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Martedì 24 Marzo 2026 10:03

La stazione Ostiense è il paradigma dell’urbanistica romana

A Roma esiste un paradosso: non si costruisce dove ci sono già i servizi. In particolare, non si costruisce dove c’è già il trasporto pubblico. Anzi, spesso attorno alle stazioni di metro e treni ci sono dei veri e propri vuoti urbani. Il paradigma della stazione circondata da un vuoto urbano è Ostiense. Qualcosa si era tentato in passato con il cosiddetto “Campidoglio 2” e con alcuni interventi edilizi, effettivamente realizzati nei paraggi, ma solamente sul lato della stazione che dà su piazzale XII ottobre 1492. Si tratta in questo caso dell’ingresso secondario della Stazione. Noi oggi, invece, vi vogliamo parlare dell’ingresso principale della stazione: piazzale dei Partigiani. Qui non siamo ai margini della città. Qui siamo dentro Roma, tra Testaccio, Garbatella, San Paolo e Piramide, in posizione strategica e quindi con valori immobiliari molto elevati. Eppure, nonostante la vicinanza al cuore storico della città, in piena area consolidata, con una concentrazione di infrastrutture che pochi altri luoghi in Italia possono vantare, lo spazio urbano che circonda la stazione è rimasto fermo, incompiuto, abbandonato. A Ostiense convergono la ferrovia regionale e nazionale, la Metro B, la Roma-Lido (Metro E) e alcune linee di forza della rete bus, oltre chiaramente al tram. È uno dei nodi di mobilità più importanti della città. Eppure, appena si esce dalla stazione, ci si trova davanti a niente di più di una distesa di asfalto. Fondamentalmente un parcheggio, anche poco utilizzato. Non è un problema estetico; è un problema urbanistico. Un nodo di trasporto di questo livello dovrebbe essere uno dei luoghi più vivi e densi della città. Dovrebbe ospitare abitazioni, uffici, servizi, commercio, spazi pubblici riconoscibili. Dovrebbe essere un pezzo di città che funziona, non solo un punto di passaggio. Invece è esattamente il contrario: un vuoto urbano nel punto in cui Roma è più connessa. Proprio qui esiste una delle più grandi occasioni urbanistiche della città. E allora vale la pena dirlo con chiarezza e fare anche una provocazione: a Piazzale dei Partigiani non solo si può costruire, ma si deve costruire e lo si deve fare anche in altezza. Perché il vero tabù romano non è il costruire, ma il costruire in verticale. Non esiste luogo più adatto per superare questo tabù. Un nodo infrastrutturale, degradato, dove i valori immobiliari sono alti ma la qualità urbana è prossima allo zero. Costruire in verticale, in questo contesto, non è una semplicemente possibile: è la scelta più razionale. Densificare piazzale dei Partigiani significa concentrare funzioni, abitazioni, uffici, servizi, senza consumare altro suolo e insieme ricucire lo spazio urbano. Significa trasformare “piazzale dei Partigiani” in “piazza dei Partigiani”. Una piazza vera, vivibile e frequentabile ogni giorno. Naturalmente non si tratta di costruire torri a caso. Quello che serve è un progetto urbanistico preciso, di alta qualità architettonica e compositiva, promosso dall’Amministrazione Pubblica che ne deve guidare le scelte. Gli strumenti esistono: concorsi di architettura, piani di zona, partenariati pubblico-privati. Ma servono obiettivi, coraggio e volontà, che finora sono mancati. Perché il problema di Ostiense non sono i vincoli o chissà quale divieto, ma l’impostazione urbanistica di Roma che per troppo tempo ha separato il trasporto dalla vita urbana, la pianificazione della mobilità da quella dell’edilizia, come se le stazioni servissero solo a far salire e scendere le persone, e non a vivere la città e a generarla. Il risultato è tutto qui, in Piazzale dei Partigiani.

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A Roma esiste un paradosso: non si costruisce dove ci sono già i servizi. In particolare, non si costruisce dove c’è già il trasporto pubblico. Anzi, spesso attorno alle stazioni di metro e treni ci sono dei veri e propri vuoti urbani.

Il paradigma della stazione circondata da un vuoto urbano è Ostiense.

Qualcosa si era tentato in passato con il cosiddetto “Campidoglio 2” e con alcuni interventi edilizi, effettivamente realizzati nei paraggi, ma solamente sul lato della stazione che dà su piazzale XII ottobre 1492. Si tratta in questo caso dell’ingresso secondario della Stazione.


Masterplan del cosiddetto “Campidoglio 2”

Noi oggi, invece, vi vogliamo parlare dell’ingresso principale della stazione: piazzale dei Partigiani.

Qui non siamo ai margini della città. Qui siamo dentro Roma, tra Testaccio, Garbatella, San Paolo e Piramide, in posizione strategica e quindi con valori immobiliari molto elevati. Eppure, nonostante la vicinanza al cuore storico della città, in piena area consolidata, con una concentrazione di infrastrutture che pochi altri luoghi in Italia possono vantare, lo spazio urbano che circonda la stazione è rimasto fermo, incompiuto, abbandonato.

A Ostiense convergono la ferrovia regionale e nazionale, la Metro B, la Roma-Lido (Metro E) e alcune linee di forza della rete bus, oltre chiaramente al tram. È uno dei nodi di mobilità più importanti della città. Eppure, appena si esce dalla stazione, ci si trova davanti a niente di più di una distesa di asfalto. Fondamentalmente un parcheggio, anche poco utilizzato.

Non è un problema estetico; è un problema urbanistico. Un nodo di trasporto di questo livello dovrebbe essere uno dei luoghi più vivi e densi della città. Dovrebbe ospitare abitazioni, uffici, servizi, commercio, spazi pubblici riconoscibili. Dovrebbe essere un pezzo di città che funziona, non solo un punto di passaggio.

Invece è esattamente il contrario: un vuoto urbano nel punto in cui Roma è più connessa.

Proprio qui esiste una delle più grandi occasioni urbanistiche della città. E allora vale la pena dirlo con chiarezza e fare anche una provocazione: a Piazzale dei Partigiani non solo si può costruire, ma si deve costruire e lo si deve fare anche in altezza.

Perché il vero tabù romano non è il costruire, ma il costruire in verticale.

Non esiste luogo più adatto per superare questo tabù. Un nodo infrastrutturale, degradato, dove i valori immobiliari sono alti ma la qualità urbana è prossima allo zero. Costruire in verticale, in questo contesto, non è una semplicemente possibile: è la scelta più razionale.

Densificare piazzale dei Partigiani significa concentrare funzioni, abitazioni, uffici, servizi, senza consumare altro suolo e insieme ricucire lo spazio urbano. Significa trasformare “piazzale dei Partigiani” in “piazza dei Partigiani”. Una piazza vera, vivibile e frequentabile ogni giorno.


Suggestione realizzata con AI

Naturalmente non si tratta di costruire torri a caso. Quello che serve è un progetto urbanistico preciso, di alta qualità architettonica e compositiva, promosso dall’Amministrazione Pubblica che ne deve guidare le scelte. Gli strumenti esistono: concorsi di architettura, piani di zona, partenariati pubblico-privati. Ma servono obiettivi, coraggio e volontà, che finora sono mancati.

Perché il problema di Ostiense non sono i vincoli o chissà quale divieto, ma l’impostazione urbanistica di Roma che per troppo tempo ha separato il trasporto dalla vita urbana, la pianificazione della mobilità da quella dell’edilizia, come se le stazioni servissero solo a far salire e scendere le persone, e non a vivere la città e a generarla. Il risultato è tutto qui, in Piazzale dei Partigiani.

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