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Domenica 15 Marzo 2026 18:03

La Messa del Papa a Ponte Mammolo: «Dialogare senza tregua per la pace»



L’appello durante la celebrazione presieduta nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù. «Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità»

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Non essere ciechi davanti al dolore altrui. Come Cristo guarì con il fango il cieco nato, così il cristiano è chiamato a “sporcarsi le mani” per prendersi cura dei più sofferenti. È quello che la parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo fa da novant’anni con i più fragili, «vivendo con fedeltà questa missione, con speciale cura delle situazioni di povertà, di emarginazione e di emergenza, con attenzione alla presenza, nel suo territorio, della Casa di reclusione di Rebibbia, e con tanti altri segni di sensibilità e di solidarietà». Lo ha detto Papa Leone XIV che questo pomeriggio, 15 marzo, ha presieduto la Messa nella parrocchia della periferia nord est della Capitale in occasione della visita pastorale.

 

Nella IV Domenica di Quaresima, detta Laetare, il pensiero di Prevost è subito andato a quanti «attualmente nel mondo soffrono a causa di conflitti violenti, provocati dall’assurda pretesa di risolvere i problemi e le divergenze con la guerra, mentre bisogna dialogare senza tregua per la pace. Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano».

 

Ponte Mammolo è un quartiere multietnico dove negli ultimi anni è cresciuto il numero di migranti. Per aiutarli ad integrarsi la parrocchia ha attivato una scuola di italiano per stranieri, aiuta le famiglie a trovare una casa dignitosa e un lavoro. Una comunità che guarda il prossimo “con gli occhi di Dio”, il che significa «prima di tutto superare i pregiudizi di chi, di fronte a un uomo che soffre, vede solo un reietto da disprezzare, oppure un problema da evitare, richiudendosi nella torre blindata di un individualismo egoista». Il Papa ha riconosciuto che «non mancano le difficoltà, purtroppo talvolta accentuate da chi, senza scrupoli, approfitta della condizione di indigenza dei più deboli per fare i propri interessi». Ha detto di essere ben consapevole di quanto tutti si impegnano per «far fronte a queste sfide, attraverso i servizi della Caritas, le Case-famiglia per l’accoglienza di donne e mamme in difficoltà e molte altre iniziative».

 

Così come conosce «la vitalità e la generosità» di quanti si dedicano «all’educazione dei giovani e dei ragazzi, con l’oratorio e con altre proposte formative». L’augurio alla comunità è che «il Sacro Cuore di Gesù plasmi e custodisca sempre più questa bella comunità, perché, con gli stessi sentimenti di Cristo, viva e testimoni con gioia e dedizione il tesoro di grazia ricevuto».

 

Prima della celebrazione eucaristica Leone ha incontrato i bambini in oratorio e gli ammalati e gli anziani nel salone parrocchiale. Il cardinale vicario Baldo Reina gli ha raccontato che un centinaio di parrocchie romane offrono servizi per aiutare gli stranieri ad integrarsi. Il Pontefice ha sottolineato il «grande valore di questo gesto» condannando quanti «non solo in Italia, ma in tante parti del mondo oggi» assumono l’atteggiamento contrario. «Vogliono chiudere porte – ha detto – vogliono dire: “Basta! Che non vengano altri!”. E invece noi come discepoli di Gesù Cristo sappiamo che il Vangelo ci chiama a vivere uno spirito diverso. Il Vangelo ci dice che quando Gesù si presenta e dice: “Sono straniero. Voi mi averte accolto”. E questo è un gesto che facciamo a tutte le persone che rappresentano veramente Gesù Cristo in mezzo a noi».

 

Ha poi riflettuto che «una parrocchia che si chiama Sacro Cuore, è una parrocchia che rappresenta questo cuore di Gesù, è veramente un luogo benedetto da Dio, che è chiamata ad essere questa casa di accoglienza, questa casa di fraternità, di carità, di amore, dove le persone che hanno bisogno possono trovare veramente una famiglia. Una famiglia che prega, una famiglia che vive la fede, una famiglia che vive l’autentico amore nella carità fraterna».

 

Al termine della Messa – concelebrata anche dal vescovo eletto monsignor Marco Valenti -, due sorelline filippine hanno donato al Papa, a nome della comunità parrocchiale e del consiglio pastorale del Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo, una fotografia in bianco e nero della chiesa scattata negli anni ’40. L’opera richiama le radici della comunità e il cammino di fede compiuto da generazioni di fedeli.

 

Nel suo saluto il parroco, don Francis Refalo, per tutti don Franz, ha ringraziato Prevost per il «dono grande» della visita pastorale, «una grazia che resterà nel cuore della gente». Ha descritto la realtà di Ponte Mammolo come «una comunità viva», giovane e multiculturale, soffermandosi sulle tante famiglie migranti che «qui cercano casa e futuro». Ha quindi ricordato l’impegno della scuola di italiano per stranieri, il servizio docce per i senza fissa dimora, l’impegno verso i detenuti del vicino carcere di Rebibbia, tutto segno di una «Chiesa che non dimentica nessuno». Ha quindi ringraziato Leone che con il suo ministero «ricorda che essere comunità cristiana significa essere casa aperta, luogo di misericordia e fraternità concreta».

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