Mercoledì 18 Marzo 2026 12:03
Zona 30 a Roma, autovelox ancora assenti: scontro tra vigili e Campidoglio
Doveva segnare l’inizio di una nuova fase per la sicurezza stradale nella Capitale, ma la...
#attualità #zona 30
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Doveva segnare l’inizio di una nuova fase per la sicurezza stradale nella Capitale, ma la rivoluzione della “zona 30” nel centro di Roma resta ancora sulla carta. A due mesi dall’entrata in vigore del provvedimento, gli autovelox non sono mai entrati in funzione, con un nuovo rinvio che accende lo scontro interno al Campidoglio.
Da una parte c’è l’assessorato alla Mobilità guidato da Eugenio Patanè, che spinge per accelerare sulle misure di sicurezza – tra ciclabili, semafori intelligenti e controlli della velocità. Dall’altra, la Polizia Locale, che deve concretamente applicare i provvedimenti ma denuncia carenze di personale e strumenti.
Secondo fonti interne ai vigili urbani, il problema è semplice: gli agenti sono troppo pochi (circa 6.500) per una città come Roma e anche gli autovelox disponibili sono limitati. Per questo vengono utilizzati soprattutto su arterie considerate più pericolose, come la via Cristoforo Colombo, dove gli incidenti sono più frequenti.
La conseguenza è che la zona 30, pensata per ridurre gli incidenti nel centro storico, resta senza controlli automatici, affidandosi solo alla vigilanza “a vista”.
Il mancato avvio dei controlli ha fatto emergere una frattura tra politica e macchina amministrativa. Dall’assessorato si parla di resistenze da parte dei vigili, mentre dal Corpo si replica accusando il Campidoglio di annunciare misure senza avere i mezzi per attuarle.
La questione è arrivata sul tavolo del sindaco Roberto Gualtieri e del direttore generale Albino Ruberti, chiamati a trovare una soluzione a un dossier ormai diventato prioritario.
Intanto i romani restano tra il sorpreso e il disilluso. Niente autovelox, niente controlli straordinari: tutto come prima. Anche perché, fanno notare molti, nel centro storico la velocità media è già bassissima, intorno ai 17 km/h.
E così la “rivoluzione” della zona 30 resta sospesa tra annunci e realtà, simbolo di una città che fatica a passare dalla teoria alla pratica.
