Domenica 15 Marzo 2026 16:03
Papa Leone a Ponte Mammolo: «Siamo segni di speranza»


L'arrivo del Pontefice nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, oggi pomeriggio, e la calorosa accoglienza della comunità parrocchiale
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Da quando a fine gennaio si è diffusa la notizia della visita di Papa Leone XIV nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, molti parrocchiani hanno iniziato a contare i giorni. «Qualcuno anche le ore», dice con il sorriso Serena indicando il figlio Antonio. Oggi pomeriggio, 15 marzo, alle 16, l’emozione accumulata si è sciolta in un lungo applauso nel momento in cui il vescovo di Roma ha varcato la porta dell’oratorio per la sua quinta visita pastorale in tempo di Quaresima in altrettante parrocchie romane. Circa 600 i presenti nel cortile dove il vento muove le bandierine bianche e gialle, i colori del Vaticano, e lo striscione con scritto a caratteri cubitali “Benvenuto Papa Leone”. Ad attenderlo il cardinale vicario Baldo Reina e il parroco don Francis Refalo, per tutti don Franz.
Ringraziando per la calorosa accoglienza ricevuta, il Papa ha elogiato i fedeli che come parrocchia, hanno creato una comunità che «veramente sa accogliere e questo è davvero un segno di speranza in un mondo dove tante volte il dolore, la sofferenza, le difficoltà sono troppo grandi». Poco prima di lasciare il Vaticano, ha spiegato, ha sentito in tv la testimonianza di una signora che sta soffrendo a causa della guerra e per questo ritiene che «nel mondo non ci sono più segni di speranza. Ma noi che crediamo in Gesù Cristo – ha detto il vescovo di Roma – viviamo come fratelli e sorelle uniti, possiamo essere quel segno di speranza anche in un mondo dove non si trovano più questi segni. Voi rappresentate questo amore infinito. Grazie per essere qui e grazie per questo gesto, questa vita di compromesso, di impegno per la fede, di vivere così l’amore di Dio».
Tante le persone affacciate ai balconi e alle finestre dei palazzi prospicienti il cortile. Salutandoli e ringraziandoli, il Pontefice ha spiegato che anche se per motivi di spazio non tutti hanno potuto partecipare all’incontro, tutti sono invitati all’incontro con Cristo. «Proprio in questa zona dove tante volte vediamo e sentiamo le difficoltà – ha aggiunto il vescovo di Roma -, c’è una parrocchia viva, una comunità di fede, una comunità che dice: “venite tutti perché in Gesù Cristo c’è salvezza” – ha affermato ad alta voce -. E noi vogliamo vivere, ricevere e condividere questo grande amore che il Signore ci offre». Infine il grazie a «tutti coloro che fanno parte di questa parrocchia nella Caritas, nell’espressione di aiuto per gli immigrati, quelli che accompagnano gli ammalati, quelli che tante volte soffrono perché non trovano lavoro, non hanno casa, non sanno dove andare».
Tra le prime file bambini e adolescenti: una mano stringe lo smartphone per immortalare ogni istante dell’incontro e l’altra è tesa per un saluto. Presente anche una mamma in rappresentanza delle donne accolte con i figli nella Casa Teresa Verzeri, gestita dalle Figlie del Sacro Cuore di Gesù, e nella Casa Madre Margherita, affidata alle Serve di Maria Riparatrici.
I bambini più piccoli, che «hanno atteso tanto questo momento», gli hanno regalato un libricino con lo stemma di Papa Leone disegnato a mano al centro della copertina e, all’interno, sono stati rilegati biglietti colorati con disegni, pensierini e preghiere scritti per l’occasione.
Matteo, 17 anni, ha presentato al Papa il gruppo giovani nato dopo il Covid. Sono «pochi, ma molto uniti», ha detto. Animano la liturgia, accompagnano a messa ammalati e anziani e organizzano l’oratorio estivo. Quest’estate i ragazzi vorrebbero percorrere insieme il Cammino di Santiago. «La sua presenza oggi ci incoraggia molto. Ci ricorda che anche se siamo pochi possiamo fare qualcosa di bello per la nostra comunità, se lo facciamo insieme e con il cuore».
Dietro alle transenne Rita e le figlie attendono già dalle 14 l’arrivo del Papa. Risiedono in zona e per loro «è bellissimo» poter accogliere il Pontefice nel proprio quartiere. «Qui siamo dimenticati da Dio e dagli uomini – afferma -. Grazie a questa visita abbiamo finalmente rivisto i marciapiedi puliti, i cassonetti vuoti e la strada asfaltata. È un evento bellissimo. Ricordo bene la gioia e l’emozione provata nel 1986 quando è venuto Giovanni Paolo II».
15 marzo 2026
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