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Domenica 8 Marzo 2026 19:03

Il Papa a Torrevecchia: «Gesù guarisce con misericordia le nostre ferite»



La Messa a Santa Maria della Presentazione. «La vostra comunità parrocchiale abita un territorio con diverse sfide. Urgente e liberante mostrare la prossimità di Gesù». Il parroco don Stacchiotti: «Qui c'è un popolo che desidera camminare insieme»

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Un incontro autentico si realizza soltanto quando si viene accolti «così come siamo» e nell’ordinarietà , «lì dove viviamo». È proprio il valore dell’essere visti nel profondo come la Samaritana al pozzo da Gesù, che «come pastore buono e premuroso ci aspetta e ci accompagna sempre», che Papa Leone XIV ha sottolineato nella sua omelia, celebrando questa sera, 8 marzo, la Messa nella parrocchia di Santa Maria della Presentazione, a Torrevecchia. Tra i concelebranti, il cardinale vicario Baldo Reina e il vescovo eletto Stefano Sparapani, oltre al parroco don Paolo Stacchiotti e al cardinale Montenegro, legato alla parrocchia perché qui confessa.


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Incoraggiando la comunità parrocchiale, la quarta che Prevost incontra in questo tempo di Quaresima, il Papa ha ricordato che «Gesù guarisce con misericordia le nostre ferite e si fa dono per noi, rendendoci capaci di diventare a nostra volta dono per i fratelli». Partire da Gesù, quindi, per andare incontro agli altri, in funzione del «sacramento del battesimo che, come una porta – ha detto ancora il pontefice -, ci ha introdotto alla fede e alla vita cristiana». Guardando quindi nello specifico alla realtà del territorio in cui si inserisce la parrocchia, il Papa ha affermato di sapere «che la vostra comunità parrocchiale abita un territorio con diverse sfide», laddove «non mancano situazioni di marginalità che preoccupano, povertà materiali e morali».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
In particolare, Leone ha guardato dapprima agli «adolescenti e ai giovani» che «rischiano di crescere ingannati da venditori di morte o disillusi sul futuro», per poi considerare le criticità sociali dei «tanti che stanno aspettando una casa, un lavoro che assicuri una vita dignitosa, ambienti sicuri dove potersi incontrare, giocare, progettare insieme qualcosa di bello». Riprendendo dunque l’icona evangelica, Prevost ha affermato che proprio «come al pozzo del Vangelo, in questa parrocchia arrivano uomini e donne feriti nell’animo, offesi nella dignità e assetati di speranza».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Da qui, l’incoraggiamento del Papa a tutti e a ciascuno, con l’affidamento del «compito, urgente e liberante, di mostrare la prossimità di Gesù, la sua volontà di riscattare la nostra esistenza dai mali che la minacciano con una proposta di vita giusta, vera, piena». La guida e il riferimento per quesro cammino di testimonianza, per Prevost è nell’Eucaristia, «cuore pulsante di ogni comunità cristiana». In particolare l’incoraggiamento del Papa è quello di «fare in modo che le attività parrocchiali siano segno di una Chiesa che, come una madre, si prende cura dei propri figli, senza condannarli, anzi accogliendoli, ascoltandoli e sostenendoli di fronte ai pericoli», sono ancora le parole del pontefice.


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Da ultimo l’augurio affinché «la parola del Vangelo, che zampilla in noi come fonte di verità – ha detto il Papa -, aiuti ciascuno ad aprire gli occhi, per saper valutare con saggezza ciò che è bene e ciò che è male, formando così coscienze libere e adulte».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Al termine della celebrazione, il parroco ha portato il saluto dell’intera comunità, esprimendo un sentimento di «gratitudine profonda» al Papa per la sua visita in questo territorio di periferia «come Pietro che è venuto ad aiutarci ad arare il terreno e che ci ricorda che non siamo mai soli nel cammino». Ancora, il sacerdote ha presentato al Papa «una comunità viva, di persone profondamente legate alla parrocchia e al territorio», a dire che davvero «la parrocchia è casa, luogo di unione e di affetto e rispetto reciproco», dove prevalgono «prossimità, ascolto e condivisione».

Seppure sorga in una zona di periferia, ha messo in luce ancora Stacchiotti, «qui si vive una fede che accende una luce nelle case e resiste anche quando tutto non è facile» perché «c’è un popolo che desidera camminare insieme». Come ultimo segno di ringraziamento e accoglienza, la comunità ha donato al Papa un’icona della Madonna pellegrina realizzata dalle consacrate della Fraternità dell’Incarnazione che da 30 anni operano nella zona di Bastogi.

Prima di celebrare l’Eucaristia, il Papa aveva incontrato i bambini e i giovani nel sagrato della parrocchia, mentre negli ambienti interni ha salutato gli anziani, i malati e gli operatori della Caritas. A questi ultimi, Prevost ha rivolto «una parola di ringraziamento», perché «è veramente importante avere questi segni, che sono segni dell’amore di Dio alle persone tante volte più vulnerabili: quelle che soffrono, per età, per malattia, per situazioni sociali, perché sono emigrati, perché non hanno il necessario per vivere». Rivolgendosi poi a malati e anziani, ha sottolineato come «ognuno di voi, anche la persona più anziana, la persona più malata, la persona più debole, ognuno di voi ha tantissimo valore, perché tutti siamo creati a immagine di Dio, tutti condividiamo questa dignità di essere figli e figlie di Dio».

Ancora, Papa Leone ha osservato come «tante volte il mondo di oggi vorrebbe farci dimenticare questo fatto, ma non è così e quindi la vostra presenza anche qui, questo pomeriggio, parla tantissimo», laddove «è una testimonianza bellissima del fatto che tutti noi, uniti come in una famiglia, abbiamo un grandissimo valore, perché siamo figli di Dio, creati a Sua immagine, amati da Dio, e allora chiamati, anche noi, a condividere questo amore con gli altri», ha concluso il pontefice.

8 maro 2026

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