Sabato 28 Marzo 2026 09:03
Di Tolve: «Nessuno è invisibile agli occhi di Dio»


La Via Crucis dei senza dimora presieduta dal vescovo e promossa a Termini con ospiti dell’ostello e della mensa Caritas. «Tendere la mano verso chi si sente scartato»
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«Nessuno è invisibile agli occhi di Dio, neanche quando lui stesso è rifiutato, quando l’umanità lo mette da parte scartando i poveri, gli emarginati, chi vive in situazioni di disagio». Con queste parole il vescovo Michele Di Tolve, ausiliare della diocesi di Roma, ha aperto la Via Crucis degli “invisibili”, l’ormai tradizionale appuntamento organizzato durante la Quaresima dalla Caritas diocesana nei pressi della Stazione Termini, che si è svolto venerdì 27 marzo.
«La parola “invisibili” ci colpisce perché indica persone che passano accanto a noi, che incrociamo, ma che ignoriamo. Camminare per le vie di Termini, spesso teatro di povertà, disagio e scarto, ci deve far aprire gli occhi, farci avere la volontà di tendere la mano verso chi si sente scartato, ferito, dimenticato», ha spiegato Di Tolve. «Come fece Gesù, che venne rifiutato nonostante stesse accanto ai sofferenti – ha aggiunto – oggi noi abbiamo il dovere di aiutare il prossimo, di farlo sentire accolto, nonostante i muri e le pietre lanciate da chi si gira dall’altra parte».
Il tema di questo terzo anno, “Il cammino della croce, via della pace”, ha accompagnato l’intero percorso che, iniziato con la Messa nella basilica del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio, in via Marsala, si è concluso all’Ostello Caritas Don Luigi Di Liegro. Non un luogo qualsiasi, ma il centro della solidarietà della Caritas di Roma, che offre ogni giorno riparo, ascolto e opportunità a centinaia di senzatetto, insieme all’adiacente mensa serale “Giovanni Paolo II”, che garantisce altrettanti pasti caldi.
Ad animare la liturgia della Via crucis, o anche semplicemente a seguirla, almeno duecento persone, tra cui tanti volontari e ospiti dell’ostello e della mensa. Dunque «non è stato un caso se abbiamo percorso via Marsala, così significativa per la città e ricca di contraddizioni – ha detto Luana Melia, coordinatrice dell’Ostello -, perché abbiamo voluto lanciare un messaggio di speranza e di rinascita, possibile grazie alla presenza sul territorio di realtà, come Caritas, che ogni giorno si occupano di persone in condizioni di gravissima marginalità».
Tante, infatti, le storie che si intrecciano proprio nelle strade vicino a Termini. Le stesse storie di chi ieri ha partecipato alla Via crucis: come Vincent B., giovane nigeriana senza lavoro, o la sua connazionale Edomwonyi H. e Paulo, sudamericano, entrambi senzatetto. Tutti trovano «rifugio e una luce» nella solidarietà della Caritas «e abbiamo sentito la vicinanza della città con questa celebrazione», hanno spiegato. Oppure la storia di un anziano ospite dell’ostello che, ha raccontato sempre Luana Melia, «nonostante la malattia, alla fine ha partecipato, era sicuro che il Signore gli avrebbe dato la forza di sostenere la croce anche solo per pochi minuti».
Una Via crucis, quella della stazione Termini, che ha «voluto far vedere il volto della misericordia di Dio verso i più svantaggiati, verso quelle pecorelle ferite e smarrite che Lui viene a cercare e mette al primo posto», ha chiosato, rendendo bene l’idea della celebrazione, don Javier Ortiz Rodriguez, parroco del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio.
28 marzo 2026
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