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Lunedì 30 Marzo 2026 09:03

Il Papa: «Nessuno può usare Dio per giustificare la guerra»



Nella Domenica delle Palme, Leone ha incentrato la sua omelia sulla figura di Gesù «Re della pace», che «grida ancora dalla croce: "Deponete le armi"!». Quindi, all'Angelus, la vicinanza con i cristiani del Medio Oriente, «che non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi»

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Il rosso dei paramenti liturgici, il giallo dei “palmurelli”, il verde delle palme e dei ramoscelli d’ulivo hanno colorato piazza San Pietro per la prima celebrazione della Domenica delle Palme presieduta da Leone XIV. La Messa che ha aperto i riti della Settimana Santa è stata concelebrata da decine di cardinali e vescovi, che hanno raggiunto il sagrato della basilica, decorato con due enormi rami d’ulivo stilizzati, in processione, dopo la rievocazione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme presso l’obelisco al centro della piazza.

Il Papa ha centrato la sua breve omelia sulla figura di Gesù «Re della pace», invitando a seguire i suoi passi sulla via della Croce, contemplando «la sua passione per l’umanità, il suo cuore che si spezza, la sua vita che si fa dono d’amore. Guardiamo a Gesù, che si presenta come Re della pace, mentre attorno a Lui si sta preparando la guerra», ha detto, con un chiaro parallelismo con le situazioni di conflitto che affliggono il mondo. «Come Re della pace, Gesù vuole riconciliare il mondo nell’abbraccio del Padre e abbattere ogni muro che ci separa da Dio e dal prossimo, perché “Egli è la nostra pace”. Come Re della pace, entra in Gerusalemme in groppa a un asino, non a un cavallo, realizzando l’antica profezia».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
E ha proseguito: «Non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare sé stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità. Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta».

Poi il pontefice ha rinnovato il suo accorato appello: «Guardando a Lui, che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi. Nel suo ultimo grido rivolto al Padre sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra. Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli!». Leone ha concluso la sua omelia affidando questo grido con le parole di don Tonino Bello a «Maria Santissima, che sta sotto la croce del Figlio, e piange anche ai piedi dei crocifissi di oggi».


(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Al termine della Messa, introducendo la preghiera dell’Angelus, Leone ha ribadito che «siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi». E il pensiero è andato al patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pizzaballa, a cui è stato impedito di celebrare la Domenica delle Palme al Santo Sepolcro, una circostanza senza precedenti. «Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza. La loro prova interpella la coscienza di tutti. Eleviamo la nostra supplica al Principe della pace, affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace», ha concluso.

In piazza, dove il Papa ha fatto un giro al termine della Messa per salutare i fedeli, sono stati distribuite 120 palme e 120mila ramoscelli di ulivo, forniti dall’Associazione nazionale Città dell’Olio, Regione Umbria. Una delegazione delle Città dell’Olio guidata dal presidente Michele Sonnessa e dal direttore Antonio Balenzano, e composta da rappresentanti dell’Associazione e delle Città dell’Olio dell’Umbria ha partecipato alla celebrazione. Numerose “palme fenix” donate dal Cammino Neocatecumenale sono state distribuite a cura dell’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. Infine, “palmurelli” acquistati dal Governatorato, provenienti da Sanremo, sono stati intrecciati dall’impresa Grazia Errico, dopo essere stati benedetti nella cattedrale di San Siro martedì 24 marzo dal vicario generale della diocesi di Ventimiglia-Sanremo Antonio Arnaldi.

30 marzo 2026

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