salirebbero alle stelle. Nel frattempo il petrolio ha già ripreso la sua corsa, con le quotazioni in crescita sia per il petrolio sia per la raffinazione della benzina.
6 marzo 2026
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