Martedì 10 Marzo 2026 13:03
Anche le carceri italiane in preghiera per la pace


L'ispettore generale dei cappellani don Grimaldi esorta tutti gli operatori pastorali del mondo del penale a partecipare alla Giornata promossa dalla presidenza Cei per il 13 marzo
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«Il grido e la preghiera per la pace possano essere innalzati a Dio anche dalle nostre carceri italiane, dove ci sono tante sofferenze nascoste, dignità ferite, voci soppresse; possano anche i nostri fratelli e sorelle ristretti, unirsi alla supplica del mondo intero affinché “tacciano le armi”». Sono le parole di don Raffaele Grimaldi, ispettore generale dei cappellani delle carceri italiani, in un messaggio rivolto a tutti i cappellani delle carceri, ai diaconi, alle consacrate e ai religiosi, agli operatori pastorali del mondo del penale, in occasione della Giornata di preghiera e digiuno, promossa dalla presidenza della Cei per venerdì 13 marzo, per invocare il dono della pace in Medio Oriente e in tutto il mondo.
«Noi tutti operatori pastorali, facciamo nostri i continui inviti del Papa e l’appello della Conferenza episcopale italiana, che per il prossimo venerdì 13 marzo ha indetto una Giornata di preghiera e di digiuno, per implorare con la forza della nostra fede, il dono della pace», sottolinea don Grimaldi, richiamando le parole dei vescovi, secondo cui questa guerra «rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie, una nuova inutile strage dalle conseguenze incalcolabili».
L’ispettore generale ricorda anche le parole di Papa Leone, che continuamente invita a pregare per la pace: «Fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile». Nelle parole di don Grimaldi, «questa preghiera corale, che noi tutti vogliamo vivere tra le mura delle nostre carceri, vuole essere “un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte”. Imploriamo dunque da Dio questo dono prezioso per la nostra umanità sofferente e angosciata. “Il grido delle vittime giunge a noi con una forza che ci interpella direttamente; le immagini di violenza crescente ci sconcertano e chiamano a un impegno rafforzato”. Un impegno corale e consapevole – rimarca – che deve tradursi in gesti di prossimità e di preghiera quotidiana».
L’ispettore generale si dice fiducioso che «questa iniziativa di preghiera possa essere accolta con impegno, non solo da voi cappellani, operatori penitenziari e volontari tutti; ma questo vuole essere anche un invito a tutte le vostre direzioni, alla Polizia penitenziaria, ai diversi uffici dei vostri istituti, affinché facilitino questa iniziativa di preghiera, in comunione con tutta la Chiesa, perché possiate anche voi, per il prossimo 13 marzo, vivere questa intensa supplica per la pace, secondo le modalità e gli orari dei vostri luoghi di pena».
10 marazo 2026
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