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Mercoledì 25 Marzo 2026 17:03

La prosa ritmica di Mario Tobino

Mario Tobino (1910-1991) scrittore, poeta e psichiatra italiano
Mario Tobino (1910-1991) scrittore, poeta e psichiatra italiano
Riedito negli Oscar Mondadori, con un'introduzione di Pietrantonio, "La ladra", a metà strada fra suggestione lirica e adesione cronachistica, ritrova la qualità dei suoi capolavori

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Mario Tobino (1910-1991) scrittore, poeta e psichiatra italiano
Mario Tobino (1910-1991) scrittore, poeta e psichiatra italiano
Nella folta narrativa italiana di secondo Novecento La ladra (1984), una delle ultime opere di Mario Tobino (19101991), riedita negli Oscar Mondadori con una densa introduzione di Vanessa Pietrantonio, occupa un posto di prim’ordine. In questo racconto lungo, o romanzo breve, che potrebbe anche assomigliare a una recrudescenza del “cuore semplice” di marca flaubertiana, il grande scrittore viareggino, evocando la storia di Assunta – una povera contadina madre di due figlie, sposa di Giobetto, sempliciotto più di lei, chiamata a servizio presso la casa di una signora aristocratica mossa da istinto filantropico di matrice socialista che vorrebbe redimerla – parve ritrovare la qualità letteraria dei suoi indiscussi capolavori, dalle Libere donne di Magliano alla Brace dei Biassoli.

La prosa ritmica e incantata, dal fascino leggermente antiquariale, con frequenti inversioni del soggetto, a metà strada fra la suggestione lirica e l’adesione cronachistica, che scandisce l’avventura della protagonista, prima irretita dalla padrona, poi da questa involontariamente sconvolta, ci fa tornare alla mente, come improvvise folgorazioni, le indimenticabili ossesse dei testi manicomiali più celebri. Quando Assunta scopre di essere citata nel testamento della signora, richiamata col suo nome, qualcosa in lei al tempo stesso s’illumina e incrina: temendo che tale comparsa, unica legittimazione esistenziale della sua miserabile vita, possa essere stata cancellata, non esita a contattare un mago di provincia, segnalato dalla sorella, il quale invece di aiutarla la spinge a rubare tre anelli della proprietaria, innestando così una fatale discesa verso la rovina interiore.

Tobino non è interessato all’evento tematico in se stesso, visto come lo lascia sostanzialmente sospeso, quanto alle profonde ripercussioni che provoca nella mente dei personaggi principali: oltre alla servitrice, a restare segnata è la sua guida. Durante alcune riflessioni, la donna sembra parlare con la voce dell’autore: «Pareva in certi momenti alla signora di aver raggiunto, di toccare la verità, l’Assunta non era ladra di anelli né compare di un ladro o complice di un istigatore, aveva solo rubato sentimenti, da lei stessa se li era creati senza avvedersene, aveva messo su un piccolo tesoro e poi lo aveva disperso, buttato via, perché era troppo gravoso conservarlo, non adatto a lei, aveva constatato che costava dolore, turbamenti, un peso nella testa».

A restare negli occhi del lettore, insieme alle scabre descrizioni degli ambienti angusti di una Toscana chiusa e scontrosa, è tuttavia «la regressione selvatica» della protagonista, per usare l’espressione della Pietrantonio, che nel momento in cui viene congedata dallo scrittore sembra come rinsavita, quasi avesse attraversato durante la sua violenta crisi psichica una zona d’ombra ancestrale che non appartiene soltanto a lei ma a tutti noi.

25 marzo 2026

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