Mercoledì 25 Marzo 2026 18:03
Roma, nel sangue la molecola “spia” per una rara malattia reumatologica dei bambini
Una proteina del sistema immunitario indica i pazienti a rischio di forme gravi e persistenti della malattia di Still. I […]
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Una proteina del sistema immunitario indica i pazienti a rischio di forme gravi e persistenti della malattia di Still. I risultati dello studio dell’Ospedale Pediatrico romano pubblicati su Arthritis & Rheumatology.
Un semplice esame del sangue potrebbe aiutare i medici a capire, fin dall’inizio, come evolverà la malattia di Still, rara patologia reumatologica dei bambini. È quanto emerge da uno studio che ha individuato in una molecola del sistema immunitario, chiamata interleuchina-18 (IL-18), un importante indicatore dell’andamento futuro della malattia. L’indagine è stata condotta dai ricercatori dell’Area di Immunologia, Reumatologia e Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, guidata dal dott. Fabrizio De Benedetti. I risultati, ottenuti su una coorte di 66 piccoli pazienti dell’Ospedale, sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Arthritis & Rheumatology.
La malattia di Still è una patologia rara che colpisce soprattutto l’età pediatrica e si manifesta con febbre molto alta, eruzioni cutanee, dolori articolari e infiammazione sistemica. In circa il 10-20% dei casi può andare incontro a una complicanza grave, la sindrome da attivazione macrofagica (MAS), una reazione infiammatoria eccessiva che può mettere in pericolo la vita del paziente. Inoltre, l’evoluzione della malattia non è uguale per tutti: alcuni bambini guariscono dopo un singolo episodio, altri sviluppano una forma cronica che richiede cure prolungate nel tempo.
Lo studio ha coinvolto 66 bambini (età media 5,5 anni) con diagnosi di malattia di Still all’esordio, trattati fin dalle prime fasi con farmaci biologici che bloccano l’interleuchina 1, oggi considerati terapia di prima linea. I ricercatori hanno misurato i livelli dell’IL-18 nel sangue al momento della diagnosi e nei mesi successivi all’inizio del trattamento, osservando che valori molto elevati fin dall’esordio sono associati a un maggior rischio di andamento persistente della malattia e allo sviluppo di complicanze più severe.
Un risultato particolarmente importante riguarda la misurazione dell’IL-18 tre mesi dopo l’inizio della terapia. In questa fase, livelli ancora elevati della molecola si sono dimostrati un segnale molto affidabile di una futura evoluzione cronica anche nei bambini che – dal punto di vista clinico – sembravano stare meglio. Questo significa che l’infiammazione può continuare in modo “silenzioso”, senza dare sintomi evidenti.
«Questo studio dimostra che una semplice analisi del sangue all’esordio di malattia può fornire informazioni preziose sulla sua evoluzione» spiega il dott. Matteo Trevisan, pediatra e primo autore del lavoro. «Misurare l’IL-18 ci permette di riconoscere precocemente i bambini che rischiano un decorso più complesso e che potrebbero beneficiare di un trattamento più mirato e di controlli più ravvicinati».
I risultati confermano, dunque, l’importanza di intervenire tempestivamente nella cosiddetta “finestra di opportunità” della malattia, ovvero nella sua fase iniziale quando le terapie possono davvero cambiarne il decorso e prevenire danni a lungo termine.
«L’aspetto più rilevante è che l’IL-18 mantiene un valore predittivo anche quando i sintomi sembrano sotto controllo» sottolinea la dottoressa Giusi Prencipe, ricercatrice dell’Unità di Ricerca di Immunoreumatologia e ultima firma dello studio. «Integrare questo biomarcatore nella pratica clinica può aiutare a stratificare i pazienti nel tempo e a costruire percorsi di cura sempre più personalizzati».
Nel complesso, lo studio indica che la misurazione della proteina infiammatoria IL-18 potrebbe diventare un valido supporto nella pratica clinica, aiutando i medici a personalizzare le terapie, intensificare il monitoraggio quando necessario e migliorare la gestione a lungo termine dei bambini affetti da malattia di Still. La rilevanza clinico-scientifica della ricerca è stata sottolineata nell’editoriale della rivista Arthritis & Rheumatology a firma di uno dei massimi esperti internazionali della materia: il dott. Scott Canna del Dipartimento di Reumatologia dell’Ospedale Pediatrico di Philadelphia, USA.
