Giovedì 26 Marzo 2026 11:03
Insegnante accoltellata a Bergamo, Baturi: «Dove per nulla si vive, c’è violenza per nulla»


All'Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, un ragazzo di 13 anni ha ferito gravemente una delle docenti. Il segretario generale Cei: «Ridare ragioni di vita ai giovani». Kaladich (Fidae): «Sicurezza e prevenzione, priorità per la scuola»
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Mancava un quarto alle 8. Insegnanti e studenti stavano entrando nelle loro classi, all’Istituto comprensivo Leonardo Da Vinci di Trescore Balneario, in provincia di Bergamo. Una mattina come tante, quella di ieri, 25 marzo. Una mattina nella quale in un corridoio del primo piano uno studente della III, 13 anni, un paio di pantaloni mimetici e una maglietta con la scritta “vendetta”, ha accoltellato la sua professoressa di francesca Chiara Mocchi, mentre riprendeva tutto in diretta su Telegram con il cellulare sistemato al collo. Nello zaino, si è scoperto dopo, aveva anche una pistola scacciacani e nella sua abitazione, dove vive con la madre, i carabinieri hanno trovato del materiale ritenuto potenzialmente pericoloso ed esplosivo. La donna, 57 anni, sottoposta a un intervento chirurgico, dopo aver trascorso la notte in terapia intensiva all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo senza complicazioni é in miglioramento e questa mattina è stata trasferita in reparto.
«C’è violenza per nulla, dove per nulla si vive». Il segretario generale della Cei Giuseppe Baturi ha commentato con queste parole l’episodio, rispondendo alle domande dei giornalisti nella conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente che si è chiuso proprio ieri, 25 marzo. «Bisogna dare ai giovani un motivo di impegno e la capacità di accettare le sconfitte e i fallimenti – ha affermato -. Dietro a tante storie di violenza c’è spesso il rancore, la sofferenza, la disperazione verso la vita». Centrale quindi il ruolo dell’educazione, che «richiede la sinergia tra diversi soggetti: la Chiesa, la scuola, il terzo settore, gli istituti di pena minorili, che devono diventare sempre di più luoghi di rieducazione. È illusorio che lo Stato possa farcela da solo, senza coinvolgere tutte le componenti della società».
Per il presule, «occorre stare negli ambienti dove i giovani vivono. Abbiamo l’esempio delle aree interne – ha aggiunto -, dove la povertà educativa si coniuga con un malessere diffuso. Ridare ragioni di vita ai giovani è una delle vocazioni della Chiesa, come ci ha ricordato anche oggi Papa Leone nella sua lettera ai vescovi francesi: c’è la necessità di incrementare l’impegno educativo della Chiesa, ma dentro l’impegno di tutti».
Vicinanza alla docente, alla comunità scolastica e alle famiglie coinvolte ha espresso a nome della Fidae la presidente Virginia Kaladich commentando il fatto che «colpisce al cuore il mondo della scuola e richiama con forza il tema della sicurezza e della prevenzione». Tema sul quale la Fidae è impegnata concretamente da anni, attraverso lo sviluppo e la diffusione del protocollo di “Scuola Sicura”. Si tratta di uno strumento operativo che accompagna le istituzioni scolastiche nella prevenzione e gestione delle situazioni di rischio, includendo linee guida per la valutazione dei contesti di vulnerabilità, procedure per la gestione delle emergenze, percorsi di formazione del personale e azioni educative mirate alla promozione di una cultura del rispetto e della responsabilità.
«Quanto accaduto ci colpisce profondamente e ci interroga come comunità educativa – sono le parole di Kaladich -. Episodi come questo confermano quanto sia fondamentale non abbassare mai l’attenzione sul tema della sicurezza e della prevenzione. Da anni, come Fidae, lavoriamo sul protocollo di Scuola Sicura, investendo sulla formazione del personale, sulla costruzione di ambienti educativi attenti ai segnali di disagio e su procedure condivise per affrontare le situazioni critiche, la stesura di codici etici da parte degli studenti con la guida di esperti La prevenzione non è un intervento straordinario, ma un percorso quotidiano che coinvolge tutta la comunità scolastica – rimarca -. Per questo riteniamo indispensabile rafforzare sempre di più la collaborazione tra scuola, famiglie e territorio coinvolgendo gli studenti, affinché si possano intercettare per tempo le fragilità e prevenire derive violente. La scuola deve restare un luogo sicuro, capace di educare e proteggere».
Guardando a questo obiettivo, la Federazione porta avanti il confronto tra istituzioni, forze dell’ordine e comunità educante, per rafforzare la capacità delle scuole di intercettare precocemente segnali di disagio e prevenire escalation di violenza. E ribadisce l’urgenza di investire con decisione su questi percorsi, valorizzando le buone pratiche già in atto e rafforzando la collaborazione tra scuola, famiglia e territorio. «La sicurezza non può essere affrontata solo in chiave emergenziale: è un processo educativo e organizzativo che richiede continuità, responsabilità condivisa e strumenti adeguati», dichiarano dalla Fidae, confermando la disponibilità a mettere a disposizione competenze ed esperienze maturate in questi anni, affinché episodi come quello avvenuto nel Bergamasco possano essere prevenuti e non si ripetano.
Parla di «inaudita gravità» Elena Carnevali, delegata nazionale Anci all’Istruzione, esprimendo «la più profonda vicinanza» alla professoressa Chiara Mocchi, alla sua famiglia, alla dirigente, a tutto il personale scolastico e agli studenti e studentesse. Quanto accaduto, riflette, «evidenzia come uno spazio protetto e ritenuto inviolabile come quello della scuola possa essere vittima di ciò che si porta all’interno di essa. La scuola è il presidio formativo ed educativo nel quale, tra l’altro, si costruisce la cultura del rispetto e della convivenza», aggiunge. Occorre quindi «rafforzare le misure che consentono il superamento di disagi sociali e contesti di svantaggio per favorire progetti educativi, di prevenzione ed inclusione. Ma la funzione educativa non può essere lasciata solo alla scuola». Per Carnevali, «siamo tutti interpellati, dalle famiglie alle Istituzioni, a promuovere modelli e politiche educative che possano intercettare disagi e arginare la violenza».
26 marzo 2026
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