Sabato 28 Marzo 2026 18:03
Olimpiadi – Solo le donne ammesse nelle gare femminili
La verifica avverrà tramite test genetico sul gene SRY, un test semplice, non invasivo, da effettuare una sola volta nella carriera -
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Con una lettera ai suoi sostenitori, Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia, annuncia la vittoria nella battaglia intrapresa perché nelle gare femminili delle Olimpiadi siano ammesse soltanto le donne biologicamente donne. Questa la lettera di Brandi:
“Ricordi Angela Carini? Era agosto 2024. Parigi. Olimpiadi. La nostra pugile salì sul ring per affrontare Imane Khelif, un atleta con cromosomi XY, già escluso dai Mondiali di boxe femminili del 2023. Dopo pochi secondi, Angela abbassò i guantoni. “Fa male… fa malissimo”. Lo disse al suo allenatore. Lo disse al mondo.
“Quel giorno scrivemmo a te e a migliaia di altri sostenitori. Ti chiedemmo di firmare una petizione alla presidente del CIO, Kirsty Coventry, per chiedere una cosa sola, che nelle gare femminili gareggiassero solo le donne. Oggi posso dirti che quella battaglia l’abbiamo vinta.
“Il 26 marzo 2026, il Comitato Olimpico Internazionale ha annunciato ufficialmente la nuova politica di ammissibilità alle competizioni femminili. Solo atlete biologicamente femmine potranno gareggiare nella categoria femminile alle Olimpiadi, a partire dai Giochi di Los Angeles 2028. La verifica avverrà tramite test genetico sul gene SRY, un test semplice, non invasivo, da effettuare una sola volta nella carriera. Se il gene è assente, l’atleta sarà idonea in modo permanente. Se è presente, non potrà competere nella categoria femminile.
“La stessa Coventry, cioè la persona a cui era indirizzata la nostra petizione, ha riconosciuto che non sarebbe corretto permettere agli uomini biologici di competere nella categoria femminile e che, in alcuni sport, questo sarebbe persino pericoloso.
“Solo una settimana fa, il 19 marzo, alla sede ONU di New York si chiudeva la CSW70, la Commissione sullo Status delle Donne, il principale tavolo internazionale sui diritti femminili. In quella sede era stata avanzata una proposta per ancorare ufficialmente il termine “genere” alla biologia, cioè alla realtà del sesso alla nascita: uomo e donna. Quella proposta è stata respinta a larga maggioranza. Nel documento finale adottato dalla CSW, la parola “genere” compare decine di volte senza mai essere definita in senso biologico.
“Questo è il cuore dell’ideologia Gender, sostituire il sesso biologico con l’identità soggettiva, negli sport, nelle scuole, nei tribunali, negli ospedali, nella cultura e perfino nel linguaggio del diritto internazionale. Sette giorni dopo, il massimo organismo olimpico internazionale ha scelto la direzione opposta. Ha detto, nei fatti, che la biologia esiste, che conta, e che nelle gare femminili si gareggia in base alla realtà biologica, non all’autodichiarazione. È un colpo diretto all’ideologia Gender e all’Agenda LGBT che da anni cercano di cancellare la donna biologica dalla realtà, dal diritto e perfino dal linguaggio.
“E questa vittoria ha un peso specifico, esattamente più di 33.000 firme! Durante le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 abbiamo portato questa battaglia nelle strade, con oltre 500 affissioni nelle città olimpiche. Lo abbiamo fatto nonostante i tentativi di censura delle amministrazioni locali, che ci hanno imposto di rimuovere ogni riferimento al CIO dai manifesti. Nonostante i vandali che hanno strappato i nostri manifesti dai muri di Milano. Li hanno strappati. Ma non hanno vinto, noi sì! (…).
“La decisione del CIO vale per i Giochi del 2028 e dovrà essere recepita dalle singole federazioni sportive. Sul fronte dell’ONU e delle istituzioni internazionali, il lavoro da fare resta molto. Le forze che vogliono cancellare la donna biologica dal diritto, dalla cultura e dalla società non si fermeranno qui”.
