Giovedì 26 Marzo 2026 12:03
Corteo a Roma contro la guerra, il riarmo e la deriva autoritaria: l’appello
Riceviamo e pubblichiamo l’appello lanciato dalla Rete delle Mamme da Nord a Sud sul corteo previsto per il prossimo 28 […]
#attualità #appello #corteo #la rete delle mamme da nord a sud #roma
leggi la notizia su Casilina News
Riceviamo e pubblichiamo l’appello lanciato dalla Rete delle Mamme da Nord a Sud sul corteo previsto per il prossimo 28 marzo a
Roma.
La Rete delle Mamme da Nord a Sud lancia un appello urgente: il 28 marzo 2026 scendiamo in piazza a Roma contro la guerra, il riarmo e la deriva autoritaria, nel corteo organizzato dalla convergenza No Kings Italia – Contro i Re e le loro guerre. O re o libertà. Non si tratta di un appello astratto: ha un nome, un luogo e una storia concreta che lo rendono necessario.
Il riarmo europeo entra nei territori
Mentre la società civile in Medio Oriente, in Iran, nei Paesi del Golfo, in Ucraina e in molti altri Paesi colpiti da guerre ignorate continua a pagare il prezzo di conflitti dalle conseguenze imprevedibili anche per l’Europa, la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato il 4 marzo 2025 il ReArm Europe, ribattezzato in chiave pacifista “Preserving Peace – Defence Readiness Roadmap 2030”.
Un piano per mobilitare 800 miliardi di euro per la difesa europea entro il 2030, che entro il 2035 arriveranno alla cifra record di circa 6.800 miliardi, un indebitamento che grava sui bilanci nazionali a scapito della spesa sociale. Invece di promuovere il dialogo e affrontare le drammatiche sfide umanitarie e climatiche del nostro tempo, i soldi pubblici europei vengono utilizzati per costruire fabbriche di esplosivi, mentre ospedali, scuole e bonifiche ambientali vengono definanziate.
Il caso della Valle del Sacco è emblematico: ciò che si presenta come una decisione geopolitica europea ricade, nei fatti, su un territorio già Sito di Interesse Nazionale (SIN), un’area di sacrificio, storicamente inquinata e mai bonificata, che diventerà un polo industriale militare di scala europea, senza che la comunità che ci vive sia stata né informata, né consultata.
La corresponsabilità delle Istituzioni
La comunità della Valle del Sacco ha scoperto, quasi per caso, che lo stabilimento di Anagni — dove finora si provvedeva al disinnesco di esplosivi militari scaduti — sarà convertito nel suo esatto contrario: una fabbrica di esplosivi militari. Nessuna informazione pubblica, nessun confronto con il territorio. La Regione Lazio ha recentemente avviato l’iter per il rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR) e ha convocato la Conferenza di servizi, alla quale il Comune di Anagni non si è nemmeno presentato, rivelando così la propria scelta politica e abbandonando la comunità nelle mani del proponente e degli enti autorizzatori. Il progetto è risultato carente e lacunoso e la Conferenza si è conclusa con la richiesta di integrare la documentazione sulla qualità dell’aria, del suolo e delle falde acquifere, nonché sugli usi civici e sulle zone boscate. I decisori locali sembrano voler deliberatamente confinare la questione in un ambito strettamente locale, impedendo che il tema del riarmo assuma la dimensione nazionale che merita.
La filiera: da Anagni a Colleferro, Artena e Ferentino
KNDS Ammo Italy S.p.A. — già Simmel Difesa di Colleferro, oggi leader europeo nella produzione di munizioni di medio e grosso calibro con vendite in più di 50 Paesi — ha acquisito il complesso industriale dell’ex Winchester di Anagni per costruirvi 11 nuovi capannoni su 35 ettari. Qui verrebbe prodotta la nitro gelatina per polveri di lancio ad uso militare, circa 40 tonnellate al mese, da trasportare su gomma allo stabilimento di Colleferro, dove si producono polveri per artiglieria e componenti strategici per la filiera europea, tra cui proiettili di grosso calibro e munizionamento missilistico. Il materiale finirebbe poi stoccato nei quattro nuovi capannoni di prossimo ampliamento ad Artena. L’ingresso di Klopman International di Ferentino — specializzata in tessuti tecnici ora coinvolta nella produzione di divise militari — completa il quadro: produzione di esplosivi ad Anagni, munizionamento a Colleferro, stoccaggio ad Artena, equipaggiamento tessile a Ferentino. Un distretto bellico integrato, asservito a decisioni geopolitiche e con un impatto ambientale inaccettabile.
Il progetto di Anagni è sostenuto da circa 41 milioni di euro di finanziamento comunitario nell’ambito del programma ASAP, che a livello europeo ha stanziato 500 milioni di euro complessivi e di cui KNDS è tra i principali destinatari, oltre a potenziali prestiti agevolati. I dettagli precisi sono spesso coperti da riservatezza industriale o militare, ma la direzione è inequivocabile.
Le ambizioni di Bruxelles mettono a rischio il territorio
Le prime abitazioni civili di Anagni distano meno di un chilometro dallo stabilimento. Nelle immediate vicinanze corrono l’Autostrada del Sole Milano-Napoli, la linea ferroviaria Roma-Napoli ad alta velocità e la linea tradizionale. A poche centinaia di metri sorge l’area di servizio e autogrill La Macchia, con distributori di benzina, gasolio e GPL. L’impianto è già classificato come sito a Rischio di Incidente Rilevante (RIR), ai sensi della normativa Seveso III (D.Lgs. 105/2015). In una fitta rete di strade locali di collegamento interpoderale, l’ampliamento dell’attività esplosivistica desta una preoccupazione più che fondata tra gli abitanti.
Appello
Non vogliamo fortezze militari e fabbriche di morte né ad Anagni e Colleferro, né altrove.
Chiediamo al Parlamento, alla Regione Lazio, alla Provincia di Frosinone, alla Città metropolitana di Roma e ai Comuni di Ferentino, Anagni, Colleferro, Artena di fermare questo progetto. E lanciamo un appello a tutta la società civile e alle organizzazioni pacifiste che, in questa drammatica fase di escalation militare, continuano a opporsi ai venti di guerra e a invocare la pace in tutte le sedi civili e politiche, nazionali e internazionali.

La sicurezza non si costruisce con le armi, ma con il rispetto del diritto internazionale, il disarmo, la giustizia ambientale e sociale, la riduzione delle disuguaglianze, il diritto a un lavoro sicuro, etico ed equamente retribuito, all’abitare, alla sanità pubblica e all’istruzione, insieme alla solidarietà e al contrasto alle mafie.
Il 28 marzo, a Roma, da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni. No alla guerra. No al riarmo. No al genocidio.
La Rete delle Mamme da Nord a Sud
