Martedì 24 Marzo 2026 09:03
Leone Magno e Attila: il racconto di un incontro nella Basilica di San Pietro e nelle Stanze di Raffaello
Leone Magno e Attila: il racconto di un incontro nella Basilica di San Pietro e nelle Stanze di Raffaello
La basilica di San Pietro non è soltanto un capolavoro artistico. Ogni angolo racconta un episodio del passato cristiano e dell’antichità europea. Oggi ci dirigiamo verso l’ambulacro superiore sinistro della Basilica di San Pietro, dove è collocato l’altare di San Leone Magno, che custodisce una memoria straordinaria: la tomba di uno dei papi più importanti […]
Leone Magno e Attila: il racconto di un incontro nella Basilica di San Pietro e nelle Stanze di Raffaello
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Leone Magno e Attila: il racconto di un incontro nella Basilica di San Pietro e nelle Stanze di Raffaello
La basilica di San Pietro non è soltanto un capolavoro artistico. Ogni angolo racconta un episodio del passato cristiano e dell’antichità europea. Oggi ci dirigiamo verso l’ambulacro superiore sinistro della Basilica di San Pietro, dove è collocato l’altare di San Leone Magno, che custodisce una memoria straordinaria: la tomba di uno dei papi più importanti della storia della Chiesa e dell’Europa.
![L'altare di San Leone Magno nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6974.jpg)
L’altare di San Leone Magno nella Basilica di San Pietro [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Leone I (pontificato: 440-461) fu una figura decisiva sia per la teologia sia per la storia politica del suo tempo. Fu uno dei pochi papi a essere chiamato “Magno”, cioè “il Grande”. Il titolo non è casuale.
Tra i momenti più importanti della sua vita possiamo ricordare la sua difesa della dottrina cristiana nel 451 al Concilio di Calcedonia in Bitinia (oggi Kadıköy, in Turchia), dove contribuì a definire la dottrina sulle due nature di Cristo. Dopo intensi dibattiti teologici, centinaia di vescovi giunti da tutto l’orbe cristiano stabilirono in modo definitivo la natura di Cristo ovvero che Gesù è una sola persona in due nature, divina e umana, unite senza confondersi né separarsi.
Questa definizione, nota come Definizione calcedoniana, affermava che Cristo è pienamente Dio e pienamente uomo: le due nature coesistono perfettamente nella stessa persona, senza mescolarsi ma anche senza dividersi. Con questa decisione, il concilio respinse le interpretazioni che negavano una delle due dimensioni di Cristo e stabilì un punto fondamentale per la dottrina cristiana.
La dottrina delle due nature di Cristo e della loro unione in un’unica persona fu formulata dallo stesso papa nell’Epistola 28 da lui redatta, nota come Tomus ad Flavianum, indirizzata al confratello Flaviano, arcivescovo di Costantinopoli, nella quale, oltre a ribadire il realismo dell’Incarnazione, condannava le tesi del monaco Eutiche, considerato eretico. Infatti, benché costui condannasse il nestorianesimo – l’eresia secondo la quale in Cristo la persona umana e quella divina sono nettamente distinte – sostenne l’ipotesi opposta, cioè il monofisismo, affermando che, dopo l’unione di Dio con la natura umana (l’Incarnazione), avrebbe prevalso la natura divina.
Leone intervenne anche sul piano disciplinare e istituzionale. Si oppose infatti al canone 28 del concilio, che attribuiva a Costantinopoli un rango quasi pari a quello di Roma. Pur approvato dai vescovi orientali, Leone non lo riconobbe, difendendo il primato della sede romana.
Non possiamo dire che dopo la morte, avvenuta nel 461, Leone I abbia davvero “riposato in pace”. Le sue spoglie conobbero una storia sorprendentemente movimentata.
Fu il primo papa a essere sepolto nella Basilica di San Pietro. La sua sepoltura si trovava nella camera funeraria sotto il Secretarium, la sacrestia papale dell’antica basilica costantiniana. Circa due secoli dopo, nel 668, papa Sergio I fece traslare il corpo nel portico della basilica, in uno spazio pubblico, segno della crescente venerazione per il pontefice. Nel IX secolo fu papa Leone IV a spostarlo nuovamente, questa volta all’interno della basilica, nel transetto sinistro.
Con la costruzione della nuova Basilica di San Pietro, le reliquie furono nuovamente trasferite. Nel 1607, durante alcuni lavori, la tomba fu riaperta e, con grande stupore, il corpo di Leone Magno fu ritrovato ancora integro. Il giorno seguente le sue reliquie furono portate solennemente all’altare della Madonna della Colonna, dove Paolo V Borghese volle riunire anche le spoglie degli altri papi omonimi: Leone II, Leone III e Leone IV. Infine, nel 1715, i resti di San Leone Magno vennero collocati nella posizione attuale, presso l’altare a lui dedicato, ornato dalla magnifica pala marmorea barocca in marmo di Carrara realizzata da Alessandro Algardi tra il 1646 e il 1653 durante il pontificato di Innocenzo X Pamphilj (pontificato: 1644-1655).

Alessandro Algardi, Pala d’altare presso l’altare di San Leone Magno nella Basilica di San Pietro, raffigurante l’incontro tra Leone I e Attila [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Questa pala ricorda un episodio diventato celebre nella storia europea: l’incontro di Leone Magno con Attila, re degli Unni, durante l’invasione dell’Italia nel V secolo. In un momento in cui l’Impero romano d’Occidente era ormai fragile e in crisi, il papa rappresentò una delle poche autorità capaci di trattare con i nuovi popoli che premevano sui confini dell’impero.
![Alessandro Algardi, Pala d'altare presso l'altare di San Leone Magno nella Basilica di San Pietro, raffigurante l'incontro tra Leone I e Attila, dettaglio di Leone I [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6977.jpg)
Alessandro Algardi, Pala d’altare presso l’altare di San Leone Magno nella Basilica di San Pietro, raffigurante l’incontro tra Leone I e Attila, dettaglio di Leone I [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Gli Unni erano un popolo nomade proveniente probabilmente dalle steppe dell’Asia centrale. Comparvero improvvisamente in Europa nel IV secolo e la loro avanzata cambiò radicalmente gli equilibri del continente. Erano celebri per la loro cavalleria velocissima, per l’uso devastante dell’arco composito a cavallo e per una mobilità militare che gli eserciti romani faticavano a contrastare.
La loro pressione sulle popolazioni germaniche provocò un effetto a catena, noto come le invasioni barbariche: Visigoti, Ostrogoti e Vandali furono spinti verso i confini dell’Impero romano, destabilizzandolo. Gli Unni non distrussero direttamente l’Impero romano d’Occidente, ma contribuirono ad accelerarne la crisi. Sotto la guida di Attila (395 circa – 453 circa, re dal 434 fino alla morte), gli Unni invasero i Balcani, la Gallia e infine l’Italia, provocando devastazioni e accrescendo la pressione su un sistema politico già fragile. Nel V secolo Roma era infatti indebolita da crisi economiche, eserciti ridotti e continue lotte interne.
![Alessandro Algardi, Pala d'altare presso l'altare di San Leone Magno nella Basilica di San Pietro, raffigurante l'incontro tra Leone I e Attila, dettaglio di Attila [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/03/IMG_6976.jpg)
Alessandro Algardi, Pala d’altare presso l’altare di San Leone Magno nella Basilica di San Pietro, raffigurante l’incontro tra Leone I e Attila, dettaglio di Attila [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]Dopo la morte di Attila il suo regno si dissolse rapidamente, ma gli equilibri dell’Europa erano ormai cambiati. Solo pochi anni dopo, nel 476, l’Impero romano d’Occidente sarebbe definitivamente caduto.
Tre anni dopo la morte del sovranno unno, nel 455, fu ancora Leone I a intervenire per fermare alle porte di Roma i Vandali d’Africa, guidati dal re Genserico. Grazie al suo intervento, la città fu sì saccheggiata, ma non incendiata.
Ma torniamo alla pala algardiana: la scena è ricca di tensione. Attila guarda verso l’alto, circondato dai dai suoi guerrieri, mentre davanti a lui si erge il papa, che lo osserva con piglio calmo e autorvole.

Alessandro Algardi, Pala d’altare presso l’altare di San Leone Magno nella Basilica di San Pietro, raffigurante l’incontro tra Leone I e Attila, dettaglio dei Santi Pietro e Paolo [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY NC SA]In alto compaiono le figure di San Pietro e San Paolo, armati di spada e pronti a difendere Roma. Secondo la tradizione, sarebbe stata proprio la loro apparizione miracolosa a convincere il re degli Unni a ritirarsi. Che il miracolo sia storico o simbolico, il messaggio è chiaro: la forza spirituale della Chiesa che si oppone alla violenza dei conquistatori.
Nella Stanza di Eliodoro, uno degli ambienti dei Palazzi Vaticani decorati da Raffaello, troviamo l’affresco intitolato Incontro tra Leone Magno e Attila, realizzato intorno al 1514.
![Musei Vaticani, Stanza di Eliodoro, Affresco di Raffaello raffigurante l'incontro tra Leone magno e Attila [Foto: Wikimedia Commons, PD]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/03/Incontro_di_leone_magno_e_attila_01.jpg)
Musei Vaticani, Stanza di Eliodoro, Affresco di Raffaello raffigurante l’incontro tra Leone Magno e Attila [Foto: Wikimedia Commons, PD]La scena è costruita con grande equilibrio e forte impatto narrativo. Al centro dell’affresco si svolge l’incontro tra i due protagonisti: da una parte papa Leone Magno, raffigurato con atteggiamento solenne e autorevole, accompagnato dal suo seguito; dall’altra Attila, a cavallo, circondato dai suoi guerrieri. Il contrasto è immediatamente evidente: il papa è fermo, stabile, simbolo di ordine e autorità spirituale; Attila e i suoi uomini sono in movimento, agitati, espressione di forza militare e minaccia.
Anche qui l’elemento più spettacolare è nella parte superiore della scena. Nel cielo appaiono San Pietro e San Paolo, armati e in atteggiamento minaccioso. Le loro figure irrompono dall’alto con energia, come una visione soprannaturale destinata a fermare Attila. È proprio questo intervento divino a cambiare il corso degli eventi: Attila, infatti, appare esitante, quasi sul punto di ritirarsi. Raffaello costruisce così una narrazione visiva potentissima: la forza della Chiesa non è solo politica o diplomatica, ma è sostenuta direttamente dal cielo.
Un dettaglio interessante è che il volto di Papa Leone Magno non è generico: Raffaello gli attribuisce infatti i tratti di Papa Leone X de ‘ Medici, suo contemporaneo. In questo modo l’affresco non si limita a raccontare il passato, ma assume anche un significato politico attuale, presentando il papa come difensore della cristianità.
Lo sfondo raffigura un paesaggio aperto e luminoso alle porte di Roma, che contribuisce a dare profondità alla scena e a renderla ancora più teatrale. Si riconoscono il Colosseo, un acquedotto e un obelisco; tuttavia, l’episodio storico si svolse in realtà nell’Italia settentrionale, nei pressi di Mantova, nella località di Governolo. Nel complesso, l’affresco unisce storia, leggenda e propaganda: racconta un episodio del V secolo, lo interpreta come un miracolo e allo stesso tempo celebra il ruolo del papato nella difesa della civiltà cristiana.
[Maria Teresa Natale]
Per approfondire: Leone I Magno e gli incubi di Attila, in: Gabriela Häbich, La Roma segereta dei papi: alla scoperta delle tracce pontificie nell’arte e nell’urbanistica della Città Eterna, Roma: Newton Compton, 2017, p. 93-116.
Leone Magno e Attila: il racconto di un incontro nella Basilica di San Pietro e nelle Stanze di Raffaello
