Mercoledì 18 Marzo 2026 11:03
Dal 18 al 29/3/26 “Nessuno – Le avventure di Ulisse” al Teatro Ambra Jovinelli
Dal 18 al 29 marzo 2026 TEATRO AMBRA JOVINELLI Stefano Accorsi in Nessuno Le avventure di Ulisse testo di Emanuele Aldrovandi e con Francesca Del Ducaadattamento e regia Daniele Finzi Pascascene Luigi Ferrignocostumi Giovanna Buzzi produzione di Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo Siamo felici di annunciare il nuovo spettacolo con protagonista Stefano Accorsi, artista con cui abbiamo creato …
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Dal 18 al 29 marzo 2026
TEATRO AMBRA JOVINELLI
in
testo di Emanuele Aldrovandi
e con Francesca Del Duca
adattamento e regia Daniele Finzi Pasca
scene Luigi Ferrigno
costumi Giovanna Buzzi
adattamento e regia Daniele Finzi Pasca
scene Luigi Ferrigno
costumi Giovanna Buzzi
produzione di Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo
Siamo felici di annunciare il nuovo spettacolo con protagonista Stefano Accorsi, artista con cui abbiamo creato negli anni un vero e proprio sodalizio.
Dopo il successo di “Giocando con Orlando” e “Decamerone. Vizi, virtù e passioni” di Marco Baliani, e di “Azul” scritto e diretto da Daniele Finzi Pasca, Stefano Accorsi si immerge in un nuovo e ambizioso progetto: una rilettura teatrale del mito di Ulisse.
Lo spettacolo non sarà un semplice adattamento scenico, ma un vero e proprio viaggio nella psiche, nell’animo e nelle avventure del più umano tra gli eroi omerici.
Nuovo Teatro prosegue dunque il proprio impegno nel promuovere e creare progetti di qualità capaci di affascinare e coinvolgere il grande pubblico.
NOTE DI REGIA
Le parole hanno bisogno di sudore, per essere suonate con eleganza. Perché possano diventare leggere vanno spogliate, smussate rendendole ciottoli multicolori di una spiaggia immaginaria. Vengo da un teatro dove il corpo martella le parole forgiando immagini incoerenti simili a sogni. Per trovare questi punti di disequilibrio ci vogliono attori forti e delicati allo stesso tempo, abituati ad usare il corpo con l’elasticità e la potenza di un arco che scaglia immagini negli occhi degli spettatori. Ritrovare Stefano mi ha fatto tanto piacere, ci siamo capiti con facilità quando abbiamo costruito “Azul” e in “Nessuno” abbiamo affinato la nostra complicità.
Sono un obbiettore di coscienza, nel mio paese mi capitò di scontare qualche mese di prigione per aver rifiutato di prestare servizio di leva, raccontare dunque le gesta dei guerrieri non mi è solo insolito ma totalmente inusitato, una specie di salto mortale senza rete. Sono un clown, amo gli eroi semplici, i perdenti, quelli nei quali mi riconosco, i fragili, quelli fatti di materia che si sbriciola.
Così ho trasformato il dialogo interiore di un eroe sacro in un dialogo colmo di amore tra un eroe fragile e il suo amore. È arrivata dunque Penelope, un fuoco calmo, il ritmo selvaggio della femminilità e alla nostra avventura si è unita Francesca cielo stellato, la voce che ci guida verso casa. Noi clown ci occupiamo essenzialmente dei drammi, facciamo ridere per distrarre l’anima degli spettatori e quando meno se lo aspettano li colpiamo con il dolore di chi cade e si spezza. Volevo un Ulisse che facesse ridere e poi piangere, sorridere e poi commuovere, che fosse fatto della stessa materia dei nostri ricordi più ingenui, che parlasse d’amore e poco di sangue.
Nella vetrinetta in casa della nonna venivano conservate le tazzine del servizio buono, mai usate, troppo preziose per essere maneggiate. Il caffè di tutti i giorni lo si beveva nelle tazzine spaiate, tazzine sbocconcellate a cui nessuno era affezionato, quelle tazzine le ho ereditate io e mi sono preso anche una delle buone che si era frantumata alla fine di un pranzo di Natale conservata poi per anni nell’ovatta in attesa di un improbabile miracolo.
Quando Stefano e Marco mi hanno parlato di questo spettacolo ho pensato che fosse arrivato il momento di provare ad incollare i frammenti di porcellana buona, quella preziosa e che si vorrebbe invincibile, quella che quando si spacca svela l’umanità che dovrebbero avere gli eroi, poi mi sono domandato se questo Ulisse facesse parte del servizio buono o di quello che nonna usava tutti giorni. Anche oggi mi domando se con questo spettacolo incolleremo pezzi andati in frantumi o affronteremo la semplicità di chi vorresti compagno di ogni discussione, di ogni chiacchiera nella pancia della cucina a casa di nonna dove le avventure epiche si trasformavano nella quotidianità di vite ordinarie e le avventure dei semplici diventavano la sottile trama di vite straordinarie?
Nessuno risponderà.
Daniele Finzi Pasca
Le parole hanno bisogno di sudore, per essere suonate con eleganza. Perché possano diventare leggere vanno spogliate, smussate rendendole ciottoli multicolori di una spiaggia immaginaria. Vengo da un teatro dove il corpo martella le parole forgiando immagini incoerenti simili a sogni. Per trovare questi punti di disequilibrio ci vogliono attori forti e delicati allo stesso tempo, abituati ad usare il corpo con l’elasticità e la potenza di un arco che scaglia immagini negli occhi degli spettatori. Ritrovare Stefano mi ha fatto tanto piacere, ci siamo capiti con facilità quando abbiamo costruito “Azul” e in “Nessuno” abbiamo affinato la nostra complicità.
Sono un obbiettore di coscienza, nel mio paese mi capitò di scontare qualche mese di prigione per aver rifiutato di prestare servizio di leva, raccontare dunque le gesta dei guerrieri non mi è solo insolito ma totalmente inusitato, una specie di salto mortale senza rete. Sono un clown, amo gli eroi semplici, i perdenti, quelli nei quali mi riconosco, i fragili, quelli fatti di materia che si sbriciola.
Così ho trasformato il dialogo interiore di un eroe sacro in un dialogo colmo di amore tra un eroe fragile e il suo amore. È arrivata dunque Penelope, un fuoco calmo, il ritmo selvaggio della femminilità e alla nostra avventura si è unita Francesca cielo stellato, la voce che ci guida verso casa. Noi clown ci occupiamo essenzialmente dei drammi, facciamo ridere per distrarre l’anima degli spettatori e quando meno se lo aspettano li colpiamo con il dolore di chi cade e si spezza. Volevo un Ulisse che facesse ridere e poi piangere, sorridere e poi commuovere, che fosse fatto della stessa materia dei nostri ricordi più ingenui, che parlasse d’amore e poco di sangue.
Nella vetrinetta in casa della nonna venivano conservate le tazzine del servizio buono, mai usate, troppo preziose per essere maneggiate. Il caffè di tutti i giorni lo si beveva nelle tazzine spaiate, tazzine sbocconcellate a cui nessuno era affezionato, quelle tazzine le ho ereditate io e mi sono preso anche una delle buone che si era frantumata alla fine di un pranzo di Natale conservata poi per anni nell’ovatta in attesa di un improbabile miracolo.
Quando Stefano e Marco mi hanno parlato di questo spettacolo ho pensato che fosse arrivato il momento di provare ad incollare i frammenti di porcellana buona, quella preziosa e che si vorrebbe invincibile, quella che quando si spacca svela l’umanità che dovrebbero avere gli eroi, poi mi sono domandato se questo Ulisse facesse parte del servizio buono o di quello che nonna usava tutti giorni. Anche oggi mi domando se con questo spettacolo incolleremo pezzi andati in frantumi o affronteremo la semplicità di chi vorresti compagno di ogni discussione, di ogni chiacchiera nella pancia della cucina a casa di nonna dove le avventure epiche si trasformavano nella quotidianità di vite ordinarie e le avventure dei semplici diventavano la sottile trama di vite straordinarie?
Nessuno risponderà.
Daniele Finzi Pasca
Orari spettacolo
- mercoledì 18 giovedì 19, sabato 21, martedì 24, venerdì 27, sabato 28 marzo ore 21:00
- venerdì 20, mercoledì 25, giovedì 26 marzo ore 19:30
- domenica 22 e domenica 29 marzo ore 17:00
