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Martedì 10 Marzo 2026 10:03

A Roma Sud c’è un negozio che è il tempio della sneaker culture

Era il 6 febbraio 1988, quando Michael Jordan volava dalla linea del tiro libero allo Slam Dunk Contest e rendeva immortali le Nike Air Jordan. Non è solo una schiacciata, è l’inizio di una wave che cambierà per sempre il modo in cui guardiamo le sneaker, un solco nella cultura Pop che rende quello stacco […]

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Era il 6 febbraio 1988, quando Michael Jordan volava dalla linea del tiro libero allo Slam Dunk Contest e rendeva immortali le Nike Air Jordan. Non è solo una schiacciata, è l’inizio di una wave che cambierà per sempre il modo in cui guardiamo le sneaker, un solco nella cultura Pop che rende quello stacco del piede da terra la metafora perfetta di un nuovo stile che è appena decollato.

Da quel momento la direzione è tracciata. Jordan, Spike Lee, Kanye West: basket, cinema e musica e iniziano a trasformare le scarpe in oggetti di culto. Gli USA urban fanno scuola: playground, rap, graffiti. Poi arrivano gli anni 2000, le limited edition, le collaborazioni, l’hype. Lo sneakerhead diventa un po’ collezionista e un po’ trader. La cultura si espande, esce dagli Stati Uniti e arriva anche qui. E Roma quella wave l’ha accolta eccome.

Anche nella capitale la sneaker smette di essere solo la scarpa da ginnastica e diventa un segno di appartenenza. Estetica hip hop, certo, ma più in generale urban culture. Alcuni modelli, a un certo punto degli anni 2000, iniziano a comparire anche negli ambienti più radical chic del centro, dove se non avevi almeno un paio di Nike Silver rischiavi la terribile onta del passare inosservato.

Ogni quartiere, più o meno inconsapevolmente, elegge la sua sneaker. Tra Prati, Trieste e Roma Nord le Autry diventano quasi una divisa non scritta, Ponte Milvio ha eletto le Stan Smith prima ancora che tornassero ciclicamente di moda nel resto del mondo, mentre a Roma Sud ci sono stati anni in cui si sono viste più molle di Nike Shox che sanpietrini.

All’inizio però trovare proprio la scarpa che volevi era quasi un’impresa. Le sneakers stavano nei negozi di sport accanto alle racchette da tennis e ai tappetini da yoga. Pochi modelli, ancora meno taglie. E finivano subito.

Oggi Roma è piena di posti che vendono sneakers, ma tra vendere scarpe da ginnastica e costruire una cultura attorno alle sneakers c’è una differenza abbastanza evidente.

È proprio su questo che si basa My Place Roma, negozio aperto all’EUR con un’idea chiara: selezionare i modelli più ricercati del mercato internazionale e portarli a Roma senza passare per i giri infiniti di marketplace e resell online. Qui ci passano gli sneakerhead che cercano release difficili da trovare, ma anche quelli (come noi) che hanno visto delle Jordan clamorose ai piedi di qualcuno in metro e vogliono averle anche loro. 

Sugli scaffali passano i grandi nomi della sneaker culture globale: Nike, Air Jordan, Adidas, New Balance, Asics, Puma, insieme alle collaborazioni più ambite del momento, quelle che spesso escono in quantità limitate e spariscono dal mercato nel giro di poche ore. 

La differenza, però, non sta solo nei modelli. Sta nel fatto che qui le sneakers non vengono trattate come un semplice prodotto ma quasi come pezzi da collezione. Poi c’è la cosa che online non può succedere: la consulenza. Entrare, parlare con chi segue i drop, capire la storia dietro una release, farsi consigliare e indirizzare in un settore in cui c’è talmente tanta scelta che è facile perdere l’orientamento. Per molti farsi un giro da My Place Roma è il primo passo per entrare davvero nella sneaker culture.

Il risultato è che quello che doveva essere semplicemente un negozio sta diventando qualcosa di leggermente diverso: un punto di ritrovo per la community romana delle sneakers, tra collezionisti, curiosi e chi fino a ieri pensava che le Jordan fossero solo scarpe da basket. 

E in fondo è anche abbastanza logico. Perché se le sneakers a Roma sono diventate una lingua che parlano quartieri interi, prima o poi doveva nascere anche un posto dove quella lingua si studia davvero. A quanto pare, quel posto è Roma Sud.

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