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Mercoledì 11 Marzo 2026 09:03

Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, presenza «vicina alle persone»



La comunità si prepara ad accogliere il Papa, il 15 marzo. Il parroco don Refolo: «La sua visita, un incoraggiamento per continuare a essere una Chiesa aperta». Sul territorio, spicca il problema della casa. Per gli stranieri, la scuola di italiano

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Nel pomeriggio, davanti alla chiesa del Sacro Cuore di Gesù, a Ponte Mammolo, i bambini giocano vicino all’oratorio mentre alcuni anziani si fermano sulle panchine a chiacchierare. La piazza è semplice, circondata da palazzine e piccoli negozi di quartiere. Poco distante si trova il carcere di Rebibbia, presenza che da sempre segna la vita di questa parte della città. Qui, in una delle periferie della capitale, la comunità parrocchiale si prepara ad accogliere Papa Leone XIV nella visita pastorale in programma domenica 15 marzo. L’arrivo del pontefice è previsto nel pomeriggio, intorno alle 16; ad attenderlo il parroco don Francis Refolo, il cardinale vicario Baldo Reina e, naturalmente, i fedeli del quartiere.

Accoglienza: è questa la parola che meglio racconta la vita della parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, punto di riferimento per un territorio che negli anni è cambiato molto. «La nostra è una realtà di periferia segnata da tante fragilità, ma anche da una grande ricchezza umana», racconta don Refolo, “don Franz”, come lo chiamano tutti. «Cerchiamo ogni giorno di essere una presenza vicina alle persone, soprattutto a chi vive situazioni di difficoltà». E le difficoltà, racconta, riguardano situazioni abitative di sovraffollamento, assenza di regolari contratti di locazione, richieste di pagamento in nero e, in alcuni casi, vere e proprie forme di sfruttamento.

La necessità urgente di un alloggio, unita alla limitata conoscenza delle tutele normative e alla condizione di vulnerabilità sociale, espone queste persone a dinamiche che ledono la dignità umana e rendono più difficile un autentico percorso di integrazione. Per questo la parrocchia ha sviluppato negli anni diversi servizi di sostegno. Il primo è il Centro di ascolto Caritas, dove volontari e operatori accompagnano le persone nel pagamento delle utenze, nella ricerca di lavoro o nelle pratiche burocratiche. «Spesso – racconta don Franz – non serve solo un aiuto materiale, ma qualcuno che ascolti e orienti». Da oltre vent’anni, poi, la comunità promuove una scuola di lingua italiana per stranieri, frequentata ogni anno da decine di studenti. «È un servizio interamente portato avanti da volontari – riferisce il parroco – e per molti diventa il primo passo verso l’integrazione». Nel tempo circa 2.500 persone hanno partecipato ai corsi, che fanno parte della rete delle Scuole Migranti e aiutano anche nei percorsi per la cittadinanza.

«La conoscenza della lingua ha un ruolo decisivo nel processo di integrazione  – spiega Francesco Serra, di Scuole Migranti -. Pensiamo al lavoro, alle relazioni con le istituzioni o alla scuola dei figli. Ma ancora più importante è la consapevolezza dei propri diritti e la possibilità di esercitarli». Non sempre il percorso è semplice: circa la metà degli iscritti non riesce a concludere il corso perché trova lavoro o cambia casa, oppure si scoraggia davanti alla fatica dopo una lunga giornata di lavoro. Negli ultimi anni però è aumentata la presenza femminile. «Molte donne si iscrivono anche dopo anni vissuti in Italia, segno di una nuova volontà di integrazione».

Un altro segno concreto dell’impegno della comunità è il servizio docce per le persone senza dimora, attivo due sabato al mese. «Chi vive in strada può fare la doccia, fare colazione e cambiare i vestiti – racconta il parroco -. È un piccolo gesto, ma restituisce dignità». Il servizio, nato nell’anno giubilare del 2000 e poi ampliato negli anni, ha permesso di accogliere migliaia di persone in condizioni di disagio.

La parrocchia del Sacro Cuore ha una storia lunga più di novant’anni. Le sue origini risalgono al 1933, quando in quella che allora era una zona ancora rurale della città vennero avviate le prime attività pastorali ed educative. La chiesa fu costruita nel 1936 e negli anni la comunità è cresciuta insieme al quartiere, che oggi conta circa 13mila abitanti. Non è la prima volta che un Papa visita questa comunità: nel 1986 Giovanni Paolo II trascorse qui un intero pomeriggio incontrando i fedeli del quartiere e incoraggiando la parrocchia nel suo impegno pastorale. Ora l’attesa è tutta per la visita di Papa Leone XIV.

Nel pomeriggio del 15 marzo è previsto, prima della Messa, l’incontro con un piccolo gruppo di studenti della scuola di italiano. «Gli studenti cattolici hanno accolto con entusiasmo l’invito – racconta Serra – mentre quelli di altre fedi parteciperanno con rispetto e curiosità». In attesa della visita, la preparazione è già iniziata. «Con i ragazzi del catechismo abbiamo avviato un percorso sulla figura di san Pietro e sul significato del ministero del Papa – riferisce don Refolo -. E con gli operatori pastorali stiamo vivendo momenti di riflessione e di preghiera». Nelle scorse settimane è stata anche distribuita alle famiglie una preghiera per accompagnare spiritualmente la visita, recitata nelle celebrazioni e negli incontri comunitari. Un testo semplice che invita i fedeli ad accogliere il Papa «come segno della vicinanza di Dio alla comunità ». Un segnale di attenzione verso quelle realtà dove la Chiesa vive a stretto contatto con le fragilità sociali, fortunatamente sostenute da una forte rete di solidarietà. «La sua visita – conclude don Franz – è un incoraggiamento per continuare a essere una Chiesa aperta, che cammina accanto alle persone e che non dimentica chi vive nelle periferie della città».

11 marzo 2026

 

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