Martedì 24 Marzo 2026 16:03
Referendum – All’estero ha vinto il Sì: 56,34% contro 43,66%
L'Europa è l'unica area dove è prevalso il NO - Un segnale politico forte, una frattura culturale e politica tra le due Italie -
#italiani nel mondo
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Dopo lo scrutinio del referendum costituzionale sulla giustizia di ieri, emerge con chiarezza un dato politico di grande rilievo: gli italiani all’estero hanno votato in modo significativamente diverso rispetto al territorio nazionale, confermando ancora una volta una frattura culturale e politica tra le due Italie.
Nella circoscrizione Estero, il risultato è netto: Sì: 56,34%, No: 43,66%.
Un dato che ribalta, almeno parzialmente, il quadro all’interno del nostro paese, dove invece il risultato complessivo vede prevalere il No con il 53,23% contro il 46,77% del Sì.
Ma analizziamo dove ha vinto il SÌ nel mondo. L’analisi geografica evidenzia differenze marcate tra le varie aree. L’America Meridionale è la roccaforte più forte del consenso alla riforma con un SÌ al 72,86% ed un NO al 27,14%.
L’America Settentrionale e Centrale con percentuali di voti più basse, si attestano invece sui valori di voti di un SÌ 57,64% e di un No 42,36%. L’Africa, l’Asia e l’Oceania, a loro volta, scendono anch’esse di percentuale ma sempre confermando la scelta del SÌ rispetto al NO con un Sì al 53,02% ed un NO al 46,98%.
L’Europa rimane l’unica area dove prevale il NO, con rispettivamente 56,24% e 43,76%.
Ma consideriamo ora i dati relativi all’affluenza al voto degli italiani residenti stabilmente all’estero e quelli concernenti il loro peso politico. La loro partecipazione al voto si conferma più bassa rispetto all’Italia, aggirandosi attorno al 28,5%. Ma anche se all’estero vota una minoranza (circa il 28,5% in precedenza citato), il loro peso risulta di gran lunga più rilevante perché il referendum non prevede quorum. Questo significa in concreto che contano solo i voti espressi, mentre chi non vota non incide sul risultato.
E quindi, di fatto, una parte limitata degli iscritti AIRE (che conta oltre 6 milioni di italiani) può determinare l’esito complessivo della circoscrizione estero incidendo concretamente sugli equilibri finali in senso favorevole o meno alla competizione elettorale del momento. In sintesi, decide sul voto chi partecipa, non chi si astiene.
Ma quali i motivi del maggior SÌ nel voto degli italiani all’estero? Le ragioni sono molteplici e strutturali. Chi vive all’estero è più distante e meno immerso nel quotidiano conflitto politico interno alimentato nel paese risultando meno influenzato dal dibattito mediatico nostrano e tende a valutare le riforme in modo più pragmatico.
Le comunità italiane fuori dai confini, poi, vivono spesso in Paesi con sistemi giudiziari percepiti come più efficienti e di conseguenza risulta per loro logico nutrire maggiore fiducia nelle riforme istituzionali proposte. E questo può favorire e incentivare in loro una maggiore apertura al cambiamento. D’altro canto gli italiani all’estero sono mediamente più giovani, più mobili, più esposti a contesti internazionali, tutte caratteristiche queste che storicamente favoriscono il voto riformista.
Ma soffermiamoci ora sul significato politico del voto della nostra gente oltre confine. Il dato più interessante non è solo numerico, ma politico. L’Italia interna ha bocciato la riforma. L’Italia globale, quella all’estero, invece, l’ha promossa. Due visioni diverse: una più prudente e legata agli equilibri esistenti, un’altra invece più orientata al cambiamento istituzionale.
Da quanto in precedenza evidenziato, si giunge ad una importante conclusione. Il voto degli italiani all’estero non è più marginale. È un indicatore politico autonomo, spesso anticipatore di tendenze e meno condizionato dal dibattito interno. E soprattutto manda un messaggio chiaro: esiste un’Italia fuori dai confini che guarda alle riforme con occhi diversi. Ignorarlo, oggi, come si è già fatto con superficialità e scarsa avvedutezza per tanto tempo nel recente passato, sarebbe un errore politico grave. E questi tipi di errori finiscono per pagarsi ed anche cari. (Pier Francesco Corso)
