Lunedì 16 Marzo 2026 10:03
Un bambino di 2 anni disperso in un naufragio a Lampedusa


Il piccolo caduto in mare in braccio alla mamma. In salvo gli altri migranti. Save the Children: un bimbo «paga il prezzo di politiche che privilegiano difesa dei confini a salvataggio di vite umane»
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Il mare lo ha strappato dalle braccia della mamma quando è caduta in mare, insieme agli altri migranti che affollavano la barca naufragata nel tardo pomeriggio di sabato 14 marzo al largo di Lampedusa. È disperso da allora il bimbo di 2 anni originario della Sierra Leone, partito con la madre e il gruppo di migranti da Sfax, in Tunisia, lo scorso venerdì 13 marzo. Tutti in salvo gli altri, soccorsi dagli uomini della motovedetta Cp327 della Guardia costiera che sono riusciti a salvare 64 persone, fra cui 14 donne e 10 minori. Provengono da Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea e Sierra Leone. Hanno raccontato a chi li ha ha ascoltati nell’hotspot di Lampedusa di avere pagato per la traversata 300 euro e hanno detto di volere restare in Italia.
Ancora senza esito le ricerche del piccolo, che «ha pagato il prezzo di politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio di vite umane», denuncia Save the Children, sottolineando come «questo episodio – che purtroppo si aggiunge a molti altri – dimostri ancora una volta che ogni ritardo, omissione o scelta politica in questa direzione mette a rischio persone che fuggono da povertà, violenze e persecuzioni, costituendo una responsabilità gravissima che ricade sull’Ue e sui suoi Stati membri».
Per l’organizzazione, «non è possibile assistere in silenzio alla perdita di vite umane, compresi tanti bambini, oltre 100 ogni anno negli ultimi tre anni». Ribadita quindi «con forza» la richiesta di «aprire canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani», e di «attivare un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso nel Mediterraneo per salvare le persone in pericolo, operando nel rispetto del diritto internazionale e dando prova di quella solidarietà che è un valore fondante dell’Unione europea».
Ancora, dall’ong evidenziano che «sanzionare e limitare l’azione delle imbarcazioni, siano esse organizzazioni non governative o mercantili, che salvano vite nel Mediterraneo, nel rispetto del diritto marittimo internazionale, come previsto da alcune norme contenute nel disegno di legge sull’immigrazione varato recentemente dal Consiglio dei ministri, è pericoloso e mette a rischio migliaia di vite. Misure di questo tipo, se confermate dal Parlamento, rappresenterebbero un grave passo indietro nella tutela di bambini, bambine e adolescenti migranti – avvertono da Save the Children -, in particolare se soli e privi di figure adulte di riferimento o superstiti di naufragi».
16 marzo 2026
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