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Sabato 7 Marzo 2026 12:03

«Iran: la madre di tutte le guerre, un disastro per l’Europa»

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Maronta (Limes) al corso diocesano di formazione missionaria, sull'attacco congiunto di Usa e Israele: il preambolo della «resa dei conti», somma di tre dimensioni: strategica, umana, millenaristica. Padre Albanese: «La pace è responsabilità collettiva»

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L’attacco di sabato 28 febbraio di Stati Uniti e Israele contro l’Iran è il preambolo della «resa dei conti. È la madre di tutte le guerre». E per gli europei è «un disastro perché esposti al Medio Oriente dal punto di vista economico, di sicurezza, migratorio». Non usa giri di parole Fabrizio Maronta, responsabile della redazione relazioni internazionali della rivista geopolitica Limes, intervenuto questa mattina, 7 marzo, all’incontro “Le guerre di Israele”, svoltosi nell’Aula della Conciliazione del Palazzo Lateranense. Si è trattato del terzo appuntamento del corso “La rivoluzione mondiale. Mappe, poteri, missione oggi: come orientarsi nel caos globale”, promosso dall’Ufficio diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese insieme a Limes.

Quanto sta accadendo in Medio Oriente «è una tragedia sotto tutti i profili» e in questa fase si assiste a «una corsa contro il tempo». Scopo di Usa e Israele è quello di «decapitare il regime e neutralizzarne le capacità di difesa in tempi brevissimi» per impedire «all’Iran di riorganizzarsi o di esportare la guerra, rendendo insostenibili i costi energetici per la regione e per il mondo».

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Maronta ha sottolineato che il conflitto è la somma di tre dimensioni: strategica, umana, millenaristica, «soprattutto da parte israeliana». A differenza di quanto si possa pensare, non è «una guerra principalmente dell’America contro l’Iran, ma israeliana contro l’Iran», ha osservato l’esperto, definendo gli Usa «uno strumento» nelle mani di Israele. Ed è proprio qui che risiede la maggiore criticità «da un punto di vista strategico, perché c’è l’inversione del nesso protettore, cioè Stati Uniti, protetto, vale a dire Israele. Quest’ultimo sta usando gli Usa come una clava per i suoi fini. Il problema è che il protettore è la maggior potenza militare del mondo».

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(foto diocesi di Roma/Gennari)

L’esperto di politica internazionale ha inoltre sottolineato che in questo momento il governo israeliano sta facendo leva sul trauma scaturito dopo il 7 ottobre «per rimanere in carica, per tenere unito un Paese che si presentava estremamente diviso al suo interno e per ridisegnare il Medio Oriente a proprio favore». Per comprendere l’oggi, Maronta ha offerto una panoramica sull’inimicizia tra Iran e Usa, definita una «tragica commedia degli equivoci» nata con la crisi diplomatico-politica degli ostaggi del 1979. Ha tra l’altro ricordato la guerra Iran-Iraq degli anni ’80, l’invasione americana dell’Iraq con l’abbattimento del regime di Saddam Hussein dopo l’11 settembre 2001. Questo però, ha sottolineato, è stato un passo falso degli Usa. Saddam Hussein, era «il principale antemurale all’espansionismo iraniano nella regione». Una volta tolto di mezzo, l’Iraq «diventa una terra di nessuno» e un «corridoio logistico» fino a Israele.

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Per padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio diocesano, oggi «siamo tutti chiamati a un’assunzione di responsabilità, non possiamo stare alla finestra a guardare, come cristiani, come membri della società civile, perché la guerra è un inganno. La pace è una responsabilità individuale ma anche collettiva. Una responsabilità da assumere, una ricerca da intraprendere, un cammino da percorrere con perseveranza». Il comboniano fratel Alberto Parise ha ricordato infine il documento pubblicato da Kairos Palestina, movimento ecumenico cristiano palestinese: «Un grido delle Chiese che vivono sotto occupazione».

7 marzo 2026

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