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Martedì 17 Marzo 2026 09:03

I padri italiani verso una maggiore condivisione delle responsabilità

padre figlio, rapporto genitori figli, padri separati, papà, separazione
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In vista della Festa del papà, Save the Children analizza i dati dell'Inps sull'uso del congedo di paternità: numeri stabili - oltre il 64% -, ma «persistono ampie differenze tra i territori»

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«Hanno tra i 35 e i 44 anni (52% nel complesso), un impiego stabile e a tempo pieno e nella maggior parte dei casi risiedono nel Nord del Paese (59% degli utilizzatori, 107.273 padri) mentre al Centro e al Sud vivono rispettivamente il 19% (34.130 padri) e il 22% (40.236)». In vista della Festa del papà, il 19 marzo, Save the Children mette a fuoco il ritratto dei padri lavoratori dipendenti che usufruiscono del congedo di paternità. Stando ai dati Inps, si tratta di oltre il 64% del totale, anche se la tipologia contrattuale incide sensibilmente sulla durata effettiva del congedo. Basti pensare che «i lavoratori full time utilizzano mediamente quasi due giorni in più rispetto ai part time (+1,9 giorni), mentre chi ha un contratto a tempo indeterminato sfrutta mezza giornata in più rispetto a chi è assunto a termine (+0,5 giorni)». A fare la differenza è anche la posizione lavorativa, con «impiegati e dirigenti che ricorrono al congedo circa un giorno in più rispetto ai lavoratori manuali, mentre livelli retributivi più elevati risultano associati a un uso più contenuto della misura».

Basandosi sull’evidenza dei dati, da Save the Children rimarcano che «sempre più padri stanno compiendo un passo importante verso una maggiore condivisione delle responsabilità familiari». Proprio per questo «è necessario rafforzare strumenti che sostengano in maniera strutturale le famiglie poiché le scelte che riguardano il tempo da dedicare ai figli incidono direttamente sul loro benessere e sulla qualità della loro crescita». Sul territorio invece «persistono ampie differenze».

La presenza di padri che usufruiscono del congedo «continua a essere fortemente concentrata nelle regioni settentrionali, dove vivono circa tre utilizzatori su cinque (59% – 107.273 padri)». In particolare, «Lombardia (38,2% degli utilizzatori del Nord), Veneto (18,9%) ed Emilia-Romagna (16,8%) sono le aree che ne raccolgono il numero più alto, seguite da Piemonte (13,5%), Trentino Alto-Adige (4,4%), Friuli-Venezia Giulia (4,1%), Liguria (3,8%) e Valle d’Aosta (0,3%)». Al Centro «il Lazio (45% degli utilizzatori del Centro) e la Toscana (32,3%) rappresentano le regioni con la maggiore incidenza. Di seguito Marche (14,9%) e Umbria (7,8%)». Per quanto riguarda il Sud Italia, anche se con una distribuzione meno uniforme, «emergono Campania (28,5% degli utilizzatori del Sud), Puglia (21,7%) e Sicilia (21,6%) come i territori in cui risiede la maggior parte degli utilizzatori, seguite da Abruzzo (9,2%), Calabria (7,5%), Sardegna (6,8%), Basilicata (3,1%) e Molise (1,6%)».

Differenze significative riguardano anche il numero di giorni fruiti. «I lavoratori del Nord-Est e del Nord-Ovest usano un numero di giorni di congedo maggiori rispetto a quelli del Centro (rispettivamente +0,52 e +0,43 giorni), mentre al Sud e nelle Isole la fruizione è inferiore (-0,38 e -0,36giorni)». Nel complesso, osservano da Save the Children, «sono 181.777 i padri che nel 2024 hanno utilizzato il congedo di paternità», ma è ancora «disomogeneo l’accesso a uno strumento fondamentale per il benessere dei bambini e per avanzare verso una più equa ripartizione del lavoro di cura».

17 marzo 2026

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