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Domenica 15 Marzo 2026 18:03

“Le pietre del segreto – tra reliquie cristiane e figure esoteriche”: una presentazione che diventa dibattito tra storia, simboli e futuro

“Il potere nasce sempre dalla fiducia che una comunità decide di riporre in ciò che considera significativo.” Con questa riflessione si può riassumere lo spirito della serata dedicata alla presentazione del libro “Le pietre del segreto – tra reliquie cristiane e figure esoteriche”, che si è trasformata in qualcosa di molto più di un semplice [...]

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Con questa riflessione si può riassumere lo spirito della serata dedicata alla presentazione del libro “Le pietre del segreto – tra reliquie cristiane e figure esoteriche”, che si è trasformata in qualcosa di molto più di un semplice incontro letterario.

L’evento ha dato vita a un momento di confronto culturale e pubblico, dove storia, simboli, memoria e identità collettiva sono diventati il centro di un dialogo partecipato tra istituzioni, mondo culturale e cittadini.

La sala gremita ha seguito con attenzione il dialogo guidato dal moderatore Daniele Serio, che ha condotto l’incontro con ritmo e sensibilità, favorendo un confronto dinamico e partecipato.

All’evento hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni e del mondo culturale:

  • Micol Grasselli, consigliera della Regione Lazio

  • Marco Innocenzi, sindaco della città di Tivoli

  • Giovanni Loreti Colagrossi, sindaco di San Gregorio da Sassola

  • Vincenzo Tropiano, assessore della città di Tivoli

  • Alessia Croce, consigliera del Comune di Guidonia Montecelio

La loro presenza ha dato alla serata una dimensione pubblica e istituzionale, trasformando la presentazione del libro in un’occasione di riflessione sul ruolo della cultura nei territori.

Ad aprire la serata è stata la proiezione di una clip introduttiva, capace di immergere il pubblico nell’atmosfera del volume: storia medievale, mistero e simboli che attraversano i secoli.

ALESSIO ROMANO
Da qui è iniziato il dialogo con l’autore Alessio Romano, che ha raccontato il percorso di ricerca alla base del libro.

Il volume nasce infatti da un’indagine sul rapporto tra simbolo, memoria e potere nella storia dell’uomo.

Secondo l’autore, le reliquie non sono mai state soltanto oggetti materiali: nel corso della storia hanno rappresentato strumenti attraverso cui le comunità hanno costruito identità, fiducia e senso di appartenenza.

Nel Medioevo una reliquia poteva cambiare il destino di una città, attirare pellegrini, rafforzare poteri e creare legami sociali.

Uno dei passaggi più significativi della serata è stato il riferimento a Rachele Romano, figlia dell’autore, che ha scritto l’introduzione del libro.

Un momento che ha colpito molti dei presenti, perché ha mostrato come la trasmissione della cultura e della memoria possa diventare un dialogo tra generazioni, andando oltre il semplice ambito accademico.

Nel corso degli interventi istituzionali è emerso con forza il valore della cultura come spazio di aggregazione civile.

ALESSIO ROMANO
Micol Grasselli ha sottolineato come politica e cultura condividano la stessa missione: costruire legami tra le persone e custodire le radici che rendono solida una comunità.

Il sindaco di Tivoli Marco Innocenzi ha invece evidenziato come eventi di questo tipo dimostrino quanto la cultura possa diventare un’occasione concreta di incontro tra cittadini, istituzioni e territorio.

Particolarmente significativo anche l’intervento del sindaco di San Gregorio da Sassola Giovanni Loreti Colagrossi, che ha ricordato come il suo comune custodisca oltre trenta reliquie, patrimonio spirituale e storico che testimonia la profondità della tradizione religiosa e culturale dell’area tiburtina.

L’assessore Vincenzo Tropiano ha proposto una riflessione originale, paragonando il libro a una composizione musicale capace di armonizzare ricerca storica e dimensione simbolica, ricordando come anche l’amministrazione pubblica debba mantenere al centro l’uomo e la sua storia.

Alessia Croce, consigliera comunale di Guidonia Montecelio, ha invece evidenziato il legame tra cultura e territorio, sottolineando come la narrazione dei luoghi, delle reliquie e dei misteri storici possa diventare uno strumento di valorizzazione dell’identità locale.

Il momento più intenso della serata è arrivato con il dibattito condotto dal giornalista Antonio Angeli, che ha aperto una discussione sul significato delle reliquie e sul loro ruolo nella storia.

Il confronto si è concentrato anche sul mistero del Santo Graal, figura sospesa tra storia e simbolo.

La domanda posta al pubblico non era tanto se il Graal sia realmente esistito come oggetto, ma perché l’uomo continui a cercarlo.

ALESSIO ROMANO
Nel tempo il Graal è diventato la metafora di una ricerca interiore, legata alla maturità e alla responsabilità individuale.

Il dibattito si è poi ampliato alle figure esoteriche presenti nel libro, interpretate non come folklore occulto ma come strumenti simbolici attraverso cui le società hanno raccontato i propri limiti e le proprie aspirazioni.

I cavalieri del Graal, gli alchimisti e altre figure dell’immaginario europeo rappresentano infatti modalità con cui l’uomo ha cercato di comprendere sé stesso.

Tra queste, una delle più suggestive emerse durante la serata è stata quella del Golem.

Nella tradizione ebraica il Golem è una creatura costruita dall’uomo e animata da una parola scritta: un essere potente ma privo di coscienza autonoma.

Un’immagine antica che oggi appare sorprendentemente attuale.

Durante il dibattito è emerso un parallelo spontaneo con l’intelligenza artificiale, anch’essa basata su codici scritti dall’uomo e capace di amplificare enormemente le possibilità umane.

Secondo diverse analisi economiche citate durante l’incontro, tecnologie di questo tipo potrebbero generare migliaia di miliardi di valore economico ogni anno e trasformare profondamente il mercato del lavoro nei prossimi decenni.

ALESSIO ROMANO
Ma il punto centrale del confronto non è stato tecnologico, bensì simbolico.

Le reliquie nel Medioevo non aumentavano la forza materiale, ma rafforzavano fiducia, identità e coesione sociale.

L’intelligenza artificiale, invece, amplifica la capacità operativa delle società contemporanee.

In entrambi i casi resta aperta la stessa domanda: chi custodisce il potere che nasce da questi strumenti?

La discussione ha portato a una riflessione più ampia: nessuno è davvero estraneo ai simboli.

Anche nelle società moderne continuiamo a vivere circondati da oggetti che acquisiscono valore perché una comunità decide di attribuirglielo.

Una bandiera, un inno, uno stemma civico, la maglia di una squadra, una fede al dito.

Oggetti apparentemente semplici che diventano potenti quando si caricano di significato condiviso.

Il potere non risiede nell’oggetto, ma nel senso che le persone costruiscono attorno a quell’oggetto.

Durante la serata è stato dedicato spazio anche alla presentazione degli altri scrittori presenti in sala, un momento che ha sottolineato il ruolo della scrittura come strumento fondamentale per costruire memoria e pensiero collettivo.

Autori, giornalisti e studiosi sono stati ricordati come custodi delle narrazioni attraverso cui una comunità interpreta sé stessa.

Nel corso dell’incontro è stato inoltre anticipato il prossimo lavoro dell’autore, dedicato alle confraternite segrete del Medioevo, con un focus sul mondo del giornalismo.

Al termine del dibattito la serata è proseguita con cena e musica, trasformando l’incontro culturale in un momento di condivisione tra istituzioni, cittadini e mondo della cultura.

Il risultato è stato qualcosa di raro: una serata in cui passato e futuro si sono incontrati nello stesso discorso.

Reliquie medievali, miti antichi e intelligenza artificiale sono diventati parti di una stessa grande domanda sulla storia, sui simboli e sul modo in cui le comunità costruiscono il proprio futuro.

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