Martedì 24 Marzo 2026 12:03
82 anni fa l’eccidio delle Fosse Ardeatine


Il presidente Mattarella ha deposto una corona d'alloro davanti alla lapide che ricorda i 335 uomini uccisi dai nazisti. Fra loro anche un prete: don Pappagallo. Il sindaco Gualtieri: «Epilogo drammatico di una vicenda che ha portato l'Italia nei punti più bassi della sua storia»
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Un silenzio carico di una commozione che si rinnova ogni anno per i familiari delle vittime ha segnato la cerimonia per l’82° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine svoltasi questa mattina, 24 marzo, nel Mausoleo di via Ardeatina. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato tra gli altri dal ministro della Difesa Guido Crosetto, ha deposto una corona d’alloro davanti alla lapide che ricorda i 335 uomini uccisi. All’indomani del referendum costituzionale sulla giustizia, «anche in una giornata come questa sappiamo e capiamo perché la nostra Costituzione è preziosa – ha affermato a margine dell’evento il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri -. È figlia anche dei drammi e delle tragedie della seconda guerra mondiale. È stata scritta dai padri costituenti e quindi gli italiani sanno che un documento così prezioso e importante non si riforma a colpi di maggioranza. L’hanno detto tutti gli italiani».
L’eccidio delle Fosse Ardeatine avvenne il 24 marzo 1944 come rappresaglia per l’attentato compiuto dai Gruppi di azione patriottica il giorno precedente in via Rasella, dove morirono 33 soldati tedeschi. L’operazione fu predisposta dall’ufficiale delle SS Herbert Kappler, assistito, tra gli altri, dal capitano Erich Priebke. In meno di 24 ore, 335 italiani – 9 gli stranieri – furono uccisi con un colpo alla nuca all’interno delle cave di pozzolana sulla via Ardeatina, a pochi passi dalle catacombe di San Callisto. Le vittime avevano un’età compresa tra i 15 e i 74 anni e furono selezionate in base al criterio di dieci italiani per ogni tedesco ucciso, con l’aggiunta di cinque persone dovuta a un errore nel conteggio. Tra loro, prigionieri politici, militari, ebrei, detenuti, civili di ogni estrazione sociale e culturale e anche un sacerdote della diocesi di Roma, don Pietro Pappagallo. Dopo l’esecuzione, i tedeschi fecero brillare delle mine per ostruire l’accesso alle cave e occultare i cadaveri. Proprio in queste settimane l’Università di Firenze ha avviato un progetto di ricerca basato sull’analisi del dna per dare un nome alle ultime 7 vittime rimaste ignote.
«Una delle manifestazioni più terribili del terrore che il nazifascismo ha esercitato nei mesi tragici dell’occupazione di Roma – ha aggiunto Gualtieri -. Un epilogo drammatico di una vicenda che ha portato l’Italia nei punti più bassi della sua storia e che però poi ha visto, con l’eroismo della Resistenza e il percorso di rifondazione della democrazia, il Paese uscire più forte e più unito da quella tragedia. Bisogna sempre ricordare e onorare le vittime, ricordare le responsabilità gravissime del fascismo, del nazismo, e anche l’eroismo di quanti ebbero il coraggio di opporsi e di guidarci verso la democrazia e la libertà».
Nel suo saluto iniziale, anche il presidente dell’Associazione nazionale famiglie italiane martiri (Anfim) Francesco Albertelli si è soffermato sul coraggio dimostrato in quegli anni da uomini e donne. «Nell’ottantesimo anniversario del voto alle donne non si può che rimarcare con ammirazione lo straordinario coraggio delle donne di ogni tempo per l’affermazione di se stesse e per i sacrifici compiuti nel cammino di emancipazione e liberazione del genere femminile». Parlando delle tensioni e delle nuove guerre che si combattono nel mondo «con ulteriori orrori, morte e distruzione», si è chiesto se non sia proprio quel coraggio «la bussola che dovremmo seguire per trovare la via nella burrasca in cui navighiamo. Forse ci serve un gesto di fiducia come quello che le mamme riservano ai figli per trovare la forza di affermare le nostre idee e i nostri valori, per avere il coraggio di non tirarci indietro, prendere posizione e non restare indifferenti. La nostra Costituzione – ha continuato – è la più copiata e in molti settori le nostre leggi hanno anticipato i tempi. I nostri militari sono i più amati all’estero per la sensibilità e la solidarietà che hanno dimostrato nelle operazioni di pace. Siamo in grado di farci valere in ogni situazione perché non siamo servi né navi senza nocchiere, ma persone degne e oneste, semplicemente donne e uomini coraggiosi. Solo così potremo superare il momento difficile e contribuire con piena consapevolezza alla costruzione del futuro del Paese».
Il segretario generale Anfim Marco Trasciani ha quindi scandito i nomi delle 335 vittime mentre su un maxi schermo scorrevano le loro fotografie. La cerimonia è proseguita con la recita della preghiera cattolica da parte dell’arcivescovo Gian Franco Saba, Ordinario militare per l’Italia, mentre la preghiera ebraica è stata presieduta dal rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni. Sul palco riservato alle autorità anche i presidenti di Senato e Camera, rispettivamente Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il vescovo ausiliare di Roma Michele Di Tolve – in rappresentanza del vicario Reina – e il presidente della comunità ebraica di Roma Victor Fadlun.
24 marzo 2026
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