Mercoledì 25 Marzo 2026 09:03
La marcia scalza delle madri del mondo per la pace


Dall'Ara Pacis al Pincio, mamme israeliane e palestinesi, guidate da Yael Admi e Reem Al-Hajajreh - entrambe candidate al Nobel -, hanno camminato insieme per chiedere la fine della guerra. Il loro appello consegnato anche al Papa
L'articolo
La marcia scalza delle madri del mondo per la pace
proviene da RomaSette
.
#apertura #in città #solidarietà #alyse nelson #barefoot walk for peace #milck #mothers' call #reem al-hajajreh #vital voices #yael admi
leggi la notizia su RomaSette


Hanno camminato scalze, in silenzio, ma con un solo passo sono riuscite ad annullare i confini. Sono madri provenienti da diverse parti del mondo, riunite nella Capitale per la Barefoot Walk for Peace, la marcia che ieri pomeriggio, 24 marzo, ha visto camminare fianco a fianco per le strade di Roma mamme israeliane e palestinesi, guidate da Yael Admi e Reem Al-Hajajreh, entrambe candidate al Nobel per la Pace. Un’iniziativa profondamente simbolica – “Barefoot Walk: Mothers’ Call for Peace” – nata per promuovere un’azione globale capace di sollecitare i leader mondiali a porre fine al conflitto israelo-palestinese e ad ammettere le donne al tavolo dei negoziati per la pace.
Centinaia le persone coinvolte, con un corteo partito dall’Ara Pacis e arrivato fino alla Terrazza del Pincio. Oggi, 25 marzo, le delegazioni saranno accolte in Vaticano da Papa Leone XIV, a cui consegneranno il loro appello per la pace. A guidarle è l’esperienza condivisa del dolore e della maternità. «La voce delle madri israeliane e palestinesi è la voce di tutte le madri del mondo. Siamo qui per l’umanità – affermano Reem Al-Hajajreh, di Women of the Sun, e Yael Admi, di Women Wage Peace -. Al di là di ogni differenza, ci uniamo in un’unica richiesta: giustizia e pace». E aggiungono: «Le voci di chi paga il prezzo più alto, madri e donne, vengono sistematicamente ignorate ed escluse dalle stanze dove si decide anche il loro futuro e quello dei loro figli. Oggi diciamo basta: tutto questo deve finire. I nostri figli meritano scelte migliori che uccidere o essere uccisi. Da anni, e non senza rischi, siamo impegnate a costruire legami tra i nostri popoli, perché il dialogo è l’unico modo per costruire una pace giusta e duratura».
Parole che nascono da storie segnate dal conflitto, ma che scelgono di non fermarsi all’odio. «Preghiamo per tutti i bambini del mondo – proseguono -. Con noi ci sono anche le madri del Libano e dell’Iran. Siamo un grande movimento e chiediamo la pace. La speranza può cambiare il mondo. Non c’è guerra che possa fermare una madre quando vuole salvare suo figlio». Il gesto del camminare a piedi nudi affonda le sue radici proprio in questa consapevolezza. Nasce dal racconto di una madre palestinese che, appresa la morte del figlio di un’amica, decise di togliersi le scarpe per sentire sotto i piedi la terra, l’erba, le pietre: un modo per condividere, anche solo simbolicamente, il dolore di un’altra madre. Da quel gesto intimo è nato un movimento globale che oggi unisce donne di culture, religioni e Paesi diversi.
Ad accompagnare la marcia anche la musica: la cantautrice e attivista MILCK ha eseguito un brano originale, trasformando il cammino in un’esperienza capace di unire voci e storie diverse in un unico messaggio di pace. A sostenere l’iniziativa è anche Vital Voices Global Partnership, organizzazione internazionale non governativa che da oltre trent’anni promuove la leadership femminile in quasi 200 Paesi. «Lavoriamo con donne che affrontano alcune delle sfide più grandi del nostro tempo – ha spiegato a Roma Sette Alyse Nelson, presidente e Ceo della ong -. Quando abbiamo incontrato queste madri, abbiamo riconosciuto qualcosa di universale: nessuna madre mette al mondo un figlio per vederlo uccidere o essere ucciso».
È così che nasce Mother’s Call, il documento condiviso dalle due organizzazioni promotrici e che sarà consegnato al Santo Padre come richiesta di sostegno morale e impegno concreto per la pace. «Molti dicono che la pace è impossibile – aggiunge Nelson – ma queste donne rifiutano di crederlo. Vogliono costruire ponti, non lasciare ai figli un’eredità di odio e violenza».
La tappa romana si inserisce in un percorso più ampio: mentre le donne camminavano scalze nelle strade della Capitale, altre marce si svolgevano nello stesso momento in diversi continenti, dall’Australia agli Stati Uniti, fino all’Asia. Un segno concreto di una rete globale che cresce e che trova nella maternità un linguaggio comune. In un tempo segnato da guerre e divisioni, la scelta di camminare senza scarpe diventa così un segno potente di umanità condivisa. Un gesto essenziale che richiama alla fragilità della vita e alla responsabilità di custodirla. Perché, ci ricordano queste madri, la pace non è un’utopia: è una scelta che può cominciare anche da un solo passo.
25 marzo 2026
L'articolo
La marcia scalza delle madri del mondo per la pace
proviene da RomaSette
.