Sabato 21 Marzo 2026 19:03
Onu – L’Italia ha votato a favore del “genere”. Protesta Pvf
La delegazione di Roma ha votato per impedire che la parola "genere" venisse definita come sesso biologico nei documenti internazionali -
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Con una lettera ai sostenitori, il presidente di Pro Vita & Famiglia Antonio Brandi ha dichiarato il dissenso della onlus nei confronti della decisione del governo italiano di votare all’Onu a favore della mozione a favore del gender, cioè della pretesa di dichiararsi donna anche da parte di uomini che biologicamente non lo sono. Questa la lettera di Brandi:
“La delegazione italiana all’ONU ha votato per impedire che la parola “genere” venisse definita come sesso biologico nei documenti internazionali.
“Non si è nemmeno astenuta. Assurdo. Ha votato attivamente a favore di una mozione presentata dal Belgio per seppellire la risoluzione americana prima che fosse anche solo esaminata. Ventitré paesi a favore della mozione-bavaglio, tre contrari e diciassette astenuti. L’Italia stava tra i ventitré.
“Lasciami raccontarti come ci siamo arrivati, perché questa storia inizia settimane fa…
“Il 9 marzo, alla CSW70, la sessione ONU sulla Condizione della Donna, l’Italia aveva già votato sì alle cosiddette Conclusioni Concordate. Un testo che usa “genere” decine di volte senza mai ancorarla alla biologia, che apre all’aborto come diritto universale richiamando il documento del Cairo del 1994, che finanzia con soldi pubblici obbligatori le organizzazioni transgender e femministe radicali.
“Prima di quel voto avevamo inviato una PEC formale al Ministro Tajani chiedendo di istruire la delegazione affinché si opponesse ai punti più critici o almeno sostenesse gli emendamenti correttivi che gli Stati Uniti avevano proposto. Abbiamo portato un camion-vela davanti al Ministero degli Esteri. Abbiamo raccolto oltre 16.000 firme di italiani che chiedevano a Tajani di avere il coraggio di fare diversamente. Tajani non ha mai risposto. Non alla PEC. Non al camion-vela. Non alle 16.000 firme.
“Poi è arrivato il 19 marzo, la seconda occasione. Gli Stati Uniti avevano presentato una risoluzione che chiedeva una cosa sola, di per sé ovvia: che nei documenti ONU “genere” tornasse a significare sesso biologico, esattamente come scritto e firmato da 189 paesi a Pechino nel 1995. Un atto di onestà intellettuale verso un accordo che esiste già da trent’anni.
“Il Belgio ha risposto con una mozione procedurale per affossare la risoluzione senza nemmeno discuterla e l’Italia ha appoggiato questa mozione.
“Non riesco a trovare attenuanti, e non intendo cercarne. Non si tratta di pressioni europee difficili da reggere, né di un errore diplomatico. È una scelta politica consapevole, esplicita, documentata.
“Un governo che si definisce conservatore, che ha costruito parte del suo consenso dicendo di opporsi all’ideologia gender, aveva due occasioni in dieci giorni per dimostrare che le parole corrispondono ai fatti. Le ha sprecate entrambe, la seconda in un modo che non lascia spazio ad alcuna interpretazione. Il Ministro Tajani deve una risposta agli italiani. Noi gliela chiederemo, di nuovo, pubblicamente” conclude la lettera di Antonio Brandi.
