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Lunedì 23 Marzo 2026 20:03

Il Sacello di San Zenone: un gioiello nascosto dell’alto medioevo romano

Nel cuore del rione Monti, a pochi passi dalla maestosa Santa Maria Maggiore, la basilica...

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Nel cuore del rione Monti, a pochi passi dalla maestosa Santa Maria Maggiore, la basilica di Santa Prassede custodisce uno degli ambienti più affascinanti e meno conosciuti di Roma: il Sacello di San Zenone.

Realizzato nel IX secolo da papa Pasquale I come cappella funeraria per la madre Teodora, il sacello è un raro esempio di oratorio altomedievale annesso a una basilica e rappresenta un capolavoro assoluto della Roma carolingia.

Di San Zenone non si sa praticamente nulla se non che è seppellito in questa cappella a lui dedicata.

La tradizione che vorrebbe anche Pasquale I seppellito qui è smentita dal Liber Pontificalis che ne colloca la sepoltura nell’oratorio di San Pietro da lui stesso realizzato.

Perché il Sacello di San Zenone è così straordinario?

Il sacello è un microcosmo teologico perfettamente coerente con l’epoca di realizzazione.

Pasquale I non costruisce un semplice oratorio funerario; costruisce un manifesto visivo della sua politica religiosa.

Il sacello è un condensato di temi cristologici, mariologici e petrini, tutti orchestrati per affermare:

  • la continuità tra Roma e la tradizione apostolica
  • il ruolo del papa come garante dell’ortodossia
  • la centralità della visione come strumento di salvezza
È un programma iconografico che dialoga con Ravenna, Costantinopoli e la tradizione paleocristiana romana.

Sacello di San Zenone
L’esterno, costruito con materiali di reimpiego, è impreziosito da un mosaico che incornicia un’urna cineraria e due clipei concentrici: nel primo compaiono la Madonna col Bambino e alcune sante, nel secondo i dodici apostoli, affiancati negli angoli da figure veterotestamentarie e dai papi Pasquale I ed Eugenio II.

L’interno è un sorprendente microcosmo teologico. Quattro colonne non portanti sorreggono idealmente gli angeli della volta, che a loro volta innalzano un clipeo con il Cristo Pantocratore, evocando le visioni celesti dell’arte ravennate.

Sacello di San Zenone
Sulla controfacciata campeggia l’Etimasia, il trono vuoto destinato a Cristo nel giorno del Giudizio, affiancato da Pietro e Paolo.

Sacello di San Zenone
Le pareti laterali raccontano un articolato programma iconografico:

in una nicchia le sante Prassede, Pudenziana, Agnese e Teodora “episcopa” — riconoscibile dal nimbo quadrato dei viventi — si alternano a scene bibliche come l’Agnello mistico e la discesa di Cristo agli inferi.

Sacello di San Zenone
L’altare, incorniciato da colonnine in alabastro, ospita una nicchia con la Trasfigurazione e un’edicola seicentesca che racchiude una piccola absidiola musiva con la Vergine e il Bambino.

Sacello di San Zenone
Dal sacello si accede infine alla cappella della Sacra Colonna, che conserva la colonna alla quale, secondo la tradizione, Cristo fu legato durante la flagellazione. Portata a Roma nel 1223 dal cardinale Giovanni Colonna, è da secoli oggetto di profonda devozione.

Sacello di San Zenone
Il Sacello di San Zenone è un luogo unico: un intreccio di memoria familiare, teologia visiva e arte musiva che trasforma un piccolo ambiente in una straordinaria visione dell’Empireo. Un tesoro nascosto che merita di essere riscoperto

By Bruno Carboniero, foto gentile concessione In Medio Aevo

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