Giovedì 26 Marzo 2026 12:03
Gli ulivi del Colosseo potati per le parrocchie romane


I rami tagliati donati a 11 comunità in vista della celebrazione della Domenica delle Palme, Fasciani (Santi Fabiano e Venanzio): «Gesto di comunione tra la città e i fedeli. E neanche scontato»
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Una tradizione recente che si rinnova, e che allo stesso tempo guarda indietro nei secoli. Stamattina, 26 marzo, alle pendici del Palatino, sotto alla chiesa di San Bonaventura, si è proceduto alla potatura degli ulivi del Parco archeologico del Colosseo, i cui rami sono stati donati a 11 parrocchie romane per la prossima Domenica delle Palme. Sul colle dove il mito pone la fondazione di Roma sorgono infatti numerosi esemplari sia centenari sia risalenti agli anni ’70; di questi, 189 sono stati interessati dall’iniziativa organizzata da Coldiretti, PArCo, OP Latium e dal consorzio olivicolo Unaprol.
A ricevere i ramoscelli, le parrocchie dei Santi Cosma e Damiano, Santa Maria in Via, Santa Maria in Trivio, Sant’Anastasia, San Marco Evangelista, Santi XII Apostoli, Sant’Agata in Trastevere, San Giuseppe dei Falegnami, Santa Rita alle Vergini, Santi Fabiano e Venanzio e la basilica di Santa Francesca Romana. Per la maggior parte di queste, al trasporto penserà l’Ama, durante la giornata, portando i ramoscelli direttamente in parrocchia, mentre stamattina sono arrivati direttamente sul posto don Fabio Fasciani, parroco di Santi Fabiano e Venanzio, e don Benedetto Toglia, rettore di Santa Francesco Romana, «con cui giochiamo in casa, perché lui ha gli ulivi centenari proprio davanti alla basilica» scherza l’architetto Gabriella Strano, responsabile dell’Ufficio giardini del Parco archeologico del Colosseo.
«Un gesto di comunione tra la città e i fedeli», commenta Fasciani a proposito della potatura, «e neanche scontato – aggiunge -, se pensiamo che spesso le chiese di città devono ingegnarsi per andare in campagna, mentre questa potatura fatta appositamente per noi è segnale di una grande prossimità delle istituzioni». A fargli eco l’architetto Strano, che ha parlato dell’«onore e privilegio di poter rendere concreto lo stretto legame tra il Parco, la città e i romani, che sappiamo essere molto legati ai riti della Pasqua». È una prassi, spiega, che come Parco «facciamo ormai da tanti anni, prima però solo in modo informale, con alcuni parroci che venivano a prendere i rami con i loro furgoni o auto, alla bell’e meglio, mentre da tre anni abbiamo istituzionalizzato questa donazione, anche con l’aiuto del Comune».
Durante la potatura, spazio anche per la formazione con il professor Riccardo Gucci, ordinario di Coltivazioni arboree all’Università di Pisa e presidente dell’Accademia nazionale dell’olivo e dell’olio, che ha illustrato le tecniche di sfoltimento a un gruppo di circa 20 ragazzi, corsisti della Evoo School di Coldiretti, dunque aspiranti assaggiatori professionisti di olio e di olive da tavola. Le piante sono state potate «non per scopi produttivi, ma per finalità paesaggistiche e artistiche, in modo da integrare e far dialogare il paesaggio con il contesto archeologico», ha spiegato Gucci.
26 marzo 2026
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