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Venerdì 20 Marzo 2026 13:03

Ucciso in Iran il portavoce dei Pasdaran



L'annuncio delle stesse Guardie rivoluzionarie. Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone si dichiarano pronti a un piano per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz. E Teheran minaccia: «Chi aiuta gli Usa a riaprirlo sarà complice dell'aggressione»

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Gli attacchi statunitensi e israeliani hanno ucciso il portavoce delle Guardie rivoluzionarie iraniane Ali Mohammad Naini. L’annuncio è arrivato questa mattina, 20 marzo dagli stessi Pasdaran, in una dichiarazione diffusa sul loro sito web. Naini, scrivono, «è stato martirizzato nel vile e criminale attacco terroristico condotto dalla parte americano-sionista all’alba». Un’uccisione che arriva dopo quella del
ministro dell’Intelligence Ismail Khatabi
. Ora «il ministero dell’Intelligence deve proseguire sulla sua strada, creando insicurezza per i nemici e sicurezza per i cittadini iraniani», si legge in un messaggio attribuito alla nuova Guida suprema della rivoluzione islamica l’ayatollah Mojtaba Khamenei, in cui ha espresso le sue condoglianze al presidente Masoud Pezeshkian «per il martirio del ministro dell’Intelligence Isnail Khatib».

Intanto Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone si dichiarano pronti a contribuire a un piano per garantire la navigazione commerciale dello Stretto di Hormuz. «Finita la guerra, si può partecipare a iniziative più ampie delle Nazioni Unite per garantire il trasporto marittimo a Hormuz. Noi dobbiamo insistere con la nostra diplomazia», ha dichiarato ai microfoni di Mattino Cinque il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Non abbiamo voluto questa guerra, non vogliamo parteciparvi – ha ribadito – ma ieri in Ue abbiamo dato un contributo fondamentale per dare un messaggio forte per una moratoria negli attacchi ai centri petroliferi e del gas. Un messaggio che punta a ristabilire maggiore tranquillità». L’obiettivo, ha spiegato il titolare della Farnesina, è quello della «de-escalation». Quindi ha aggiunto: «Il fatto che l’Ue abbia ascoltato Guterres significa che vuole essere protagonista».

Anche la premier Giorgia Meloni ha escluso la possibilità di un intervento militare italiano. Intervenendo a margine del Consiglio europeo, ha assicurato che un eventuale contributo potrà arrivare solo «in una fase post-conflitto», con l’obiettivo di «garantire la libertà di navigazione». E sul fronte interno, ha difeso il decreto bollette: «Confido nel via libera dell’Ue». Con la guerra nella regione del Golfo e i missili sulle raffinerie, vola infatti il prezzo del petrolio. Tante che la Banca centrale europea avverte: il conflitto «avrà un impatto rilevante sull’inflazione».

Teheran, da parte sua, minaccia: «Chi aiuta gli Usa a riaprire Hormuz sarà complice dell’aggressione».

20 marzo 2026

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