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Martedì 17 Marzo 2026 11:03

La Asl Roma 2 e il progetto di una «rete assistenziale integrata»



Il direttore generale Amato racconta l'integrazione ospedale - territorio, soprattutto nella gestione del dolore cronico e delle cure palliative. Le Case della comunità e i progetti per i giovani

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Per numero di assistiti la Asl Roma 2 è l’azienda sanitaria più grande d’Italia. Con il direttore generale Francesco Amato abbiamo analizzato sfide e strategie.

I numeri sono imponenti. Le Case della comunità possono rafforzare il legame medico-paziente affinché l’assistito non sia solo un dato statistico?
I residenti della Asl Roma 2 sono circa 1,3 milioni ma il bacino reale di assistenza supera 1,8 milioni di persone, considerando universitari, fuori sede e pendolari. In un contesto così complesso, il sistema sanitario rischia di sembrare distante. La riorganizzazione dell’assistenza territoriale è una grande opportunità. Nelle Case della comunità, numerose e progressivamente operative nellaAsl Roma 2, il cittadino trova una risposta integrata ai propri bisogni di salute grazie a un’équipe multiprofessionale. Passiamo da una sanità basata sulla singola prestazione a una basata sul percorso di cura, dove la persona viene accompagnata nel tempo, soprattutto quando convive con una patologia cronica. Questa prossimità rafforza il rapporto di fiducia tra il sistema sanitario e il cittadino.

Carenza dei medici di base: come affrontarla?
È un tema nazionale che richiede soluzioni strutturali. Collaboriamo con la Regione Lazio per monitorare le zone carenti e garantire l’accesso all’assistenza primaria. Usando le graduatorie e potenziando la medicina territoriale limitiamo le maggiori criticità. Importante sarà il nuovo Accordo collettivo nazionale per la medicina generale. Consentirà ai medici di operare sempre più nelle Case della comunità. Questo modello rafforzerà l’assistenza di base e garantirà una presenza sanitaria più stabile sul territorio. Anche se il proprio medico di fiducia non è in studio, la struttura multiprofessionale assicura la presa in carico.

Qual è l’impegno per l’assistenza domiciliare?
È uno dei pilastri della riorganizzazione territoriale. Ogni Casa della comunità è collegata a una sede di Assistenza domiciliare integrata. È un cambiamento importante. La presenza capillare sul territorio consente di conoscere i bisogni delle comunità locali e di garantire interventi tempestivi e appropriati. L’assistenza domiciliare è fondamentale per anziani fragili, disabili, malati cronici, pazienti con bisogni palliativi. Questo modello riduce i ricoveri ospedalieri evitabili e migliora la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie.

Sempre più giovani sono esposti a rischi sanitari. Quali interventi sono attivi e quali strategie servono per contrastare il fenomeno?
La Asl Roma 2 è impegnata con progetti previsti dai piani regionali di prevenzione in scuole, università e comunità locali per promuovere maggiore consapevolezza dei fattori di rischio e diffondere corretti stili di vita. Si affrontano temi concreti come l’alimentazione, l’attività fisica, la prevenzione delle dipendenze e la salute mentale. Esempio virtuoso è la formazione dei “walking leader”, cittadini che promuovono gruppi di cammino e attività motoria nei quartieri. Iniziative semplici ma efficaci che favoriscono socialità, benessere e prevenzione delle malattie croniche.

Quali gli approcci clinici e i percorsi assistenziali adottati per la gestione del dolore cronico e per il potenziamento delle cure palliative?
È un’area dove l’integrazione tra ospedale e territorio produce i risultati migliori. Nella Asl Roma 2 progettiamo un modello organizzativo basato sulla rete assistenziale integrata, in cui ospedale e territorio lavorano in connessione. Le Case della comunità intercettano precocemente il bisogno, sia per il dolore persistente che per le patologie evolutive che necessitano di cure palliative. Se necessario vengono coinvolti i centri specialistici della rete di terapia del dolore, mentre per i pazienti con bisogni più complessi vengono attivati i servizi di assistenza domiciliare integrata e le équipe specialistiche di cure palliative. Fondamentale è il ruolo della Centrale operativa territoriale, che coordina i nodi della rete garantendo continuità tra ospedale e domicilio. Questo sistema rende la sanità più umana e vicina ai bisogni reali, in piena coerenza con la legge 38/2010 e il modello delineato dal dm 77/2022.

Come può il sistema evolvere da un modello reattivo a uno proattivo, focalizzato sulla prevenzione?
Dobbiamo spostare l’attenzione dalla cura della malattia alla promozione della salute. La sanità del futuro non può limitarsi a intervenire quando la malattia è già presente. Deve anticipare i bisogni, accompagnare le persone nel tempo e promuovere benessere nelle comunità. In tal senso le Case della comunità sono gli strumenti più importanti per costruire una sanità più vicina ai cittadini e più orientata alla prevenzione.

17 marzo 2026

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