Servizi > Feed-O-Matic > 708773 🔗

Giovedì 12 Marzo 2026 09:03

Quando i beni confiscati alle mafie diventano bene comune

diamo linfa al bene, libera, 2026
diamo linfa al bene, libera, 2026
Compie 30 anni la legge sul riutilizzo a fini sociali delle proprietà tolte ai mafiosi. Il bilancio nel rapporto di Libera. Nel Lazio, 1.129 gli immobili confiscati, gestiti da 83 realtà - tra cui parrocchie e Caritas - in 19 Comuni. La campagna Diamo linfa al bene

L'articolo
Quando i beni confiscati alle mafie diventano bene comune
proviene da
RomaSette
.

#apertura #in città #in italia #beni confiscati #diamo linfa al bene #don luigi ciotti #libera #raccontiamo il bene
leggi la notizia su RomaSette



diamo linfa al bene, libera, 2026
diamo linfa al bene, libera, 2026
Da luoghi di illegalità e morte a luoghi di vita e di riscatto. Sono i beni confiscati alle mafie diventati bene comune. E questo grazie alla legge 109 del 7 marzo 1996 che introdusse il riutilizzo ai fini sociali dei beni tolti ai mafiosi. Una norma approvata dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio e le bombe mafiose a Roma, Firenze e Milano, e che completava la legge Rognoni-La Torre del 1982 che aveva introdotto la confisca delle ricchezze dei mafiosi.

Dopo 30 anni il bilancio è assolutamente positivo. Aumentano, grazie al prezioso lavoro di magistrati e forze dell’ordine, i beni confiscati alle mafie, ma aumentano ancora di più – quasi tre volte in dieci anni – i soggetti della società civile organizzata che li gestiscono. È quanto emerge dal rapporto di Libera “Raccontiamo il bene”, presentato in occasione del trentennale. Attualmente sono 23.026 i beni immobili confiscati e destinati mentre sono 20.848 quelli ancora in gestione dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati. Erano circa 30mila dieci anni fa, in occasione del primo rapporto di Libera. Dati imponenti, ma ancora più importanti sono quelli prodotti dalla legge di 30 anni fa: sono i 1.332 soggetti della società civile che gestiscono questi beni, in 19 regioni e in 448 Comuni. Dieci anni fa erano 524 in 16 regioni. Davvero un “Belpaese”, dove in silenzio opera una comunità alternativa a quella mafiosa.

Nel Lazio sono 1.129 i beni immobili confiscati e destinati mentre 2.854 quelli ancora in gestione dell’Agenzia. Sul lato delle aziende, sono 260 quelle confiscate e destinate mentre 508 quelle ancora in gestione. Dati che pongono il Lazio e Roma subito dopo le regioni a tradizionale presenza mafiosa. Ma non basta togliere i beni ai mafiosi. Nel Lazio sono 83 le diverse realtà impegnate nella gestione di questi beni in 19 Comuni. Una rete di esperienze in grado di fornire servizi e generare welfare, di creare nuovi modelli di economia e di sviluppo. Dal report di Libera emerge che il 52% delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (43), mentre sono 13 le cooperative sociali. Tra gli altri soggetti gestori ci sono 2 realtà del mondo religioso (parrocchie e Caritas), 8 fondazioni, 5 associazioni sportive. Le attività sono svolte in 38 tra appartamenti e abitazioni indipendenti; 19 ville o singole palazzine; 10 terreni agricoli o edificabili; 13 locali commerciali o industriali. Sono 56 i soggetti che svolgono attività di welfare; 18 di promozione del sapere e di turismo sostenibile; 7 di attività sportive.

Tra le belle realtà della Capitale ricordiamo la “Palestra della legalità” a Ostia, in un bene tolto al clan Spada; l’impianto sportivo “Don Pino Puglisi” a Montespaccato, confiscato al clan Gambacurta; le ville dei Casamonica a via Roccabernarda che ora ospitano l’Associazione nazionale genitori soggetti autistici, un progetto per neo-maggiorenni e un parco pubblico; “Casa di Leda”, la villa all’Eur confiscata a un usuraio, oggi rifugio per detenute con bambini piccoli; le due abitazioni dove l’associazione Andrea Todisco accoglie le famiglie costrette a migrare a Roma per curare i propri bambini nei poli pediatrici specialistici; i due “social market” per famiglie disagiate gestiti dall’associazione “Nonna Roma” all’Esquilino e a San Lorenzo; gli appartamenti assegnati alla Comunità di Sant’Egidio per persone e famiglie in difficoltà e, ultime arrivate, le case per il “dopo di noi” ristrutturate coi fondi del Pnrr e assegnate ai Municipi.

Ora Libera, che trenta anni fa contribuì all’approvazione della legge con la raccolta di un milione di firme, invita i cittadini a una nuova mobilitazione per difendere la legge e sostenerla. È la campagna “
Diamo linfa al bene
”: una firma per chiedere che il 2% del Fondo Unico Giustizia, che raccoglie il denaro confiscato ai mafiosi, venga destinato al riutilizzo pubblico e sociale dei beni confiscati. Dal 6 all’8 marzo si sono svolte più di 150 iniziative in tutta Italia (6 a Roma) con visite ai beni confiscati e la raccolta di firme. Perché, avverte il presidente di Libera don Luigi Ciotti «oggi dobbiamo stare attenti a non fare passi indietro, ma continuare a procedere in avanti! Dobbiamo fare uno scatto in più, uno sforzo più deciso per diventare tempestivi ed efficaci nel prenderci in carico quei beni e renderli subito operativi. Ogni giorno di ritardo fa il gioco delle mafie. Ogni rinuncia a intervenire le fa apparire più forti».

12 marzo 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

L'articolo
Quando i beni confiscati alle mafie diventano bene comune
proviene da
RomaSette
.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI