Lunedì 16 Marzo 2026 11:03
“The Madmen Coach”: quando lo sport è tutela della salute mentale


Menzione speciale ai Nastri d'Argento per il documentario di Liberatore, ispirato all'esperienza "Crazy for football" ideata dallo psichiatra Santo Rullo. Le attività di Casa Siloe, nella parrocchia Gesù Divino Lavoratore, anche per i giovani Neet
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Lo sport: uno dei fattori di protezione della salute mentale, oltre che occasione privilegiata di socializzazione per i giovani. Questo il messaggio del documentario “The Madmen Coach”, che ha ricevuto una menzione speciale all’ultima edizione dei Nastri d’Argento, il 2 marzo scorso. L’opera del regista Carlo Liberatore racconta la storia della prima Nazionale senegalese di calcio a 5 di persone con problemi di salute mentale, esperienza ispirata a “Crazy for football”, l’omologa Nazionale italiana ideata dallo psichiatra Santo Rullo.
Il documentario «si basa sulla storia di un operatore socio-sanitario senegalese – fa sapere il medico -: si è formato qui in Italia e poi ha “esportato” nel suo Paese questo modello di integrazione e di normalizzazione del disturbo mentale anche mediante lo sport». Rullo mette in luce come «è importante rendere fruibile anche con questo tipo di racconto l’idea che i problemi della salute mentale non vanno nascosti né stigmatizzati»; ancora, considera quanto, soprattutto per i più giovani, «è urgente tornare alla relazione sociale e al rapporto equilibrato tra mente e corpo», in un momento in cui «è più facile aprire uno smartphone e comunicare con chi non conosciamo, addirittura chiedendo consiglio all’AI».
Opera in questa direzione il Centro diurno “Casa Siloe”, la struttura ospitata dal 2022 nei locali della parrocchia Gesù Divino Lavoratore, nel quartiere Portuense, e gestita dall’impresa sociale Medinext. «In sinergia con Santo Rullo, con la diocesi di Roma e grazie alla vicinanza del cardinale vicario Baldo Reina – dice Luigi Grimaldi, direttore sviluppo Medihospes, la cooperativa sociale del Consorzio “La Cascina” a cui Medinext afferisce -, svolgiamo attività di supporto, assistenza e riabilitazione per persone con disagio psichico in adolescenza e in giovane età adulta, fruendo in comodato d’uso gratuito degli spazi parrocchiali».
In cantiere ci sono anche altre iniziative. In particolare, «nell’ambito del progetto “Tutto in tutti” – spiega Grimaldi -, vogliamo attivare percorsi di formazione per i “Neet”, quei giovani che non studiano e non lavorano. Desideriamo intercettare i più fragili tra loro, quelli che nessun Centro per l’impiego ha censito, lavorando nel campo della salute mentale, per avviarli a una formazione e poi al mondo del lavoro, anche attraverso le parrocchie e i gruppi della Caritas». Sul tema c’è la sensibilità della Regione Lazio, «con 10 milioni di euro stanziati per l’inclusione professionale delle persone con disabilità certificata», ricordano da Medihospes. Ora l’obiettivo è continuare il dialogo avviato tra Regione e diocesi in modo proficuo per portare a buon fine l’iniziativa pensata a favore dei Neet più fragili.
16 marzo 2026
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