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Lunedì 9 Marzo 2026 11:03

Torpignattara, multietnica e multiculturale, e la parrocchia come “chiesa aperta”



Il parroco di San Giuseppe Cafasso padre Saracino racconta le sfide di una realtà difficile, nella quale opposti estremismi si "parlano" sul muro parrocchiale. Il ritorno delle siringhe, anche nel parco Sangalli. «Serve un'azione educativa»

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«Il nostro muro è diventato una sorta di bacheca». Scherza, neanche tanto, padre Gaetano Saracino, parroco di San Giuseppe Cafasso. Nove giorni fa sul muro della parrocchia, che confina con l’oratorio, è comparsa una scritta nera: “Prima gli italiani riprendiamoci i quartieri”. Evidente la matrice razzista e di estrema destra, confermata da una croce celtica. Dopo poche ore il Comune ha fatto cancellare tutto con vernice bianca. Ma mercoledì mattina le scritte si sono moltiplicate. E di diverso colore, sia cromatico che politico. In nero “Dove sono gli antifascisti?”. In rosso “Ovunque e intorno a te”. Ancora in nero “Nelle fogne zecche”. Giovedì altra scritta nera “Remigrazione”.

«Si parlano sul muro della parrocchia, cercando così visibilità», prova ancora a ironizzare padre Gaetano. Ma poi aggiunge preoccupato: «Si soffia sul fuoco, probabilmente da parte di gente che viene da fuori del quartiere». Ricorda i volantinaggi di Forza Nuova, l’aggressione due anni fa a due indiani. Torpignattara è da anni un quartiere multietnico e multiculturale, con una forte presenza bengalese, sia indù che musulmani: circa 20mila persone. Nella scuola elementare Mancini, proprio di fronte alla parrocchia, il 65% sono stranieri. «La scuola aveva una propria mensa ma doveva essere adeguata. Non lo hanno fatto dicendo che i bambini stavano diminuendo. Invece grazie ai bambini stranieri è stata aggiunta una nuova classe. Però il pranzo lo continua a fornire un catering…».

Invece è molto forte la collaborazione tra scuola e parrocchia. «Noi offriamo un doposcuola, “aiutocompiti”, che attualmente è frequentato da 42 alunni, quasi l’80% stranieri». È una risposta anche agli autori delle scritte razziste. «Le matrici ideologiche non possono andare contro l’uomo. Noi abbiamo scelto un’altra strada: accettazione dell’alterità, coraggio della convivenza, intelligenza nella condivisione», spiega padre Gaetano, che appartiene agli Scalabriniani, famiglia religiosa nata proprio con la missione per i migranti. Una linea molto apprezzata dagli immigrati che, sottolinea il religioso, «sono tutti molto credenti». E infatti nel quartiere ci sono 4 moschee e 3 templi indù. Ma «vengono alle nostre feste e noi andiamo alle loro. Anup, il capo della comunità indù, ha chiesto che il suo corteo funebre passasse davanti alla parrocchia. E noi abbiamo allestito anche una camera ardente. C’erano anche i musulmani e il nostro vescovo di settore Ricciardi».

Anche nell’oratorio, che accoglie un centinaio di bambini, il 30% sono non italiani. Grande attenzione per i giovani, oratorio estivo con 65 ragazzi, il gruppo “Scalafasso” tra 16 e 22 anni, che anima anche la Messa. Ma c’è attenzione anche ai genitori, in particolare le mamme. Con degli screening medici e il progetto “Wasi” di supporto psicologico. «Facciamo promozione umana». Così il centro di ascolto opera «ascoltando i bisogni del territorio. Il pacco alimentare è il mezzo per avvicinarli, è strumento di attenzione alle nuove povertà, alle solitudini. Cosa chiedono? Soprattutto lavoro ».

La parrocchia è davvero una “chiesa aperta”, anche se da lunedì scorso è “assediata” dal cantiere della pista ciclabile Grab, finanziata dal Pnrr. «Nessuno ci ha avvertito e ora è difficile anche entrare in parrocchia». Da poco, coi fondi del Giubileo, erano terminati i lavori del piccolo parco davanti alla chiesa e i cittadini, mamme e bambini, lo stavano frequentando soddisfatti. «Ma la sera non vengono accese le luci. Ci sono ma non le accendono. Eppure sarebbe un presidio, perché qui la sera non si gira, è tutto buio. E questo favorisce gli atti di vandalismo. Non sono i bengalesi, che anzi sono vittime e si lamentano ». Ora il cantiere della ciclabile aggiunge problemi, in particolare interrompe il rapporto con la scuola elementare. «Mi hanno assicurato che i lavori finiranno entro marzo. Speriamo. Sicuramente – ironizza – non so chi userà la ciclabile. Qui gli unici che vanno in bicicletta sono i rider».

Ma padre Gaetano ha un’altra preoccupazione: la droga. «Fino a tre anni fa qui non c’era spaccio. Ora sì. Ma non sono i bengalesi. Gente di fuori. Purtroppo si tornano a vedere siringhe abbandonate, anche nel parco Sangalli. Eroina e non le droghe attualmente più diffuse. E questo mi preoccupa». Ma prova anche ad occuparsene. «Non ho una ricetta ma un metodo. Serve un approccio multidisciplinare fatto di repressione, prevenzione ed educazione. Non basta dire “togliamoli dalla strada”. Serve un’azione educativa per mettere tutti i giovani in condizione di vivere nel loro quartiere».

9 marzo 2026

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