Mercoledì 25 Marzo 2026 12:03
Medio Oriente, lo specchio delle contraddizioni globali


In uno scenario segnato da crisi simultanee e interdipendenti, le dinamiche che coinvolgono Iran e Libano evidenziano l’incapacità delle principali potenze di richiamarsi alla necessità di una soluzione diplomatica, sottolineando l’urgenza di prevenire un’escalation dagli effetti potenzialmente sistemici
L'articolo
Medio Oriente, lo specchio delle contraddizioni globali
proviene da RomaSette
.
#dal mondo #editoriali #focus #guerra usa israele iran #medio oriente #multilateralismo #nazioni unite #onu #stretto di hormuz
leggi la notizia su RomaSette


Le tensioni che oggi attraversano il Medio Oriente riflettono, in modo quasi paradigmatico, le contraddizioni dell’ordine internazionale: un sistema in cui il divario tra principi proclamati e comportamenti concreti si amplia costantemente. In uno scenario segnato da crisi simultanee e interdipendenti, le dinamiche che coinvolgono Iran e Libano evidenziano l’incapacità delle principali potenze di richiamarsi alla necessità di una soluzione diplomatica, sottolineando l’urgenza di prevenire un’escalation dagli effetti potenzialmente sistemici. Questa postura, nonostante l’avvento dei sovranismi, è conforme ai principi del multilateralismo, fondato sul dialogo e sulla mediazione. Tuttavia, senza strumenti di pressione credibili e senza un allineamento strategico con altri attori globali, tale impostazione rischia di rivelarsi insufficiente. Il precedente della crisi russo-ucraina, iniziata nel 2014 e acuitasi in forma devastante nel 2022, ne rappresenta un esempio eloquente: un’Europa incapace di incidere sugli equilibri reali.
Di converso, il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu mantiene elevata la tensione in Medio Oriente e riduce gli spazi per una soluzione negoziale. La limitata attenzione europea alle accuse rivolte al premier presso la Corte penale internazionale solleva interrogativi sulla coerenza nell’applicazione del diritto internazionale. L’impressione di una giustizia “a geometria variabile” – ci sia concessa la licenza – rischia di erodere la legittimità delle istituzioni globali.
In questo contesto, la crisi delle Nazioni Unite – aggravata dall’assenza delle riforme attese da anni dalla società civile globale – appare evidente. L’Onu, in quanto massima istituzione nel rappresentare il consesso delle Nazioni, fatica a diventare più rappresentativa ed efficace, e la fiducia nel multilateralismo ne esce compromessa, con una governance globale che arranca di fronte ai problemi più urgenti.
Il ruolo degli Stati Uniti rimane imprevedibile. Attualmente Washington sembra essere aperta al negoziato ma non è mai detta l’ultima parola. Sta di fatto che il sostegno a Israele, elemento strutturale della politica estera americana, si inscrive in una logica di alleanze difficilmente scindibile da considerazioni strategiche di lungo periodo. Alcune posizioni espresse in passato da Donald Trump – come l’ipotesi di un rapido rovesciamento del regime iraniano – hanno mostrato la sottovalutazione della complessità degli equilibri regionali. Eventuali decisioni, come la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran, evidenziano le conseguenze sistemiche di scelte non pienamente ponderate. Non è un caso se proprio lo Stretto di Hormuz rappresenta uno snodo cruciale per il commercio energetico globale: la sua destabilizzazione spinge al rialzo i prezzi dell’energia e aggrava tensioni economiche già diffuse. Se a questo si aggiunge la pretesa di coinvolgere partner occidentali nella difesa dello Stretto senza un’adeguata informazione, il quadro diventa a dir poco surreale.
Nel complesso, i grandi player internazionali, pur richiamandosi formalmente ai principi di pace e stabilità, finiscono talvolta per muoversi in direzione opposta. Le incongruenze tra dichiarazioni e comportamenti, unite a un’applicazione selettiva delle norme internazionali, logorano la credibilità dell’ordine multilaterale. La crisi mediorientale non è soltanto una questione regionale, ma un indicatore delle difficoltà strutturali della governance globale contemporanea.
Come osservava il sociologo tedesco Ulrich Beck, la globalizzazione «non è un sistema con un centro di comando, ma un insieme di interdipendenze che richiede cooperazione e responsabilità condivise». Se questo principio non viene tradotto in pratica, non ci troviamo solo di fronte all’implosione di un sistema regionale ma all’erosione delle fondamenta stesse di un ordine internazionale basato sulla cooperazione e sul diritto. Questo processo è già in atto ma le conseguenze della crisi, che di fatto sono già sotto gli occhi di tutti, potrebbero finalmente spingere l’Europa a una più decisa assunzione di responsabilità.
25 marzo 2026
L'articolo
Medio Oriente, lo specchio delle contraddizioni globali
proviene da RomaSette
.