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Martedì 17 Marzo 2026 11:03

Intervista ad Amélie Nothomb

Amélie Nothomb ha di nuovo mantenuto la promessa. Come ogni anno, ha regalato al suo...

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Amélie Nothomb ha di nuovo mantenuto la promessa.

Come ogni anno, ha regalato al suo pubblico un nuovo romanzo, “Meglio così”, uscito il 24 febbraio per i tipi della casa editrice Voland.
Stavolta, però, la scrittrice belga si è superata. Ha scritto il libro sulla scia delle forti emozioni e della sofferenza legate alla morte della madre, e ne è uscita un’opera ancora più intensa e toccante del solito.

Adrienne, la protagonista, che poi è l’alter ego della madre della scrittrice, ha la capacità di divertire e allo stesso tempo commuovere, trasmettendo al lettore la sua incrollabile fiducia nel futuro.

Per questa ragione, e anche per tante altre, “Meglio così” è destinato ad entrare nel cuore degli ammiratori di Nothomb per restarci.

A questo punto lasciamo la parola alla straordinaria scrittrice belga, che oggi ci parla del suo nuovo romanzo, e pure un po’ di se stessa.

1) Lei scrive tutti i giorni dalle 4 alle 8 del mattino. Deroga mai a questa regola aurea?

A: No, per nessun motivo, in passato ho provato una volta a non scrivere appena sveglia alle 4 del mattino e devo dire che durante la giornata non mi sono sentita bene, dunque non l’ho più rifatto. Anche quando sono in viaggio mi sveglio a quell’ora e scrivo.

2) “Meglio così” è il suo trentaquattresimo romanzo. Vista la grande intensità del suo ritmo lavorativo viene il dubbio che nel cassetto ne abbia altri non pubblicati. È così?

A: Meglio così è il mio trentaquattresimo romanzo pubblicato, ma ne ho scritti molti di più, sto terminando il mio centoquattresimo.

3) Rimane una grande lettrice nonostante i tanti impegni?

A: Assolutamente sì, sono una lettrice onnivora, ho letto e riletto i classici, leggo autori contemporanei, non potrei pensare di non leggere. Come può uno scrittore non leggere? La scrittura e la lettura sono intrecciate.

4) “Meglio così” è il romanzo di sua madre. Quanto sono autobiografici i personaggi?

A: Leggendo il romanzo, soprattutto nella prima parte, si può pensare quasi a una favola, ma posso assicurare che non vi è nulla di inventato, mia madre mi ha raccontato dettagliatamente le vicende della sua famiglia, anche le cose che possono sembrare orribili sono tutte vere!

5) Era una bambina simile ad Adrienne, la protagonista del romanzo? All’epoca sognava già di scrivere?

A: Non ero simile ad Adrienne, lei è una bambina che escogita il Meglio così e grazie a esso riesce ad affrontare difficoltà e sofferenze, io sono stata una bambina più cupa, meno solare. La propensione alla scrittura si è manifestata in me non proprio durante l’infanzia ma in un momento successivo.

6) Quando le succede qualcosa di brutto, Adrienne si consola dicendosi una specie di formula magica, “meglio così”, che “non significa bendarsi gli occhi, ma far trionfare la vita”. Questo mantra funziona anche per lei?

A: Io sono molto diversa da Adrienne (mia madre), sono sempre stata molto più simile a mio padre e non ho avuto fino a ora la capacità di mia madre di affrontare le difficoltà con il “meglio così”, ma sicuramente il suo esempio mi è sempre stato di grande aiuto.

Federica Focà

 

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