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Giovedì 26 Marzo 2026 13:03

I vescovi: «Il lavoro non può perdere la sua vocazione alla pace»

norme di sicurezza, morti sul lavoro, morti bianche
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Nel messaggio per la Festa dei lavoratori i presuli denunciano la logica del riarmo e chiedono «una coraggiosa riconversione dal militare al civile». Timore per l'aumento dei prezzi dell'energia

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Il lavoro e l’edificazione
della pace”. Questo il tema scelto dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei per il messaggio per la Festa dei lavoratori, il 1° maggio. «Il lavoro non può perdere la sua più vera e forte vocazione alla pace, la sua natura profonda di relazione buona tra gli uomini e con la natura – scrivono i vescovi -. A volte la neghiamo, non la riconosciamo, e trasformiamo gli aratri in lance. Ma il lavoro continua a chiamarci alla pace: ci ricorda che la guerra è il grande inganno».

Il testo richiama le parole di Leone XIV ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede: «La guerra si accontenta di distruggere, la pace, invece, richiede uno sforzo continuo e paziente di costruzione e una continua vigilanza. Il pericolo è che ci si sogni, invece, nella corsa a produrre nuove armi sempre più sofisticate, anche mediante il ricorso all’intelligenza artificiale». I vescovi denunciano la logica del riarmo e chiedono «una coraggiosa riconversione dal militare al civile», citando le parole del vescovo Tonino Bello: «Siano disertati i laboratori e le officine della morte per i laboratori della vita». Il messaggio sottolinea anche la preoccupazione per l’aumento dei prezzi dell’energia, «che ha una ricaduta sul bilancio delle famiglie, soprattutto di quelle che vivono nella precarietà economica».

Per i presuli, «è necessario rafforzare la normativa in materia di produzione delle armi, irrobustendo i vincoli al loro possesso personale e il contrasto all’esportazione di manufatti bellici – anche indirettamente, tramite triangolazioni – verso Paesi impegnati in azioni offensive o a rischio di usi in violazione dei diritti umani». Il testo, richiamando la Nota pastorale Educare ad una pace disarmata e disarmante, invita anche a vigilare affinché «la speculazione da parte di investitori che, sostenendo gli acquisti di titoli azionari dell’industria militare, contribuiscono all’economia di guerra».

Citando il messaggio di Leone per la Giornata mondiale della pace 2026, i vescovi ricordano che le spese militari hanno raggiunto il 2,5% del Pil mondiale e sottolineano «una grande responsabilità educativa verso le nuove generazioni, per eliminare ogni pretesto che possa spingere i giovani a immaginare il futuro come attesa per vendicare il sangue dei propri cari».

26 marzo 2026

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