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Lunedì 9 Marzo 2026 15:03

Roma, corteo 8 marzo. Minacce di morte a Pro Vita & Famiglia

"Le sedi di pro vita si chiudono col fuoco ma coi pro vita dentro sennò è troppo poco. E se un provita muore: champagne! E se non muore: molotov!”, questi gli agghiaccianti cori dei manifestanti -

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“Le sedi di pro vita si chiudono col fuoco ma coi pro vita dentro sennò è troppo poco. E se un provita muore: champagne! E se non muore: molotov!”. Sono – secondo quanto riferisce l’associazione Pvf in un comunicato – gli agghiaccianti cori intonati ieri vicino alla sede di Pro Vita & Famiglia a Roma, durante il corteo per l’8 marzo organizzato, tra gli altri, dal collettivo transfemminista di “Non Una Di Meno” in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

«Immaginiamo la scena a parti invertite – commenta l’associazione in una nota -, se dei manifestanti pro life avessero rivolto minacce di morte ad associazioni transfemministe o Lgbt. Sarebbe scoppiato uno scandalo nazionale, con titoli di apertura su tutti i giornali e i vari Schlein, Zan, Conte, Gualtieri e Boldrini si sarebbero stracciati le vesti. Dove sono ora? Non hanno nulla da dichiarare contro questo odio?. Se, come purtroppo ci aspettiamo, i leader della sinistra italiana non condanneranno questa violenza, significherà da parte loro ammettere che il principio di uguaglianza tanto predicato proprio dalla sinistra vale solo per chi la pensa come loro, mentre invece quando le vittime siamo noi il risultato è sempre e solo il silenzio assordante e complice».
In più – spiega sempre l’associazione – nelle strade adiacenti alla sede sono stati affissi manifesti firmati dal collettivo “Pro Scelta e Sorellanz3”, che scimmiottano i messaggi originali di Pro Vita & Famiglia con la definizione di “Donna”. Una sequenza di provocazioni e minacce neanche troppo velate: “Pro Vita parassita a che pro sei in vita?”; “Donna: chi ce se sente” – un’allusione all’autopercezione di genere –; “Trans*: il vostro peggiore incubo” o ancora: “Pro Vita: prepotenti omofobi, contro la vita e la libertà di tutt3” e persino un attacco al diritto all’obiezione di coscienza, definita “violenza commessa su chi sceglie di praticare un aborto”.
«Solo il presidio costante delle forze dell’ordine – si legge nella nota di Pro Vita & Famiglia – ha impedito che i facinorosi si avvicinassero fisicamente alla sede. Un presidio che ringraziamo sentitamente, e che purtroppo conosciamo bene perché si rende necessario ad ogni manifestazione simile, soprattutto dopo il gravissimo attacco del 25 novembre 2023 quando i collettivi transfemministi lanciarono un ordigno all’interno della nostra sede dopo aver sfondato le vetrine. Solo per un caso fortuito non andò tutto a fuoco».
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