Giovedì 19 Marzo 2026 11:03
I pollini e la “lunga” primavera dei piccoli allergici


Il cambiamento climatico allunga il periodo delle pollinazioni. Al Bambino Gesù indagini molecolari innovative per rintracciare gli allergeni. Nei piccoli, sintomi sempre più precoci e prolungati
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L’aumento globale delle temperature sta cambiando anche il calendario delle allergie ai pollini: se fino a qualche decennio fa la maggior parte delle allergie respiratorie si concentrava in primavera, oggi la pollinazione di molte piante tende ad anticipare e a prolungarsi. Il risultato è che i sintomi delle allergie compaiono prima del previsto e durano più a lungo nel corso dell’anno con effetti diretti sulla salute dei bambini e con periodi di “pausa” sempre più brevi per i piccoli allergici.
In Italia tra 1,2 e 2,7 milioni di bambini soffrono di allergie ai pollini. Di questi, circa 7.500 si rivolgono ogni anno all’ambulatorio di Allergologia dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù dove, a partire dal 2022, si è registrato un progressivo aumento dei casi. «Il cambiamento climatico ha modificato completamente il modo in cui osserviamo e gestiamo le allergie ai pollini», spiega il responsabile Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. Le stagioni polliniche sono più lunghe e meno distinguibili tra loro «e questo significa che i bambini allergici hanno sintomi sempre più precoci e più prolungati», aggiunge.
Il sovrapporsi delle stagioni ha conseguenze importanti per la diagnosi, soprattutto nei bambini che spesso sono sensibilizzati a più pollini contemporaneamente, dato che diventa più difficile individuare il polline responsabile dei sintomi basandosi solo sulla storia clinica del bambino. Molti infatti, evidenzia fiocchi, «risultano allergici a diversi pollini e, con stagioni che si sovrappongono sempre di più, la sola osservazione dei sintomi non basta più per identificare l’allergene responsabile. Per questo stiamo utilizzando diagnostiche molecolari sempre più avanzate che permettono di individuare con precisione le singole componenti allergeniche».
Non solo test tradizionali dunque ma diagnostiche che permettono di identificare non solo il polline responsabile, ma anche le singole molecole allergeniche presenti al suo interno. Il laboratorio di Analisi cliniche del Pediatrico Gesù è tra i primi ad aver messo a punto i pannelli diagnostici avanzati che analizzano centinaia di allergeni contemporaneamente, offrendo una vera e propria “mappa” delle sensibilizzazioni del paziente e consentendo di personalizzare le terapie, inclusa l’immunoterapia allergene-specifica.
In Italia, riferiscono dall’ospedale, le allergie ai pollini sono tra le principali cause di rinite allergica in età pediatrica. «Studi sulla popolazione scolastica indicano che la sensibilizzazione ad almeno un allergene aerodisperso riguarda quasi il 40% degli adolescenti, mentre la rinocongiuntivite allergica interessa circa il 18%. Considerando che nel 2024 i bambini tra 0 e 14 anni in Italia erano circa 7 milioni, si stima che i piccoli allergici ai pollini possano essere tra 1,2 e 2,7 milioni». Nella struttura della Santa Sede ne vengono seguiti ogni anno circa 10mila tra bambini e ragazzi. Di questi, 7.500 si rivolgono agli ambulatori per allergia ai pollini, mentre altri 2.500 vengono valutati in consulenza allergologica durante ricoveri o visite per altre patologie. Circa milla sono in trattamento con immunoterapia allergene-specifica.
Negli ultimi anni si è osservato anche un aumento dei casi. Nel 2019 i pazienti con allergie respiratorie pediatriche seguiti dall’ospedale erano circa 5mila, con 670 bambini in immunoterapia. Dopo la riduzione degli accessi tra 2020 e 2021 dovuta alla pandemia, si è registrata una forte ripresa delle diagnosi tra il 2022 e il 2023, seguita da un ulteriore aumento tra il 2024 e il 2025, in parallelo con stagioni polliniche più lunghe e intense. E ogni anno gli ambulatori di allergologia intercettano inoltre circa 5.800 nuovi casi di pollinosi: circa 370 bambini iniziano l’immunoterapia mentre oltre 5.500 pazienti vengono gestiti con altre strategie terapeutiche e seguiti dal pediatra di famiglia.
19 marzo 2026
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